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Esclusiva. Stefano Boeri: “Abbiamo scelto la primula per dare ai cittadini un segno di speranza”

© Foto : Elettra PrVista del padiglione
Vista del padiglione - Sputnik Italia
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Sarà un fiore, una primula, il simbolo della campagna dei vaccini anti Covid che partirà a metà gennaio con lo slogan "L'Italia rinasce con un fiore". Il progetto è stato presentato dall'architetto milanese Stefano Boeri che lo ha realizzato sulla richiesta del Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 Domenico Arcuri.

Il fiore è il filo conduttore di tutti gli elementi della campagna: il logo e la sua declinazione; il progetto dei padiglioni temporanei da utilizzare per la somministrazione del vaccino nelle principali piazze italiane; e un agile totem informativo da localizzare nei luoghi pubblici.

La struttura circolare del padiglione, smontabile e ri-assemblabile, poggerà su una pedana in legno prefabbricata utilizzata per la distribuzione degli impianti nelle sale interne. Lo scheletro portante sarà realizzato in legno strutturale.

L'organizzazione degli spazi interni del padiglione prevede sia gli spazi necessari per la somministrazione del vaccino che quelli per l'accettazione e l’attesa dopo la vaccinazione. Il nucleo centrale del padiglione circolare è invece adibito a zone di servizio per gli operatori (back office, deposito, spogliatoi, servizi igienici dedicati, etc).

© Foto : Elettra PrSchema costruttivo del padiglione
Esclusiva. Stefano Boeri: “Abbiamo scelto la primula per dare ai cittadini un segno di speranza” - Sputnik Italia
Schema costruttivo del padiglione

Gli elementi che caratterizzano il layout interno dei padiglioni verranno declinati anche nei punti di somministrazione individuati all'interno di strutture ed edifici già esistenti.

© Foto : Michelangelo FoundationStefano Boeri
Esclusiva. Stefano Boeri: “Abbiamo scelto la primula per dare ai cittadini un segno di speranza” - Sputnik Italia
Stefano Boeri
Per avere maggiori dettagli sul concept scelto per vaccinare gli italiani, Sputnik Italia ha raggiunto in esclusiva Stefano Boeri - architetto, urbanista, progettista di fama mondiale, noto soprattutto come l'ideatore del Bosco Verticale di Milano. 

— Architetto Boeri, come mai ha deciso di unire i vaccini e fiori in un progetto architettonico? C'è un messaggio che vorrebbe mandare alle persone che ancora nutrono forti dubbi sulla vaccinazione anti Covid

— Abbiamo scelto un simbolo per questa campagna che parli a tutti i cittadini italiani di qualsiasi età, di qualsiasi estrazione, di qualsiasi cultura e fede. Inoltre, il fiore che ha una capacità di comunicazione immediata, ci permette di dare un messaggio positivo di rinascita legata alla prossima primavera dopo un lungo inverno. Ed è un segnale che da un lato evita di comunicare sia l'ansia, sia l'obbligo di vaccino in modo coercitivo, sia dall'altro lato - una sbagliata prospettiva di poter tornare subito alla normalità una volta vaccinati. Il percorso sarà lungo. Il vaccino è un passaggio fondamentale ma prima di arrivare a una situazione di sicurezza, ci vorranno ancora molti mesi. Quindi il fiore è davvero una speranza, un momento di rigenerazione che si accompagna alla vaccinazione.

— Quando e da chi ha ricevuto la prima telefonata? Ha dato subito la Sua disponibilità? Era sorpreso di scoprire che anche per la vaccinazione l’Italia punta sulla creatività?

— Siamo stati chiamati dal Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 circa tre-due settimane fa e abbiamo deciso subito di accettare questa proposta e di partecipare ad una campagna che, oltre a mettere a disposizione gli spazi, sarà accompagnata da una comunicazione integrata.

— Ha avuto qualche indicazione da parte delle autorità o vi hanno subito dato la luce verde? Si sa che il progetto è stato realizzato a titolo gratuito, perché?

