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Ecco perché l'Italia fa fatica a gestire i fondi europei

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La questione della cabina di regia per gestire i 209 miliardi del Recovery Fund divide le forze di governo. E secondo il Post non piace neanche all'Unione europea che già in passato ha criticato l'Italia per l'assorbimento dei fondi dell'Ue.

Le critiche alla cabina di regia ipotizzata dal premier Giuseppe Conte per gestire i 209 miliardi del Recovery Fund non arrivano soltanto da Matteo Renzi. Secondo un approfondimento del Post, la soluzione della task force scelta da Palazzo Chigi lascia perplesso qualcuno anche a Bruxelles, dove verrebbe vista come “una scorciatoia” che non risolve però le criticità del nostro apparato burocratico.

La questione divide anche gli italiani. Un sondaggio realizzato da Swg per la trasmissione di La7 L’aria di Domenica, condotta da Myrta Merlino, mostra come il 37 per cento degli intervistati sia d’accordo con il premier, mentre un altro 37 per cento bocci questa soluzione, ritenendo che i soldi debbano essere gestiti da un gruppo di esponenti dei partiti sia di maggioranza sia d’opposizione.

Il timore condiviso è che le risorse che dovrebbero essere impiegate per far ripartire il nostro Paese con la digitalizzazione, la sostenibilità e l’ammodernamento scuole, infrastrutture e trasporti, finiscano impantanate nei grovigli della burocrazia.

Un dossier pubblicato lo scorso settembre dalla Corte dei Conti, infatti, ha rivelato che l’Italia è riuscita ad assorbire soltanto il 38 per cento dei fondi del bilancio 2014-2020 dell’Unione europea, classificandosi penultima tra i Paesi membri. Peggio di noi ha fatto solo la Croazia.

Per avere un’idea Francia e Germania hanno assorbito rispettivamente il 53 e il 49 per cento dei fondi, mentre i più virtuosi sono stati i Paesi scandinavi, Finlandia in testa con il 73 per cento.

Secondo gli esperti alla base della deludente performance italiana ci sarebbe una pubblica amministrazione non all’altezza della media europea.

Il personale ha un’età media di 50 anni e soltanto quattro dipendenti su dieci sono laureati, quasi tutti in Economia o Giurisprudenza. A mancare sono soprattutto architetti, ingegneri, geologi, insomma profili diversi e più tecnici, capaci di seguire lo sviluppo dei progetti.

Una fonte della Commissione Ue, citata dal Post, nota ancora come la pubblica amministrazione italiana recluti personale con “modalità ottocentesche”. I funzionari italiani, d’altra parte, accusano l’Ue di non riuscire a rendere più semplici ed efficaci le procedure per ottenere i fondi.

A complicare la faccenda ci sono i tempi della giustizia, più lunghi rispetto alla media del Vecchio Continente. E, infine, la questione politica: le amministrazioni locali spesso preferiscono dedicarsi a progetti più vantaggiosi in termini elettorali che impelagarsi “nella complessa macchina di gestione dei fondi europei”.

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