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Come sarà ricordato l'anno della pandemia? Parola al sociologo Pennetta

© AP Photo / John MinchilloPasseggeri in mascherina a New York
Passeggeri in mascherina a New York - Sputnik Italia
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È tempo di bilanci per questo l’Annus horribilis segnato dall'incubo della pandemia che senz'altro non dimentichiamo mai.

Il 2020 è davvero l'anno più brutto della storia dell'Umanità? Per parlarne Sputnik Italia si è rivolto al Prof. Enzo Pennetta, saggista e studioso di dinamiche socioeconomiche.

— Prof. Pennetta, il settimanale americano Time ha cancellato il 2020 in copertina sottolineando che "questa è la storia di un anno che non vorrai mai rivedere”. Condivide questo gesto? Lo dobbiamo archiviare senza alcun rimpianto?  

​— La copertina di Time sarebbe giustificabile se l'avesse fatta un bambino, cancellare un numero è un gesto che non significa nulla, gli anni non sono responsabili di quello che accade mentre ovviamente sono le persone con le loro scelte a determinare se le cose vanno bene o male.

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Una copertina di quel genere porta a nascondere il fatto che tutto quello che è andato male nel 2020 è legato a decisioni umane, azioni che vanno da quanto è successo a Wuhan, ai tagli alla sanità eseguiti per anni nei paesi occidentali, alla scelta delle misure per affrontare la situazione.

Detto questo l’epidemia e i lockdown non li rimpiangiamo certamente ma di buono c’è da rilevare che c’è stata anche una grande presa di coscienza da parte di molti sull'importanza dei diritti fondamentali.

— È il peggior anno di sempre per il Covid, come sostengono alcuni esperti? Che bilancio vorrebbe fare?

— Non credo che sia possibile fare una classifica tra gli anni della storia, certamente è un anno decisivo sotto molti punti di vista. Il bilancio vede purtroppo molte vittime sul campo e non parlo solo dal punto di vista sanitario, le conseguenze economiche e sociali sono confrontabili con quelle di una guerra tradizionale e sono destinate ad aggravarsi.

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Abbiamo anche un momento critico per il futuro degli USA, a prescindere da come finirà la vicenda delle elezioni gli Stati Uniti saranno attraversati da un profondo conflitto che inevitabilmente interesserà il resto del pianeta.

— Negli ultimi mesi, le analisi storiche, economiche, filosofiche e sociologiche si sono sprecate per cercare di capire, ed eventualmente relativizzare, la portata apocalittica del Venti-Venti. Cosa ansine pensa? Ha elaborato qualche Sua teoria che spiega perché ci troviamo oggi in questa situazione?

— La lettura che propongo per il 2020 è quella di un anno in cui l'azione di interessi globalisti, che erano stati portati avanti per decenni, è divenuta particolarmente intensa, il Covid, a prescindere dalla sua origine, è stato usato per accelerare tutta una serie di cambiamenti che vanno a favore della globalizzazione.

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Al tempo stesso si è manifestata una consistente reazione anti globalista che prima era evidente solo in paesi fuori dell'area NATO come la Russia ma che inaspettatamente si è affermata nell’America di Trump il cui slogan era infatti “America first”. Tutto quello che è avvenuto si può leggere in questa ottica, l’epidemia come dicevo ha fornito l’occasione per accelerare le cose e adesso siamo stati proiettati all'interno di un conflitto tra forze di cui intravediamo solamente i contorni.

— Il motore di ricerca più usato al mondo Google ha diffuso la lista di quali sono stati i principali argomenti digitati dagli utenti italiani. Ai vertici della classifica, in varie sezioni, c'è il Covid-19 e tutto ciò che riguarda la pandemia: 

Coronavirus, Elezioni Usa, Classroom,Weschool, Nuovo Dpcm, Diego Armando Maradona, Kobe Bryant, Meet, Contagi, Protezione civile. Come commenterebbe questo risultato? Ciò significa che non è stato nessun evento positivo nel corso del 2020?

​— Da un’analisi immediata si vede che le parole più cercate su Google non rappresentano in realtà gli interessi delle persone ma sono lo specchio di quello che esse hanno ricevuto dai grandi media, al primo posto è presente infatti tutto ciò che è legato all'epidemia del Covid 19 e sarebbe stato sorprendente il contrario data la quasi monopolizzante presenza di questo argomento nei giornali e sulle televisioni a partire dal febbraio 2020. Solo le notizie comunque tragiche come la scomparsa di due grandi campioni dello sport emergono su questo sfondo.

