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Decreto Natale: tardivo e confusionario

© REUTERS / Alexandros AvramidisBabbo Natale con la mascherina
Babbo Natale con la mascherina - Sputnik Italia
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Tardivo e confusionario, il decreto Natale reso pubblico a quale giorno dalle festività crea perplessità e dubbi ai cittadini. Come avverranno esattamente i controlli per capire se i cittadini rispettano le nuove norme non è chiaro. L’incertezza e la sfiducia nello Stato la fanno da padrone.

A Natale e fino al 6 gennaio ci si potrà spostare di casa per fare visita ai parenti in due, salvo i figli, ma solo minori di 14 anni e solo una volta al giorno. Le norme del nuovo decreto anti Covid creano non pochi dubbi agli italiani che faticano a districarsi fra le misure varate dal governo.

Il decreto Natale è incostituzionale? Come funzioneranno i controlli? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Alfonso Celotto, avvocato, costituzionalista, professore di diritto costituzionale all’Università Roma Tre.

— Diversi costituzionalisti ritengono il decreto di Natale incostituzionale. Professore Celotto, qual è la sua posizione?

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— Il decreto Natale cerca di bilanciare l’emergenza sanitaria con le esigenze sociali, affettive, religiose. Ovviamente è un punto difficile, è complicato riuscire a trovare un equilibrio in una fase molto incerta. A mio avviso si tratta di misure che possono lasciare qualche dubbio, però si cerca di fare il possibile. Effettivamente, sarebbe stato più semplice dire di chiudere tutto e di fare un lockdown duro.Ovviamente tutta la gestione del Covid è incostituzionale, però questo provvedimento non è il peggiore.

— È un testo che arriva però tardivamente, no? Sembra scritto all’ultimo momento.

— Questo è il punto più grave. Molte persone hanno fatto degli affidamenti, hanno preparato dei progetti e dei programmi. Prendiamo l’esempio dei ristoranti che hanno acquistato materiali, preso persone e organizzato tutto e quattro giorni prima arriva questa notizia. Non è una cosa per niente bella. Lo Stato perde di credibilità.

— Che cosa ne pensa nello specifico delle norme: sono esagerate o appropriate?

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— Questo non lo sa nessuno, perché nessuno sa esattamente come si sviluppa l’epidemia. Stiamo usando strumenti medievali, perché la quarantena è uno strumento medievale, con cui cerchiamo di trovare un punto di bilanciamento e di contemperamento. Un giudizio storico potremo darlo solo a chiusura di tutta la vicenda. Per tutelare l’1% della popolazione, che sono i contagiati, teniamo in casa il 99%. Probabilmente è l’unico modo possibile per combattere il virus.

— Come funzioneranno i controlli?

— Oggi ho viaggiato, sono stato controllato due volte con l’autocertificazione. Sono andato fuori regione e giustamente mi hanno controllato. Detto questo, per il resto diventa molto difficile controllare dove si spostino due persone, che sia un viaggio unico al giorno. Dobbiamo stare attenti, per noi, per i nostri cari, i nostri anziani. Ovviamente si cerca un punto di contemperamento affidandosi al buon senso delle persone.

— Molti italiani tuttora si domanderanno che cosa possono fare e che cosa no. La comunicazione del governo e le norme sono un po’confusionarie?

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— Siamo in una situazione difficile, queste norme sono state messe una sull’altra senza una chiarezza. Ci sono problemi di certezza e chiarezza. Non si riesce a capire nel concreto cosa fare. Sono subissato di chiamate di amici e parenti. Questa è una delle cose più gravi: non dare ai cittadini certezze. L’incertezza crea confusione, elusione e sfiducia nello Stato.

— Come mai trapelano sempre delle voci che creano maggior confusione prima dei documenti finali? Lo si è visto nella prima ondata e anche adesso prima del Natale.

— Potrebbero essere delle veline fatte uscire dai palazzi per testare qual è l’effetto sulla gente. L’altro motivo potrebbe essere l’incertezza dei tempi, ognuno racconta la sua versione e le voci girano. Questo però crea confusione nei cittadini.

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