Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Pescatori italiani liberati in Libia, secondo Berlusconi è stato grazie a Putin – possibile?

© AFP 2021 / ALEXEI DRUZHININRussian President Vladimir Putin (3rd R) and Italy's former prime minister Silvio Berlusconi (R) walk along the Yalta embankment in Crimea on September 11, 2015
Russian President Vladimir Putin (3rd R) and Italy's former prime minister Silvio Berlusconi (R) walk along the Yalta embankment in Crimea on September 11, 2015 - Sputnik Italia
Seguici su
Sembrava una partita persa. Persino da parte del Governo Serraj era stato fatto intendere che oramai non ci restava altro che accettare lo scambio di ‘prigionieri’ chiesto dall’antagonista Generale Haftar. Poi, improvvisamente, il lieto fine. Come è potuto accadere? Secondo Berlusconi sarebbe stato merito di Putin. Ma è possibile?

Possibile in teoria tutto è possibile. Per la verità avrebbe anche una sua logica – dimostrarci coi fatti che la Russia è sempre meglio avercela come amica. Certo però, se fosse vero, sarebbe clamoroso.

“E' stato Putin con le sue telefonate ad Haftar a farli liberare, questa è la verità di quello che è successo. Non bisogna dirlo però, altrimenti si dice che lui è un sostenitore di Haftar, e non vuole che si dica”, queste le parole di Berlusconi dette nel corso di una telefonata in vivavoce a Marco Marrone, l’armatore del Medina, uno dei due pescherecci liberati.

Parole che sono rimbalzate su tutti i giornali tra ieri sera e oggi, persino sui più notoriamente euroatlantisti. Quindi evidentemente lo ha proprio detto. E questa è comunque una notizia – ipotesi A, è vero, Putin ci ha fatto un favore grosso come una casa – ipotesi B, non è vero, Berlusconi oramai è in modalità ‘random’.

Ma facciamo un passo indietro e andiamo ad analizzare qual era la posizione dei pezzi sulla scacchiera per capire quanto la partita sembrasse persa e quanto d’ora in poi le speculazioni non potranno che crescere nel tentativo di capire come sia invece stata vinta.

Zugzwang

Continuando con le metafore scacchistiche potremmo dire che la posizione che avevamo fino alla svolta di giovedì 17 era uno zugzwang – cioè una condizione in cui toccava a noi muovere ma qualsiasi mossa avessimo fatto non avrebbe potuto far altro che peggiorare la situazione e farci perdere pescatori, partita o faccia.

I 18 marinai dei pescherecci Antartide e Medinea, salpati da Mazara del Vallo, erano trattenuti dal 1mo settembre a Bengasi, in Cirenaica, dopo essere stati fermati dalle motovedette della guardia costiera di Haftar. Tra i 18 marinai vi erano otto cittadini italiani e dieci di nazionalità tunisina, filippina e senegalese.

La motivazione dell’arresto e del sequestro dei pescherecci era ‘sconfinamento delle acque territoriali’.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convenzione di Montego Bay) all’articolo 4 stabilisce esplicitamente che “Ogni Stato è libero di stabilire l’ampiezza delle proprie acque territoriali, fino ad un massimo di 12 miglia marine”, cioè massimo 22 chilometri dalla costa.

Situazione in Libia nel 2015 (schematizzata) - Sputnik Italia
Torna il nostro ambasciatore a Tripoli... dove c’era una volta la Libia
Per qualche strano motivo però in Libia, sia da parte di Serraj che di Haftar, sono tutti convinti che l’intero Golfo della Sirte sia il loro. Forse perché si insinua per trecento chilometri all’interno della linea immaginaria tra le punte più a nord della Tripolitania e della Cirenaica, ma in quel caso sarebbe come dire che il Mar Tirreno è solo italiano perché lo circondiamo, oppure forse perché così la pensava anche Gheddafi, ma in quel caso allora una volta in più verrebbe da dire “tanto valeva che ci tenevamo a Gheddafi”.