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Siamo davanti ad una popolazione nella quale le preoccupazioni e le ansie hanno assunto una posizione dominante e questo, sottolineo, è stato determinato e largamente voluto da una campagna di allarme costante e pervasiva, in nome della lotta all'epidemia si è spinta un'intera popolazione verso la depressione e l'ansia. Anche i sani incontri personali sono diventati fonte di preoccupazione e qui la presenza di meet testimonia che questo distanziamento fisico aggiunge sofferenza ad una psiche già indebolita.

Eventi positivi sì ce ne sono stati, penso alla grande voglia di vivere espressa durante l'estate quando i giovani si sono riuniti per ballare e festeggiare, ma come abbiamo visto ogni evento positivo di reazione e socializzazione è stato colpevolizzato, per questo sembra che non ce ne siano stati.

— “Andrà tutto bene” era diventato un must durante la prima fase della pandemia. Sta per terminare la seconda ondata, dove domina la depressione, la stanchezza e a volte la rabbia. E come sarà, a Suo avviso, la terza tappa di cui ci stanno già apertamente parlando?

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— Che non sarebbe andato tutto bene era chiaro fin da subito a chi avesse conservato un po’ di lucidità, la chiusura per mesi delle attività economiche non poteva che essere una bomba destinata ad esplodere, i danni psicologici erano anch’essi evidenti e prevedibili. “Andrà tutto bene” è stata solo una bugia e neanche pietosa direi, la definirei invece crudele nella sua evidente funzione di ingannare riguardo l’esito distruttivo delle misure adottate.

Adesso anche i più ottimisti non possono fare a meno di vedere il disastro causato da una politica e da una “scienza” che non hanno saputo trovare soluzioni diverse all'emergenza.

La terza tappa sarà un insistere su soluzioni fallimentari, il lockdown ha fallito dal punto di vista sanitario, paesi che non l’hanno adottato hanno situazioni analoghe a quelli che lo hanno adottato, ma la soluzione proposta è “più lockdown”, andremo quindi verso un aggravamento complessivo, sia dell'aspetto sanitario che di quello economico e sociale.

— Il Covid-19 ha messo in luce le nostre fragilità individuali e collettive, ma proprio per questo ci ha dato l'opportunità di ripensare a modelli e stili di vita più inclusivi, dove i servizi essenziali come sanità, istruzione e ricerca siano messi al primo posto. Secondo Lei, abbiamo imparato questa lezione?

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— Purtroppo la risposta deve essere negativa, se avessimo davvero imparato questa lezione dovremmo mettere sotto accusa il sistema economico neoliberista e tutte quelle realtà che hanno imposto tagli alla sanità e al welfare in generale, cosa che non viene fatta. Chiedere di mettere la sanità al primo posto resta solo una formula vuota se non si denunciano le politiche di austerità imposte dall'Unione Europea e dall’impostazione economica del libero mercato. Riguardo l’argomento istruzione il timore è che metterla al “primo posto” significhi un sempre crescente ricorso alla didattica online e ad un allontanamento dalla formazione culturale per dirigersi verso un orientamento aziendalistico. Come dicevo non solo non abbiamo imparato nulla ma crediamo che la soluzione ai problemi sia nell’insistere su ciò che li ha creati.

— Quali aspettative ha per l’anno che verrà? Guarda verso il 2021 con la speranza o ancora con tanta preoccupazione?

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— Siamo lontani da un miglioramento, basta proiettare in avanti le situazioni attuali per vedere che il fondo non è stato ancora toccato. Dal punto di vista sanitario la situazione di emergenza continuerà e sarà già un buon risultato se non emergeranno nuovi problemi come una mutazione del virus o nuove epidemie, cosa su cui insistono molti degli esperti più ospitati dai media. I vaccini non ci restituiranno la normalità per via della loro breve e non certa efficacia e anche l’economia non potrà che pagare il prezzo delle chiusure prolungate.

Il quadro generale non potrà migliorare senza un'inversione di direzione ma questa non si intravede all'orizzonte, a tutto questo si aggiungerà una forte instabilità politica negli USA che escono in ogni caso profondamente spaccati dalle ultime elezioni. Credo che chi si preparerà con realismo a confrontarsi con questi scenari potrà essere meglio preparato ad affrontare l’anno che verrà.

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