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Ospedale indiano mette in guardia sulle infezioni micotiche gravi che può innescare il COVID-19

© AP Photo / Mahesh Kumar AМедицинский работник проводит тест в Индии
Медицинский работник проводит тест в Индии - Sputnik Italia
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Una delle strutture designate dal governo per curare i pazienti COVID, il Sir Ganga Ram Hospital di Nuova Delhi, ha allertato le autorità indiane sul rischio di un'infezione micotica mortale rilevata in pazienti COVID guariti o asintomatici. Finora solo Delhi, una delle regioni più colpite dell'India, ha segnalato questo tipo di infezioni.

Secondo il Sir Ganga Ram Hospital di Nuova Delhi, ci sarebbero stati 10 casi di mucormicosi innescata da COVID negli ultimi 15 giorni (altre fonti aggiornano già a 12 i casi) con oltre il 50% di mortalità e casi di pazienti che hanno perso la vista, o sono stati sfigurati per interventi facciali estremamente invasivi.

​La mucormicosi, una rara infezione fungina, colpisce soprattutto le persone con livelli di immunità relativamente bassi. La malattia è caratterizzata da un'ifa che cresce dentro e attorno ai vasi sanguigni, cioè filamenti che crescono e si diramano facendosi spazio tra i tessuti a partire da un’infezione in genere rinocerebrale.

"La mortalità osservata è attualmente sull’ordine del 50 per cento (cinque pazienti su 10) con decessi certi quando c'è il coinvolgimento del cervello", si legge in una dichiarazione rilasciata oggi, lunedì 14 dicembre, dall’ospedale.

Il dottor Munish Munjal, specialista otorinolaringoiatra presso l'ospedale, afferma che, sebbene l’allarmante malattia non sia nuova, "la novità è che è il COVID che sta scatenando la mucormicosi".

"La frequenza con cui assistiamo al verificarsi di mucormicosi innescata da COVID con elevata morbilità e mortalità non è mai stata osservata prima ed è scioccante e allarmante", aggiunge il dott. Munjal.

In uno dei recenti casi di mucormicosi indotta da COVID, un uomo d'affari di 32 anni di Delhi è finito per essere sfigurato dopo aver contratto il fungo in seguito al suo recupero da COVID.

Le autorità dell'ospedale hanno detto che l'uomo aveva sviluppato una ostruzione al naso sul lato sinistro e occhi gonfi solo due giorni dopo che si era ripreso dal COVID nella stessa struttura.

I suoi test hanno rivelato la presenza non solo di zuccheri e livelli di infezione "molto elevati", ma anche la presenza di un fungo del muco, secondo i registri ospedalieri.

"Una scansione di risonanza magnetica ha rivelato che l'infezione aveva già distrutto una parte significativa dei seni nasali, dell'occhio, della mascella superiore e dei muscoli del lato sinistro ed era persino arrivata al cervello”, ha rilevato l'ospedale.

"Un team di chirurghi maxillo-faciali, otorinolaringoiatri e oculisti ha sottoposto il paziente ad una lunga operazione cui è seguita una intensa cura farmacologica antifungina durata più di due settimane”, ha anche rivelato l'amministrazione dell'ospedale.

Secondo i medici, responsabile di questo tipo di gravi complicanze sarebbe il sistema immunitario debole di alcuni pazienti COVID tuttavia, il fatto che per ora l’allarme sia provenuto solamente da uno specifico ospedale, pone il sospetto che la causa possa essere stata piuttosto il tentativo di terapie troppo aggressive a base di steroidi su pazienti già di per sé immunodepressi.

Al momento non esistono dati certi per affermare quale delle versioni e delle ipotesi sia più coerente.

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