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Ex Ilva, firmato l'accordo con Mittal: torna l'acciaio di Stato

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Invitalia entrerà nella società che gestisce l'acciaio di Taranto con una quota del 50% destinata ad un aumento sino al 60% della compagine azionaria a partire da maggio 2022.

Firmato l'accordo tra ArcelorMittal e Invitalia che consentirà il ritorno dello Stato nell'acciaieria di Taranto. Con l'accordo siglato ieri, l'acciaio dell'ex Ilva verrà coprodotto con capitale pubblico.

La notizia è arrivata verso le 22.30 del 10 dicembre, nella stessa giornata in cui è stato sciolto a Bruxelles lo stallo del Recovery Fund. L'intesa prevede un ingresso della controllata del Mef con una quota del 50% della compagine azionaria di AM Investco Italy Spa, destinata ad aumentare partire dal maggio 2022. 

L'aumento di capitale dai €400 milioni iniziali a 680 milioni permetterà ad Invitalia di diventare azionista di maggioranza con il 60% delle quote di capitale, con ArcelorMittal al 40%. 

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Nel comunicato congiunto si legge si specifica che "l’accordo prevede un significativo impegno finanziario da parte dello Stato italiano e rappresenta un passo importante verso la decarbonizzazione dell’impianto di Taranto attraverso l’avvio della produzione di acciaio con processi meno inquinanti". 

Garantito anche il livello di produzione, con un obiettivo di 8 milioni di tonnellate annue nel piano industriale, e la continuità occupazionale. 

La governance

L'ingresso del capitale pubblico per la produzione dell'acciaio determinerà una governance condivisa con un presidente della società che rappresenta lo stato, l'ad di Arcelor Mittal e tre consiglieri per parte. Con l'aumento di capitale i ruoli si invertiranno e l'ad andrà allo Stato. 

Decarbonizzazone

L'intesa prevede un piano ambientale per la riconversione e decarbonizzaione dello stabilimento. 

"Sarà tra l'altro avviato il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l'attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l'anno", si legge nella nota del Mef. 

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Un investimento da 2,1 miliardi permetterà un mix produttivo di altiforni tradizionali ed elettrici. Sarà sostituito l'altoforno 5. 

Occupazione

La firma impegna alla continuità occupazionale con "il completo assorbimento, nell'arco del piano, dei 10.700 lavoratori impegnati nello stabilimento".

L'obiettivo di piena occupazione dovrà essere raggiunto entro il 2025. Fino ad allora sarà prevista la cassa integrazione per 3.000 dipendenti a partire dal 2021. 

La protesta dei sindaci

Protestano gli amministratori locali che giorno 9 dicembre hanno consegnato le fasce tricolore al prefetto in segno di clamoroso dissenso verso la firma dell'accordo. 

In precedenza il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, aveva definito l'accordo una presa in giro, relativamente al piano di risanamento ambientale, riconversione e bonifica. 

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