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Vantaggio reciproco: Marocco e Israele si avvicinano sempre di più

© AFP 2021 / JODY AMIETCombinazione bandiere Marocco e Israele
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In esito all’annuncio reso nella giornata di giovedì il Marocco è diventato il sesto Paese musulmano a normalizzare i rapporti con Israele dopo Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Sudan.

Stanno all’annuncio, Israele e Marocco apriranno per la prima volta uffici di rappresentanza (il primo passo per la successiva inaugurazione di ambasciate) e Rabat consentirà l’esecuzione di voli diretti tra le due nazioni.

Non è ancora chiaro quando si terrà la cerimonia di sottoscrizione, ma i media israeliani hanno indicato la data limite del 20 gennaio quando il presidente statunitense Donald Trump, che fu uno dei fautori di questo accordo, dovrà lasciare la Casa Bianca.

Uniti grazie al Re?

Simon Skira, fondatore della Morocco-Israel Friendship Association, ha accolto con felicità la notizia dell’accordo sottolineando la storicità dell’evento per le due nazioni. Inoltre, Skira si è detto convinto che i marocchini supporteranno il patto in quanto la decisione è stata presa proprio dal Re del Paese, Mohammed VI.

I recenti sondaggi, però, lasciano trasparire uno scenario ben diverso. Secondo uno di essi, infatti, soltanto il 16% dei marocchini ha una percezione favorevole di Israele mentre il 70% degli interpellati sostiene di avere una visione negativa del Paese.

Queste “visioni negative” si sono manifestate chiaramente nel mese di settembre quando centinaia di marocchini sono scesi in strada per esprimere il loro malcontento in merito agli accordi di normalizzazione tra Israele, UAE e Bahrain. In quell’occasione si gridò ai “Paesi traditori” e si giurò di “non dimenticare mai Al Aqsa e Gerusalemme”. [Al Aqsa è il terzo luogo sacro dell’Islam]

Un’ampia varietà di interessi

Tuttavia, Skira sostiene che queste proteste, sebbene si possano ripresentare, non costituiranno un impedimento per il semplice fatto che non andranno a scalfire l’ampia varietà di interessi che l’accordo tra Israele e Marocco racchiude.

“È una situazione di reciproco vantaggio per entrambi i Paesi”, sostiene l’attivista.

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Per il Marocco i benefici dell’accordo sono evidenti. Gli USA hanno già riconosciuto le pretese di Rabat in merito al conteso territorio del Sahara occidentale, un punto di frizione tra il Paese nordafricano e il Fronte Polisario supportato dall’Algeria che ha tentato di stabilire nel territorio in questione uno Stato indipendente. Ed è altamente probabile che altre nazioni, fra cui Israele, seguano le orme di Washington in tale direzione.

Anche l’Iran è uno dei temi caldi. Il presunto supporto prestato da Teheran al Fronte Polisario nel Sahara occidentale non è mai andato a genio al monarca marocchino e nel 2018 i due Paesi hanno interrotto le relazioni diplomatiche espellendo i diplomatici stranieri dal proprio Paese.

Allora Rabat era certa che l’Iran avesse prestato aiuto al gruppo di ribelli fornendo loro equipaggiamento militare e sessioni di addestramento. Queste accuse non furono mai negate né confermate dall’Iran.

Per contrastare questa eventualità il Marocco non solo avrà bisogno del sostegno internazionale (che ora saranno gli USA a fornire) ma necessiterà anche di equipaggiamenti.

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Nella giornata di giovedì è emerso che Washington ha raggiunto un accordo con Rabat nel quale si autorizza la vendita di 4 droni avanzati alla nazione nordafricana. È molto probabile che anche Israele diventerà un fornitore abituale di armamenti per il Marocco.

In realtà, Israele ha già venduto in passato equipaggiamenti militari al Marocco. Infatti, nel 2014 lo Stato ebraico ha venduto a Rabat diversi droni e nel mese di febbraio di quest’anno, stando ai rapporti, il Paese nordafricano ha ricevuto altri 3 droni da ricognizione dagli israeliani.

“Il canale commerciale tra Israele e Marocco è stato operativo per molti anni”, sostiene Skira. “E ora queste relazioni diventeranno sempre più forti”, aggiunge.

Vantaggio reciproco

Tuttavia, gli interessi di Tel Aviv in Marocco vanno ben oltre il commercio, sebbene i volumi commerciali, anche senza relazioni di natura formale, si sono attestati a circa 30 milioni di dollari l’anno.

“Il primo ministro Benjamin Netanyahu sa bene che il Re Mohammed VI è il presidente del Comitato Al Quds, un organo influente nel mondo musulmano e islamico che in quanto tale può influenzare altre nazioni che oggi non intrattengono relazioni con Israele a instaurarle”.

Noto per i suoi buoni rapporti con i palestinesi, Skira ritiene che il monarca marocchino possa svolgere un ruolo chiave nel mediare tra israeliani e palestinesi i quali hanno già criticato la decisione di Rabat di normalizzare le relazioni con lo Stato ebraico.

“Nel 2000, con lo scoppio della seconda Intifada, il Marocco ha interrotto i rapporti di Israele che erano stati instaurati in esito agli Accordi di Oslo del 1993. Ora pare che Rabat intenda lasciarsi il passato alle spalle e aprirsi nuovamente agli israeliani”.
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