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Recovery Plan, Catalfo: per il lavoro servono almeno 2 miliardi in più

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Filippo AttiliIl Ministro Nunzia Catalfo (Lavoro e Politiche Sociali) durante le dichiarazioni alla stampa al termine della riunione del Consiglio dei Ministri.
Il Ministro Nunzia Catalfo (Lavoro e Politiche Sociali) durante le dichiarazioni alla stampa al termine della riunione del Consiglio dei Ministri. - Sputnik Italia
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Per finanziare un piano per l’occupabilità dei lavoratori in vista della fine, il prossimo marzo, del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione a carico dello Stato.

In un’intervista al Corriere della Sera la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha spiegato che ad oggi nel Recovery Plan, al “capitolo sull’equità sociale, ci sono 2,5 miliardi di euro effettivamente spendibili per le politiche attive. A cui si somma un altro miliardo e mezzo dei fondi React. Ma non basta”.

“Servono almeno altri due miliardi”, ha precisato la ministra, sottolineando che queste risorse servirebbero a finanziare un piano per l’occupabilità dei lavoratori, ossia un intervento utile a “superare quel paradosso che gli esperti chiamano mismatch: il fatto che ci siano allo stesso tempo persone che non trovano lavoro e aziende che non trovano lavoratori. E questo perché la loro formazione e le loro competenze non sono quelle che servono alle imprese”.

“Già oggi siamo al 20esimo posto in Europa in questa graduatoria. Senza un piano per l’occupabilità, il Recovery fund rischierebbe di peggiorare la situazione. Perché, giustamente, il Recovery punta molto sul digitale e sul green. Ma spingere su questi settori senza investire nel rispettivo capitale umano rafforzerebbe quel paradosso di cui parlavamo: mancanza di lavoro e mancanza di lavoratori”.

“Un coordinamento è necessario”

Alla domanda se i super manager ipotizzati dal presidente del Consiglio per collaborare con i ministeri nella gestione dei fondi europei siano spariti, come sostengono i renziani, la ministra ha risposto: “Intanto credo sia necessario rafforzare le singole amministrazioni, spesso sotto organico come la mia, che sono ricche di professionalità di alto livello, ma hanno anche bisogno di nuove figure”.

“Credo che un coordinamento sia necessario, anche perché tanti progetti coinvolgono più amministrazioni. E poi se ci può essere un sostegno esterno, una struttura di missione snella che ci aiuti a essere più veloci, lasciando autonomia a ogni ministero, perché no?”.
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