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Natalità al minimo, la Corea del Sud offre 1500 euro alle neo mamme

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Il dimezzamento della popolazione e il conseguente calo del PIL del Paese fino alla ventesima posizione nella classifica globale entro il 2100: queste le prospettive delineate per la Corea del Sud dai ricercatori dello statunitense Institute for Health Metrics and Evaluation.

Stando ai dati relativi al 2019 la Corea del Sud occupava già l’ultimo posto al mondo per coefficiente complessivo di natalità diventando così l’unico Paese in cui le donne partoriscono in media meno di 1 bambino.

Le autorità già da tempo stanno tentando di stimolare la natalità ma non si riesce in alcun modo a invertire questa tendenza negativa.

Il Paese occupa una delle ultime posizioni al mondo anche per quota della fascia demografica di età inferiore ai 14 anni ed è superato in tal senso solo da Giappone e Singapore.

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L’ennesimo “piano per la risoluzione dei problemi legati al basso tasso di natalità e all’invecchiamento della popolazione, approvato dal governo il 15 dicembre, prevede una sequela di misure per il sostegno del prossimo quinquennio: costruzione su larga scala di alloggi per i giovani e relativi aiuti finanziari per la locazione degli stessi, aiuto per l’accantonamento di fondi per l’acquisto di un appartamento di proprietà, riconoscimento di famiglie numerose ai nuclei con almeno 2 figli e relativa concessione di diritti prioritari nella locazione di alloggi popolari di grandi dimensioni, estensione del grado di accessibilità degli asili pubblici e incremento del numero di posti riservati alla cura del bambino per tutta la giornata lavorativa, incentivi fiscali per le piccole e medie imprese in cui i genitori che tornano a lavoro dopo il congedo parentale rimangono a lavorare per almeno un anno, ulteriori misure volte a garantire la parità dei sessi e un ambiente confortevole per l’educazione e l’apprendimento dei bambini.

Incentivi alle neo mamme

Ma la principale novità che ha fatto molto parlare di sé sono gli incentivi diretti:

  • per la nascita di un nuovo bambino a partire dal 2022 saranno stanziati 2 milioni di won (1500 euro circa) e altri 300.000 won  (220 euro) al mese come sussidi per i neonati (fino a 1 anno) con l’obiettivo di portare questa cifra a 500.000 won (370 euro) entro il 2025.
  • In aggiunta a ciò, rimane intatto l’attuale incentivo riservato ai bambini fino a 7 anni pari a 100.000 won (74 euro). I sussidi per la nascita saranno portati a 1 milione di won e il congedo parentale (pari a un anno in Corea del Sud) sarà portato all’80% dello stipendio (ma ad ogni modo non superiore a 1,5 milioni di won).
  • Se entrambi i genitori esercitano il loro diritto al congedo parentale per almeno 3 mesi a testa, ciascuno di essi ha facoltà di contare su una copertura pari al 100% della somma fino a 3 milioni di won (2200 euro circa)

Si dibatte al momento sull’entità di questi incentivi: il reddito medio mensile delle famiglie di almeno 2 componenti il cui capofamiglia ha meno di 39 anni è pari, secondo gli ultimi dati, a 5,2 milioni di won. Di questi il reddito di lavoro è di 3,8 milioni.

Una parte dei giovani che hanno previsto di diventare genitori l’anno prossimo sta già inviando petizioni al presidente chiedendo di non dimenticare i bambini che nasceranno prima del 2022. Altri invece sostengono che non si tratta tanto di soldi e che non saranno questi “regali” a spingere una coppia a fare un bambino. Tuttavia, è necessario trovare soluzioni il prima possibile.

I soldi fanno la felicità?

“In Corea del Nord il numero dei defunti è già maggiore di quello dei neonati. Per 12 mesi consecutivi non abbiamo registrato un saldo positivo. Per la prima volta il numero di neonati è sceso al di sotto delle 300.000 unità: si tratta del numero più basso da quando vengono redatte le statistiche, ossia dal 1981. Stando ai dati del terzo trimestre dell’anno in corso, il coefficiente di natalità si è attestato a 0,84 nascite per singola donna: è il valore più basso tra i Paesi dell’OCSE. Si confronti: negli USA è 1,77, in Giappone 1,43 (ossia quasi il doppio)”, osserva Jae Joon Chung, docente di diritto pubblico presso la Shandong University.

Le ragioni alla base dell’attuale situazione sono numerose e, in primo luogo, di natura economica.

“Anzitutto, la ragione sono i prezzi vertiginosi degli immobili. Questo rende la nascita e la crescita di un figlio un lusso accessibile a pochi. Inoltre, la politica statale di sostegno alla natalità non copre molte necessità: infatti, i genitori che decidano di dare alla luce un figlio devono considerare le spese non solo della nascita e delle prime cure, ma anche della futura educazione, istruzione e università del figlio. Inoltre, anche se con l’attuale piano sarà possibile prendere per entrambi i genitori il congedo parentale, alla luce delle difficili condizioni in cui versano le società coreane sarà altamente difficile esercitare questo diritto. Le misure ci sono, ma quanto siano applicabili è un’altra questione”, sostiene l’esperto.

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La seconda ragione è il fatto che la continuazione del cognome per linea maschile è un concetto ormai estraneo ai millennial. Pertanto, anche dopo il matrimonio e la formazione della famiglia capita sempre più spesso che il proprio reddito non venga destinato a figli, ma a se stessi.

“È ormai un ricordo del passato l’immaginario tradizionale per cui il bambino rafforza l’amore dei coniugi, rappresenta un loro asset per il futuro partendo dal presupposto che i figli si prenderanno cura dei genitori. I giovani della nuova generazione percepiscono la nascita di un figlio come un fardello che dovranno portare per tutta la vita, come perdite economiche, come restrizioni al proprio tempo. La necessità di considerare tutti questi fattori alla fine riduce il desiderio di dare alla luce un figlio”, sostiene l’esperto.

Dunque, alla luce del contesto il successo di queste nuove iniziative governative è messo in discussione.

“Negli ultimi 15 anni abbiamo già predisposto 3 piani nell’ambito dei quali sono stati stanziati 225.000 miliardi di won. Non abbiamo avuto successo. Nel quarto piano in ottica 2025 hanno stanziato già 196.000 miliardi di won, ossia più che nei 2 precedenti piani messi insieme. Questo è chiaramente un tentativo di risolvere il problema con i soldi sebbene nella realtà vi siano molti studi che dimostrano la bassa efficacia di queste misure. Ma anche la logica ci conferma che la bassa natalità dei Paesi sviluppati rispetto a quelli in via di sviluppo non può essere spiegata dal livello di reddito o di povertà”, osserva l’esperto.

Secondo lui, gli incentivi finanziari del governo porteranno comunque alcuni effetti positivi e non possiamo definirli un mero spreco di denaro. Tuttavia, l’introduzione degli incentivi a partire dal 2022 potrebbe al contrario far ritardare la decisione di chi aveva già pianificato la nascita di un figlio. Quindi l’anno prossimo il tasso di natalità potrebbe scendere ulteriormente. Questo sarebbe poi compensato da un aumento temporaneo, ma sarà comunque difficile modificare la tendenza generale.

Una transizione di qualità 

Ritornare ai livelli di 40 anni fa, quando la natalità in Corea superava il fabbisogno per il ricambio generazionale, appare oggi di fatto un obiettivo irraggiungibile. Uno scenario ideale sarebbe il conseguimento di parametri medi paragonabili a quelli dei Paesi sviluppati. Ma a tal fine è necessario risolvere la maggior parte dei problemi mediante strumenti nuovi.

“Ci serve una politica che consenta, rifuggendo qualsivoglia tabù, di incrementare in maniera qualitativa la natalità. Fino ad oggi la nostra società non ha accolto nel migliore dei modi gli immigrati, le famiglie multiculturali o i figli nati al di fuori del matrimonio. Dobbiamo cambiare radicalmente questi aspetti adottando programmi di supporto. In Francia, ad esempio, la quota di neonati extraconiugali è del 50%, in Corea del Sud del 2,4%. Da noi questi bambini vengono abbandonati o dati in adozione all’estero. A partire dalla Guerra di Corea e fino a tempi più recenti ben 200.000 bambini sono stati in adozione all’estero. Il nostro Paese ha continuato più degli altri e più a lungo ad attuare questa pratica. Dobbiamo riconoscere queste fattispecie, legalizzare i figli avuti fuori dal matrimonio e sfruttare questo fenomeno per incrementare sensibilmente la natalità”, ritiene l’esperto.

Questi pone altresì l’attenzione sulle accese discussioni che riguardano il tema della madre single nel caso di fecondazione assistita. In Corea del Sud questa pratica è vietata per le donne non sposate, ma dopo che in Giappone grazie alla fecondazione assistita è nata la ormai quarantunenne stella degli show televisivi sudcoreani Sayuri Fujita, molte coreane hanno cominciato a supportare questa pratica.

“Questa è un’altra ragione per cominciare a riflettere sull’inclusione nel programma di incentivi statali anche di quei bambini che nascono al di fuori delle unioni tradizionali. Anche questo passo può contribuire a riportare la nostra natalità ai livelli dei Paesi sviluppati”, ritiene il professore. 
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