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In ginocchio il settore della ristorazione, i locali dicono “basta” contro le chiusure

© Sputnik . Evgeny UtkinUn cameriere in mascherina vicino a un ristorante
Un cameriere in mascherina vicino a un ristorante  - Sputnik Italia
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La stretta di Natale ha colpito in primis bar e ristoranti, costretti a chiudere i battenti per tutte le festività. Dicembre, il mese che una volta registrava il massimo dei guadagni, si è rivelato un incubo. Il settore della ristorazione, quello maggiormente penalizzato dai provvedimenti governativi, dice “basta” alle restrizioni.

Non è del tutto chiaro quale sia la differenza fra i centri commerciali pieni di persone e i bar, assieme ai ristoranti, dove venivano rispettate le norme del distanziamento sociale. Di fatto però i grandi centri commerciali e i negozi possono rimanere aperti in questi giorni festivi, mentre le attività di ristorazione sono costrette a chiudere, salvo il servizio ad asporto.

Sui locali della capitale in segno di protesta sono stati affissi dei cartelli con la scritta “basta” contro le misure restrittive del governo che penalizzano soprattutto bar e ristoranti. Le chiusure estreme e il caos normativo hanno messo in ginocchio l’intero settore della ristorazione. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Claudio Pica, presidente della Fiepet-Confesercenti di Roma e del Lazio.

— Claudio Pica, ci può parlare dell’iniziativa dei cartelli di protesta esposti sui locali di Roma contro l’ennesimo provvedimento del governo?

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— Tutta la categoria della ristorazione si sente penalizzata dai dpcm, compreso l’ultimo. Questi provvedimenti colpiscono il settore della ristorazione a livello di imprese, ma anche a livello dei dipendenti, i quali in cassa integrazione prendono il 52%. Perderemo ulteriori 120 milioni soltanto in questi 15 giorni. Non abbiamo certezza per il nostro futuro in quanto anche il 7 gennaio non ci faranno riaprire del tutto e nella normalità.

Chiediamo innanzitutto di poter lavorare, di calcolare i giusti ristori che vanno a penalizzare le imprese in questo periodo. Il mese di dicembre è il mese degli incassi più elevati normalmente. Chiediamo quindi la possibilità di coprirci le nostre spese, visto che le entrate ce le hanno chiuse al 100%. Serve una soluzione sugli affitti, una riduzione delle tasse locali, alcune delle quali sono rimaste, come ad esempio la tariffa della raccolta dell’immondizia. Il rimborso dei finanziamenti con garanzie dello stato andrebbe portato a 15-20 anni.

— In che stato si trova il tessuto produttivo della capitale dopo questi due lockdown? I ristori quindi non coprono tutte le perdite?

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— Parecchi hanno chiuso le proprie attività. Noi siamo preoccupati per tutta la filiera dell’agroalimentare, perché colpendo la ristorazione tutti i nostri fornitori, anche gli stessi coltivatori, che ci danno materie prime di eccellenza, sono messi a dura prova. Pensiamo a chi in questi giorni ha dovuto ordinare il pesce: tantissimo pesce si è rovinato ed è stato buttato, è stato brutto da parte del governo comunicare di questa chiusura ad un paio di giorni dal Natale.

Ci ricordiamo tutti quando il governo Conte aveva detto di risolvere il problema a fine ottobre con dei mini lockdown per non toccare nessuno a Natale. Il nostro settore è stato penalizzato due volte. Da ottobre fino ad oggi, quindi due mesi, abbiamo gli incassi ridotti. Non è soltanto la chiusura che penalizza, nella gente sono nate delle paure e non si va più a consumare nei locali.

— Anche il caos normativo penalizza le vostre imprese, no?

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— Sì, assolutamente. Siamo arrivati ai ristori quater, a gennaio si parlerà dei ristori quinquies, negli ultimi mesi abbiamo avuto 4 dpcm. Si è creato tanto imbarazzo alle imprese, ma anche fra chi deve esercitare il controllo. Mi sono attivato parlando con la questura di Roma e con la polizia locale per quanto riguarda una giusta interpretazione su che cosa significhi “ad asporto”. C’è chi dice che non si può entrare nel locale, c’è chi dice che l’importante è non consumare, ma soltanto entrare per prendere il proprio prodotto.

Servono norme chiare per salvaguardare le imprese. E infine: che differenza c’è fra l’andare in giro per i grandi centri commerciali e lo stare seduti a distanza al ristorante con la propria famiglia?

— Che cosa chiedete al governo?

— Bisogna trovare il giusto criterio per l’indennizzo in questo periodo. Dal 7 gennaio bisogna far ripartire l’economia di questo settore. Se ci dovessero essere altre valutazioni vanno contattate le associazioni di categoria per trovare prima i criteri al fine di farli conoscere e solo poi arrivare ai provvedimenti finali. Provvedimenti a cascata e contributi a pioggia non soddisfano né noi né le nostre imprese.

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