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Caos nei centri migranti, Pianese (Coisp): "A Lampedusa solo un nastro per separare l'area Covid"

© Foto : Clara StatelloI migranti in Italia
I migranti in Italia - Sputnik Italia
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Dopo le nuove fughe dal centro di accoglienza di Siculiana, nell'Agrigentino, gli agenti di polizia denunciano la difficile situazione nei centri di accoglienza italiani. Il segretario del Coisp, Domenico Pianese, intervistato da Sputnik Italia: "Il sistema di accoglienza ormai non è più in grado di far fronte all'emergenza che stiamo vivendo".

Ancora disordini nel centro di accoglienza di Villa Sikania, a Siculiana, nell’Agrigentino. Lunedì pomeriggio un gruppo di migranti è riuscito a fuggire dalla struttura, scavalcando la recinzione e dileguandosi nei campi e lungo la statale. A cercare di sedare l’ennesima rivolta è intervenuta la polizia, in assetto anti sommossa, ma almeno una ventina di persone, secondo i quotidiani locali, sarebbe riuscita a far perdere le proprie tracce.

“Ormai questi episodi sono sempre più frequenti, direi all’ordine del giorno”, spiega a Sputnik Italia Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp.

- Qual è la situazione nei centri di accoglienza del territorio?

- È sempre più complicata ovunque, sia perché non ci sono strutture adeguate (nella maggior parte dei casi sono troppo piccole e non riescono a ospitare il flusso di migranti che sbarca sulle nostre coste), sia perché il personale sanitario non è mai sufficiente.

Non ci sono cordoni di sicurezza sanitaria e gli stessi migranti, o perché non percepiscono la gravità della situazione oppure soltanto per indolenza, non sono inclini al rispetto delle regole del distanziamento sociale, dell'isolamento o della quarantena.

- Che tipo di situazioni si trovano a fronteggiare gli agenti?

- Le tensioni purtroppo, a Lampedusa così come negli altri centri di accoglienza, sono all'ordine del giorno. Rivolte e risse fanno parte dell'ordinaria amministrazione. Poi in alcuni casi, come è accaduto ieri a Siculiana, l'ordinario diventa straordinario e ne parlano anche i giornali. La situazione di questo centro è quella di una perdurante emergenza.

Il nostro sistema di accoglienza, nonostante sia lo stesso da oltre vent’anni, ormai non è più in grado di far fronte alla situazione di emergenza che stiamo vivendo.

- Che rischi corre il personale di polizia in un contesto, come questo, di emergenza sanitaria?

- I nostri colleghi sono esposti quotidianamente a rischi di ogni tipo, soprattutto perché l’afflusso costante dei migranti crea assembramenti implausibili, ma anche perché cercano in tutti i modi di sfuggire all'isolamento.

Le faccio un esempio: nel centro di Lampedusa la struttura riservata ai malati Covid è bloccata soltanto da una panchina ed è recintata da un semplice nastro. I soggetti positivi al virus, perciò, possono uscire in qualsiasi momento e confondersi con gli altri migranti, esattamente come è già accaduto in più occasioni.

- Qual è il morale degli agenti, si sentono in pericolo?

- C'è un forte rammarico nel personale della Polizia di Stato: è da tempo che i poliziotti si sentono soli ad affrontare questa lunga e infinita emergenza immigrazione che sembra non avere fine. Gli agenti non si sentono supportati né dal governo né dalle altre istituzioni preposte a livello territoriale. Come abbiamo denunciato più volte, quella che doveva essere un'emergenza gestita dal governo è stata trasformata in un'emergenza gestita dalla Polizia. E ci chiediamo: è questa l'attenzione riservata dallo Stato a chi ogni giorno è al suo servizio?

- Pensa che gli sbarchi dovrebbero essere bloccati?

- Lo ripetiamo da tempo e abbiamo più volte invocato l'intervento del governo per gestire questa situazione: l'immigrazione deve essere bloccata immediatamente, altrimenti si andrà incontro a una situazione gravissima e senza precedenti.

- Il ministro dell’Interno ha annunciato che durante le festività natalizie saranno schierati 70mila agenti a controllare gli spostamenti degli italiani, come l’ha presa il personale di Polizia?

- É un dispositivo che ordinariamente viene messo in campo durante il periodo delle festività. Non vi è un ulteriore sovraccarico di lavoro per le nostre forze.

Certo, qualche collega probabilmente dovrà rinunciare alle feste in famiglia, ma non c'è nulla di straordinario: chi fa il nostro lavoro è abituato a vivere in continua emergenza e a sacrificare anche nei giorni di festa l'affetto dei propri cari.
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