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Parla l’esperto: la Cina non userà il “controllo climatico” come arma

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Le autorità cinesi intendono avviare entro il 2025 un progetto di controllo artificiale del clima sul 56% del territorio nazionale. Il progetto sarà implementato al fine di incrementare i volumi di raccolto e di migliorare la reazione alle calamità naturali.

Chen Ying, collaboratore dell’Istituto di ecologia dell’Accademia nazionale cinese delle scienze sociali, ha spiegato a Sputnik per quale motivo questa tipologia di interferenza con la natura non risulta in alcun modo pericolosa.

Come controllare il clima?

Per esercitare un controllo sul clima si ricorre alla cosiddetta tecnica della “semina di nuvole” che consiste nella dispersione nelle nuvole di ioduro d’argento.

“Le nuvole sono il prodotto della condensazione di gocce d’acqua nell’atmosfera. Quando il contenuto di acqua nelle nuvole raggiunge determinati livelli, è necessario introdurre ioduro d’argento per costringere queste gocce a cristallizzarsi e per aumentare la quantità di precipitazioni. A tal fine si utilizza una sorta di proiettile che in prossimità della nuvola esplode e disperde il reagente”, sostiene Chen Ting.

È pericoloso?

Stando a quanto riporta la CNN, gli esperti indiani sono preoccupati della possibilità che la Cina sfrutti questa sua capacità di controllo delle piogge e delle nevicate a suo vantaggio in qualità di arma. Chen Ying considera queste dichiarazioni alla stregua di provocazioni in quanto la portata e le peculiarità della tecnica descritta semplicemente non consentono di sfruttare tale controllo in quel modo.

Inoltre, contrariamente a quanto si pensa, questa tecnica non è pericolosa e non è in grado di arrecare alcun danno al clima su scala globale.

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“Le variazioni climatiche di origine antropica si verificano molto rapidamente e sono localizzate. Si tratta di un’operazione molto precisa che non inficia l’equilibrio climatico globale. Tuttavia, vi sono soggetti secondo i quali la Cina sarebbe in possesso di una tecnologia di controllo delle piogge in grado di influenzare il clima su scala globale. Simili idee, tuttavia, sono una sorta di provocazione nei confronti della Cina”, risponde il professore.

Sviluppo della tecnologia in Cina

La Cina avviò un proprio programma di controllo climatico già negli anni ’60. Ma un progetto mirato all’interazione con le nuvole fu realizzato per la prima volta a Pechino alla vigilia delle Olimpiadi del 2008. Allora i cinesi riuscirono a provocare artificialmente precipitazioni per ripulire il cielo dallo smog.

Stando a Business Insider, a giugno 2016 la Cina stanziò 30 milioni di dollari per il progetto “controllo climatico”. E l’anno dopo altri 168 milioni di dollari per le forniture di strumentazioni: furono acquistati 4 velivoli e 897 piattaforme missilistiche di lancio per la procedura di dispersione dello ioduro.

A gennaio 2019 i media cinesi comunicavano che la strategia di “semina delle nuvole” nella regione occidentale dello Xinjiang era riuscita a prevenire il 70% dei danni che avrebbero arrecato le grandini.

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“Scatenare le piogge in maniera artificiale è un’operazione da eseguire localmente. Non è in grado di influenzare in alcun modo altri Paesi. Questo scenario sarebbe possibile solo se l’operazione venisse eseguita lungo la data frontiera. Ma comunque, si tratta di operazioni talmente localizzate che non sarebbero in grado di infastidire i Paesi vicini”, sostiene l’esperto.

Nuove prospettive

Come osservato dal Consiglio di Stato cinese, entro il 2035 il progetto sarà già ad una fase sufficientemente “avanzata”, dunque si potranno mitigare le conseguenze di calamità naturali quali la siccità, la grandine o gli incendi boschivi.

C’è tuttavia ancora margine di sviluppo. Ad esempio, molti scienziati stanno lavorando allo studio di metodologie per gestire le radiazioni solari (solar radiation management, SRM).

In teoria queste tecniche consentiranno di riflettere localmente la luce solare per contrastare il riscaldamento globale.

“In geoingegneria esiste una tecnologia che non è ancora stata implementata. Consiste nella dispersione di materiali foto-riflettenti nella stratosfera a quota 10.000 metri al fine di raffreddare la Terra. Questa tecnica è definita gestione delle radiazioni solari ed è legata alla creazione di fenomeni climatici artificiali. L’utilizzo dello ioduro di argento per incrementare la quantità delle precipitazioni e la gestione dei raggi solari sono due pratiche del tutto diverse. Le ricerche cinesi nell’ambito della SRM si trovano ora in una fase iniziale, di simulazione computerizzata. Al momento in nessun Paese al mondo è consentito condurre questi esperimenti su larga scala. Si tratta di una tecnologia molto controversa”.

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