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Covid in Italia, Cts chiede stretta ulteriore: terza ondata quasi certa

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Mentre è in corso a Palazzo Chigi la riunione tra Conte, il Cts e i capi delegazione della maggioranza, trapela la linea della prudenza da parte degli esperti: tenere le chiusure e non fare concessioni.

Il Comitato tecnico-scientifico propone una ulteriore stretta alle misure di contenimento durante il periodo di Natale.

Sarebbe questo il parere consegnato nelle mani del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dai tecnici che coadiuvano il Governo nella messa in campo delle misure di tutela della salute pubblica degli italiani contro il coronavirus.

In queste ore a Palazzo Chigi si svolge la riunione tra Conte, i capi delegazione della maggioranza e il Cts per decidere i prossimi passi da compiere alla luce dell’attuale situazione epidemiologica e tenendo conto delle richieste di molti territori e di molte famiglie di non essere divise, almeno nel giorno di Natale, dal resto dei parenti.

Problema controllo del territorio

Il ministro Luciana Lamorgese ha garantito un impegno straordinario di 70 mila tra uomini e donne delle forze dell’ordine per garantire sicurezza e ordine durante le feste natalizie, ma il Cts fa notare l’impossibilità di gestire in modo capillare qualsiasi concessione sul territorio.

I dati sono considerati preoccupanti e l’incidenza dell’ultimo monitoraggio indica 193 casi ogni 100 mila abitanti, mentre dovrebbero essere 50 ogni 100 mila abitanti per ritenersi una situazione sotto il controllo del contact tracing.

Si fa notare anche che l’Italia ha un numero di morti giornaliero superiore alla Germania, nazione che ha però 20 milioni di abitanti in più del nostro Paese.

Terza ondata una certezza

Il professore Andrea Crisanti intervistato dall’Ansa afferma:

“Se rimangono le condizioni che ci hanno portato alla seconda ondata ed in mancanza di un piano nazionale, la terza ondata pandemica è una certezza e non una probabilità”.

Crisanti afferma che tra prima e seconda ondata non sono state applicate le dovute misure necessarie “a mantenere bassi i contagi sul territorio, e in assenza di un vero piano nazionale la terza ondata è inevitabile”, ha detto il microbiologo dell’Università di Padova.

Quel che manca secondo Crisanti è un sistema informatico unico che elimina le differenze regionali, e un sistema capace di portare i tamponi molecolari “laddove sono necessari altrimenti non se ne esce”.

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