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Stop vendita armi all'Arabia Saudita, Ehm (M5S): "Pronti a estendere la risoluzione ad altri Paesi"

© Sputnik . Mikhail Voskresenskiy / Vai alla galleria fotograficaBandiera Arabia Saudita
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La risoluzione approvata dalla commissione Esteri alla Camera prevede l'estensione del blocco di forniture di armi a Paesi che non rispettano i diritti umani e la possibilità di revoca delle licenze.

La guerra in Yemen si è trasformata in una terribile catastrofe umanitaria, con sistemi di armi prodotti in Italia ed esportati in Arabia Saudita usati contro la popolazione civile. La risoluzione votata dalla commissione Esteri della Camera dei deputati il 22 dicembre, non solo rinnova la moratoria in scadenza per gennaio delle forniture belliche alla coalizione saudita, ma va oltre prevedendo l'estensione dello stop alla vendita di armi e componenti ad altri Paesi che non rispettano i diritti umani e perfino la revoca della licenza e dei contratti in sospensione.

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Soddisfazione da parte delle Ong ed organizzazioni umanitarie che adesso chiedono al governo di recepire le indicazioni del Parlamento e lavorare per un embargo europeo. 

La risoluzione che blocca le armi destinate al conflitto che sta devastando lo Yemen è stata firmata dalle deputate Yana Ehm del M5S e Lia Quartapelle del PD. 

"Un grande risultato nonché un segno di proficua collaborazione tra forze di maggioranza", ha detto la Ehm in una dichiarazione recapitata a Sputnik Italia. "Ho seguito personalmente la questione sin dal principio e non posso che confermare la necessità di prorogare lo stop alle armi verso i principali paesi coinvolti nel conflitto yemenita. Questo anzitutto come impegno verso i civili coinvolti, prime vittime del conflitto in atto", ha aggiunto.

La parlamentare ha ricordato come in Yemen si stia consumando la più grande crisi umanitaria di tutti i tempi con oltre 24 milioni di persone su 28 milioni di abitanti che vivono al di sotto della soglia di povertà a causa del conflitto tra ribelli Houti con Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. 

Parte delle armi utilizzare dalla coalizione saudita, spesso utilizzate contro civili, sono fabbricate nello stabilimento RWN di Domusnovas in Sardegna, spesso al centro delle denunce di movimenti pacifisti, ambientalisti e antimilitaristi. 

"L’Italia è un Paese che ripudia la guerra, promuove la pace e vede come unica via possibile quello della diplomazia ed al contempo dello stretto rispetto dei diritti umani. Su questo non possiamo e dobbiamo transigere", ha sottolineato la Ehm. 

Cosa prevede la risoluzione

Il testo impegna l’Esecutivo a “mantenere la sospensione della concessione di nuove licenze per bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati a colpire la popolazione civile, e della loro componentistica” verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi oltre che “a valutare la possibilità di estendere tale sospensione anche ad altre tipologie di armamenti fino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace”, si legge.

Queste misure rinnovano il blocco sancito nel 2019, con scadenza gennaio 2021, ma fanno un passo avanti rispetto al precedente testo. Chiedono infatti di adottare “gli atti necessari per revocare le licenze in essere”, che non potranno più essere riattivate una volta terminata la sospensione. Nel testo infine si chiede di estendere le misure sospensive a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto, 

"Si tratta certamente di passi positivi sia perché – come già fatto da altri Paesi prima dell’Italia – si prolunga lo stop all’invio di materiale militari sicuramente utilizzati in passato per colpire la popolazione civile, sia perché viene ora prefigurata la prospettiva di estendere tale blocco", dichiara Amnesty in un comunicato ufficiale firmato assieme ad altre organizzazioni umanitarie e pacifiste, tra cui Oxfam Italia, Rete pace e Disarmo, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile e Movimento Focolari.

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Su questo punto Yana Ehm promette passi un passo in avanti, estendendo lo stop alla fornitura di armi e componentistiche verso quei Paesi coinvolti in conflitti o che non rispettano  pienamente i diritti umani.

"E' una questione fondamentale e proprio l'altra mattina in commissione Esteri è stato deciso di avviare un breve ciclo di audizioni, tra cui anche quella del Ministro della Difesa Guerini, proprio sul tema", ha concluso.
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