© Foto : Elettra PrPadiglioni sulle piazze
Esclusiva. Stefano Boeri: “Abbiamo scelto la primula per dare ai cittadini un segno di speranza” - Sputnik Italia
Padiglioni sulle piazze

— C’è stato dato una serie di indicazioni sulla dimensione dei padiglioni e sulle caratteristiche di altri spazi che verranno utilizzati. E abbiamo lavorato su questo. Quando poi la nostra squadra composta dai consulenti per la grafica, il design, gli impianti e la costruzione dell'immagine, dopo due settimane molto intense ha consegnato il progetto, abbiamo tutti detto che non vogliamo essere pagati per il lavoro di grandissima utilità sociale, e che lo vogliamo regalare al governo e in qualche modo a tutti i cittadini italiani. È un piccolo gesto assolutamente irrilevante rispetto ai milioni di gesti di generosità che questo Paese ha dimostrato e che ha visto durante il periodo del Covid.

— La Germania, a differenza d’Italia, ha pensato di sfruttare spazi molto ampi come siti di ex aeroporti o arene. I 1500 gazebi a forma del fiore primaverile situati sulle piazze centrali saranno comunque funzionali?

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— La Germania ha pensato di sfruttare spazi molto ampi, questa è una scelta molto importante che verrà fatta in parte anche in Italia. La cosa fondamentale sarebbe quella di capire che per vaccinare i 40 milioni di italiani e per avere l'effetto “gregge” ci vorranno 80 milioni di somministrazioni. È un progetto gigantesco, quasi Biblico, per cui abbiamo bisogno di tutti gli spazi vuoti nelle città, certamente delle piazze con i padiglioni e anche dei piccoli gazebi. Quindi, non si tratta di escludere nulla ma di fare tutto al più presto.

— I Suoi progetti di solito sono tutti eco friendly. Anche padiglioni sono stati pensati in modo rispettoso verso l'ambiente?

— I padiglioni che abbiamo costruito non sono semplicemente allestite con la grafica di un fiore ma sono pensati per essere anche nel loro funzionamento simili ad un fiore. Hanno una struttura legata alla forma di primula, hanno un sistema dei pannelli fotovoltaici per soddisfare il fabbisogno dell'intero padiglione, hanno anche una distribuzione degli spazi interni che è realizzata in modo concentrico e che ripete un po’ sistema di petali.

Abbiamo voluto di fare i padiglioni accoglienti, luminosi, capaci di trasmettere un senso di benessere e non di disagio. Questo approccio molto importante sia per i bambini, sia per chi magari si avvicinerà con un minimo di timore…

— Come ha cambiato il Covid personalmente Lei e la Sua visione professionale?

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— Il Covid ha cambiato tutta la nostra vita, ha cambiato il modo di lavorare, il modo di relazionarci. È stata una grande svolta, però credo che usciremo da questa situazione e il vaccino sia uno strumento fondamentale da questo punto di vista. Ma ne usciremo senz'altro diversi, in grado di aver capito quale può essere il nostro nuovo futuro per quello che riguarda lavoro, casa e tempo libero.

Forse non ci sarà più questa separazione così netta. Avremo le case dove si lavora e gli uffici dove si va soprattutto per incontrarsi, per passare il tempo insieme e anche spazi pubblici delle città svolgeranno delle attività plurali. Le città saranno sempre più pensate come arcipelaghi di quartieri più autosufficienti, piuttosto come grandi metropoli. E questo significa immaginare un futuro nuovo anche rispetto al rapporto con i piccoli centri e con quei villaggi, borghi rurali e storici che costellano il nostro Paese.

— Questo anno, che molti chiamano l’annus horribilis, a Suo avviso, lascerà anche qualche traccia nuova?

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— Usciremo da quest’anno, usciremo non subito ma certamente ricorderemo sempre questa crisi che è stata la terza crisi globale dopo l'11 settembre e della crisi finanziaria del 2008. Usciremo con un'idea nuova del mondo e anche con una prospettiva diversa sul futuro del Pianeta. Di questo parleremo anche durante la 23esima Triennale di Milano che nel 2022 avrà come il titolo “Unknown, Unknowns. Introduzione ai misteri”, è una riflessione sulla dimensione dello sconosciuto, di come questa dimensione si è ampliata in seguito alla fragilità che il Covid ci ha lasciato. In altre parole, cercheremo di esplorare non solo quello che conosciamo ma anche quello che non conosciamo di non conoscere.

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