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Migranti, parlamento europeo chiede più solidarietà e più fondi per i paesi in prima linea

© REUTERS / Guglielmo MangiapaneLa nave Open Arms si avvicina a Lampedusa
La nave Open Arms si avvicina a Lampedusa - Sputnik Italia
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Secondo l’europarlamento l’attuale legislazione non garantisce un’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri né un rapido accesso alle procedure di asilo. Anzi, il regolamento di Dublino del 2013 attribuisce “una responsabilità sproporzionata” ai paesi di frontiera. per la registrazione e l'accoglienza dei richiedenti asilo.

In una risoluzione non legislativa sul funzionamento della legge che determina lo Stato membro che deve occuparsi di una domanda d'asilo, il parlamento Ue ha chiesto l’introduzione di un meccanismo di solidarietà per garantire la continuità del diritto fondamentale di asilo nell'Unione e la ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri. Il testo è stato approvato con 448 voti favorevoli, 98 contrari e 149 astensioni.

"L'inadeguata applicazione della gerarchia dei criteri, in particolare l'uso eccessivo del criterio del paese di primo ingresso, e l'inefficace attuazione dei trasferimenti, hanno aumentato la pressione su alcuni paesi, ossia Grecia, Italia, Malta, Cipro e Spagna", si legge nella nota diffusa dallo stesso europarlamento.

Norme inefficaci per la gestione di un numero elevato di arrivi

I deputati hanno quindi deplorato il fatto che il Consiglio, contrariamente al Parlamento, non abbia preso posizione sulla proposta di riforma del regolamento di Dublino del 2016, bloccando così il processo e lasciando che l'Unione disponesse dello "stesso insieme di norme che si sono dimostrate inefficaci nella gestione di un numero elevato di arrivi”. 

Inoltre, gli europarlamentari hanno evidenziato che gli accordi ad hoc sul ricollocamento dei migranti non sostituiscono un sistema europeo comune di asilo armonizzato e sostenibile, chiedendo quindi maggiori risorse e capacità per gli Stati membri in prima linea, finché il sistema di Dublino non sarà riformato.

Lacune e carenze nella direttiva sul rimpatrio

L’europarlamento ha anche adottato, con 512 voto favorevoli, 134 contrari e 49 astensioni, una seconda risoluzione sull'applicazione dell'attuale direttiva sui rimpatri. 

"Una politica di rimpatrio efficace è uno degli elementi fondamentali di una politica dell'Ue in materia di asilo e di migrazione ben funzionante", hanno evidenziato i deputati, sottolineando che se dal 2015 il numero di decisioni di rimpatrio eseguite è in diminuzione, non necessariamente è a causa della diminuzione degli ingressi irregolari.

"Tuttavia l'efficacia della politica Ue di rimpatrio non dovrebbe essere misurata solo in termini di tassi di rimpatrio, ma anche in base alla sostenibilità degli stessi e all'attuazione delle garanzie dei diritti fondamentali, al rispetto delle garanzie procedurali e all'efficacia dei rimpatri volontari. I Paesi Ue sono stati quindi invitati ad assegnare capacità adeguate e una formazione sufficiente alle autorità responsabili. Ove possibile i rimpatri volontari dovrebbero avere la priorità, ma i minori non accompagnati non dovrebbero essere rimpatriati a meno che non si possa dimostrare che sia nel loro interesse", si legge nella nota.

Corte Ue condanna l’Ungheria

Intanto oggi la Corte di giustizia europea ha condannato l'Ungheria per aver violato il diritto europeo in materia di asilo, con la creazione di "zone di transito" alla frontiera con la Serbia. 

"La limitazione dell'accesso alla procedura di protezione internazionale, la detenzione illegale dei richiedenti tale protezione in zone di transito e il trasporto in una zona frontaliera di migranti di paesi terzi in soggiorno irregolare, senza rispettare le garanzie sulle procedure di ritorno, costituiscono delle violazioni delle diritto dell'Unione europea", ha stabilito la corte.

Nuovo patto per l’immigrazione e l’asilo dell’Ue

Lo scorso settembre la Commissione europea ha proposto un "Nuovo Patto per l'immigrazione e l'asilo", che introduce un sistema di "contributi flessibili" da parte dei paesi Ue a favore di uno Stato membro sotto pressione migratoria che chiede solidarietà, e che consente agli Stati di scegliere tra due alternative: il ricollocamento sul proprio territorio, secondo quote prestabilite, dei migranti richiedenti asilo arrivati nel paese che chiede solidarietà, oppure la presa a carico della responsabilità del rimpatrio di quanti non hanno diritto alla protezione internazionale, sempre in base a quote prestabilite.

Il piano ha sollevato perplessità da parte dei Paesi di primo arrivo. Italia, Spagna, Malta e Grecia hanno infatti presentato alle istituzioni europee un documento di lavoro in cui, pur riconoscendo il nuovo piano come "un punto di partenza costruttivo", hanno evidenziano "gli squilibri" tra solidarietà e responsabilità, sollecitando modifiche perché "un'equa ripartizione degli oneri è un fattore essenziale per una politica di migrazione e asilo veramente europea, sostenibile e accettabile per tutti gli Stati membri".

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