In ogni caso fatto sta che già dopo due settimane di illecito arresto dei nostri pescatori, da parte di ambienti considerati vicini al Generale Haftar iniziava a trapelare la proposta di uno scambio di ‘prigionieri’. Come fossimo in guerra. Solo che in cambio dei nostri onesti lavoratori, secondo il Governo che di fatto controlla la Cirenaica (e due terzi buoni della Libia), noi avremmo dovuto rilasciare 4 criminali patentati condannati, con sentenza passata in giudicato, non solo di ‘scafismo’, ma anche della cosiddetta ‘strage di Ferragosto’ del 2015.

La proposta indecente

La difesa aveva sostenuto la bizzarra versione secondo al quale quei quattro ragazzi in realtà non fossero altro che dei giocatori di calcio in cerca di un ingaggio in Germania e passeggeri loro stessi a bordo del barcone. Le autorità libiche, per sostenere tale tesi difensiva, li hanno sempre definiti ‘calciatori’ e lo scambio proposto secondo loro era un onorevole pescatori-calciatori, quando tutti sapevano che sarebbe invece stato un improponibile ‘pescatori contro criminali’.

“Altro che giovani calciatori. Non furono condannati solo perché al comando dell’imbarcazione, ma anche per omicidio. Avendo causato la morte di quanti trasportavano, 49 migranti tenuti in stiva. Lasciati morire in maniera spietata. Sprangando il boccaporto per non trovarseli in coperta. Un episodio fra i più brutali mai registrati”, aveva reagito il procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro aggiungendo con sdegno: “Uno scambio di ostaggi sarebbe una enormità giuridica. Non penso che verremo interpellati, ma da operatori del diritto saremmo assolutamente contrari. Sarebbe una cosa ripugnante”.

Quindi cosa fare? I nostri Servizi avevano provato anche a rivolgersi al Governo di Fayez al-Sarraj che controlla Tripoli e antagonista del Generale Khalifa Haftar, ma anche da questi era venuta una doccia fredda.

Dall’altra sponda della Sirte

A fine novembre Ahmed Maitig, il Vicepresidente del Consiglio presidenziale del Governo di Sarraj, quello da noi sempre riconosciuto e appoggiato, aveva dichiarato in una sua intervista al Corriere della Sera che la soluzione più probabile per la liberazione dei pescatori sarebbe stata anche secondo Tripoli uno scambio con i ‘calciatori’. Il fatto stesso che anche dall’altra parte del Golfo della Sirte si insistesse a definire quei criminali ‘calciatori’ sembrava la fine di ogni speranza.

Toccava a noi muovere, ma accettare la proposta indecente ci avrebbe fatto perdere la faccia, non accettarla ci avrebbe fatto perdere i connazionali e, in quanto a pressioni politiche. la storia recente dimostra che di solito le subiamo, non certo le imponiamo. Quindi che fare?

Poi improvvisamente Conte e Di Maio cancellando tutti gli altri impegni, volano a Bengasi, vengono ricevuti da un picchetto d’onore, Haftar li accoglie, e tutto magicamente si risolve.

Improvvisamente tutto risolto

Forse è stato Haftar a volersi far riconoscere ufficialmente dalle autorità italiane costringendole a quella sfilata a Bengasi che alcuni hanno considerato umiliante?

O forse c’è qualcosa che i nostri Servizi hanno fatto e noi ancora non sappiamo? Compromessi occulti? Forse solo un po’ di fortuna? O magari per una volta dobbiamo semplicemente fare i complimenti alla Farnesina?

Di materiale buono per le speculazioni ce n’era già abbastanza, lo ‘scoop’ di Berlusconi aggiunge peperoncino ad un piatto che già di per sé era piccante. Sta di fatto però che al momento non sappiamo nulla di concreto. Sappiamo solo che i ragazzi sono tornati e passeranno il Natale a casa.

Splendida notizia e auguri a loro e famiglie, però un’analisi finale su tutto quello che è successo prima o poi bisognerà pur farla e sarà necessario riuscire a vederci chiaro. Perché l’idea di un Conte e Di Maio che fanno un blitz a Bengasi e sistemano un incubo che andava avanti da 108 giorni con un tocco magico, sì, sembra affascinante, ma qualche dubbio lo lascia.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала