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Come riacquistare l’olfatto dopo il COVID-19

© REUTERS / LOREN ELLIOTTPeople walk by the ocean beyond a coronavirus disease (COVID-19) public health warning sign at Bondi Beach in Sydney, Australia, November 23, 2020
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Stando alle stime degli scienziati, come sintomo caratteristico del COVID-19 circa il 70% dei pazienti perde l’olfatto già nelle prime fasi della malattia. In fase di guarigione la maggior parte dei pazienti riacquista gradualmente l’olfatto, ma circa un paziente su cinque continua ad avere problemi per un altro mese o due.

Gli scienziati stanno cercando delle cure per questa complicanza e stanno elaborando una metodologia apposita per recuperare l’olfatto. È emerso che l’anosmia e l’ageusia non sono in realtà così innocue.

Neuroni dell’olfatto

In presenza di infezioni virali la perdita dell’olfatto non è un fenomeno poi così raro. I dati rilevano che oltre a SARS-CoV-2 sono in grado di provocare questa reazione anche altri coronavirus umani, i rinovirus, il virus influenzale e quello di Epstein-Barr.

Pertanto naturalmente gli scienziati hanno anzitutto preso in esame i farmaci raccomandati nel trattamento di disgeusie post-infettive causate da altri virus: steroidi somministrati per via sistemica o topica, spray nasali antinfiammatori, citrato di sodio e farmaci non steroidei per via orale come vitamine e antiossidanti. Si considerano altresì trattamenti non medicamentosi come il training olfattivo.

Uno studio condotto su larga scala da medici europei in 3 cliniche universitarie belghe ha dimostrato che in caso di anosmia dovuta al COVID-19 i metodi più efficaci sono il citrato di sodio e il training, mentre lo spray nasale, gli steroidi per via orale e i lavaggi nasali non sono d’aiuto. Probabilmente, osservano gli autori dello studio, il meccanismo dell’anosmia in caso di infezione da coronavirus è peculiare.

I dati istologici e patologici dimostrano che SARS-CoV-2 passando per il neuroepitelio olfattivo raggiunge il bulbo olfattivo tramite il quale finisce nel sistema nervoso centrale.

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Il citrato di sodio è raccomandato per il trattamento della disosmia scatenata dal virus influenzale. Gli scienziati hanno ipotizzato che la perdita dell’olfatto potrebbe essere legata al fatto che nei vasi che alimentano la glia (le cellule neuronali responsabili dell’olfatto) in casi di infezione virali si vengono a creare microtrombi di calcio. Il nitrato di sodio scioglie i microcristalli di calcio nei vasi, ne forza l’espulsione dal naso sotto forma di muco ripristinando così il funzionamento dei vasi.

I propugnatori di quest’ipotesi hanno condotto uno studio clinico controllato randomizzato sul nitrato di sodio ottenendo risultati positivi.

Allenare l’olfatto

Per ripristinare la percezione degli odori compromessa per via del coronavirus, i medici raccomandano di allenare il sistema olfattivo e in sostanza imparare da zero a distinguere gli odori. Così vengono curate le disosmie nelle cliniche otorinolaringoiatriche.

Uno dei metodi è basato sulla capacità cerebrale di compensare i danni all’epitelio e al tratto olfattivi. Alcuni scienziati europei presso il Politecnico di Dresda hanno effettuato dei test su 153 pazienti affetti da anosmia o disosmia causata da un’infezione. Per diversi mesi due volte al dì i pazienti sentivano almeno 4 odori diversi 15 secondi ciascuno e tentavano di ricordarli.

Per il training erano stati selezionati aromi come anice, rosa, chiodi di garofano, limone, lavanda, miele, fragole, timo, eucalipto e cioccolato.

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Gli scienziati hanno valutato quantitativamente la sensibilità agli odori all’inizio dello studio e dopo 6 mesi di training. Poi hanno messo a confronto i risultati ottenuti con i valori del gruppo di controllo.

È emerso che il training favorisce il ripristino della capacità olfattiva. Il metodo si è rivelato maggiormente efficace nel gruppo di soggetti più anziani e in quello con pazienti con disturbi olfattivi più gravi.

Problemi psicologici

Di recente alcuni scienziati inglesi hanno dimostrato che una anosmia prolungata può causare stress emotivo e persino disturbi psicologici. Allo studio effettuato hanno partecipato circa 9.000 membri del gruppo Facebook COVID-19 Smell and Taste Loss, creato dall’organizzazione di beneficienza AbScent, dalla Società britannica di Otorinolaringoiatria (ENT) e la Società britannica di Rinologia.

All’inizio sono stati analizzati post e commenti di tutti i partecipanti al gruppo Facebook, poi è stato chiesto loro di illustrare per iscritto i loro disturbi.

La perdita di olfatto e gusto ha inciso significativamente sulla qualità della loro vita e sullo stato psicologico dei soggetti COVID.

La maggior parte degli interpellati ha riferito di aver avuto difficoltà di comprensione e identificazione di gusti e odori. La difficoltà maggiore è stata l’assenza delle percezioni ormai abituali. I partecipanti al gruppo parlavano di una “malattia invisibile” che ha cambiato radicalmente la loro vita.

Come osservato da molti, è difficile spiegare cosa accada quando si perde l’olfatto o il gusto: a chi è stato affetto da questi disturbi è mancato il sostegno dei cari ai quali i sintomi parevano insignificanti. Nemmeno i medici hanno saputo fornire supporto.

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I pazienti hanno lamentato principalmente l’assenza di soddisfazione derivante dal consumo di alimenti. Si sono registrati continui cambiamenti del comportamento alimentare: apatia per il cibo e contestuale vistosa perdita di peso seguite poi da abbuffate di cibo non salutare.

Poiché la condivisione dei pasti è un rito quotidiano importante e un elemento che contribuisce a rafforzare i rapporti sociali, alcuni pazienti hanno avuto difficoltà nel mantenere buoni rapporti con la famiglia e gli amici.

L’olfatto è uno dei principali sensi che mettono in contatto l’uomo con il mondo circostante, con le altre persone e con il proprio corpo. Gli autori dello studio hanno stabilito che tutti i pazienti in caso di disgeusia o disosmia hanno cominciato a sentirsi soli, slegati dal contesto sociale. Vedevano il mondo come se fossero spettatori e non protagonisti.

Un altro elemento degno di nota è la preoccupazione in merito all’impossibilità di percepire il fumo e altri odori che potrebbero segnalare situazioni di pericolo.

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