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Ex Ilva, Emiliano: scelta scellerata, accordo non tutela la salute dei tarantini e l’ambiente

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Così il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha commentato l’accordo raggiunto dal governo con ArcelorMittal per l’ex Ilva di Taranto, esprimendo il “netto dissenso di tutta la maggioranza di governo della Regione”.

L’accordo prevede l’ingresso dello Stato, tramite Invitalia, al 50% e successivamente, dal 2022, il controllo pubblico dell’azienda, “dalla cui proprietà al 100% era uscito nel 1995”, ricorda oggi Emiliano in un comunicato.  

“Piano industriale anacronistico”

Ammettendo di non conoscere ancora tutti i dettagli dell’intesa, il governatore boccia “un piano industriale che, confermando o addirittura rilanciando la tecnologia tradizionale che ha caratterizzato la fabbrica di Taranto dalla sua costituzione ad oggi, appare anacronistico e assolutamente fuori dal perimetro di decarbonizzazione che è stato per anni oggetto di discussione e approfondimento”.

“La sola idea che il raggiungimento di una produzione industriale vicina alle 6 milioni di tonnellate di acciaio, passi attraverso la ricostruzione degli altiforni, e in particolare di AFO 5, genera sgomento. Ricostruire il più grande altoforno d’Europa con la tecnologia a ciclo integrato a carbon coke significa continuare ad inquinare l’80% in più rispetto alle tecnologie con le quali si attua la decarbonizzazione totale della fabbrica”.

Per Emiliano si tratta di "una scelta incongrua, datata, utile esclusivamente ad avvicinare la fabbrica ad una ipotesi di presunta redditività che, però, dovrà essere comunque garantita dai soldi pubblici a sostegno della massiccia cassa integrazione attuata da ArcelorMittal, attuale affittuario di un ramo d’azienda". 

Scelta scellerata

Il governatore ha sottolineato come l’accordo sia stato raggiunto contemporaneamente all’intesa raggiunta a Bruxelles dai leader europei sul Next Generation Ue:

“Firmando l’accordo di stanotte l’Italia saluta questo importante traguardo offrendo al mondo una prospettiva industriale del secolo scorso, in cui le next generations subiranno il peso ambientale, sociale e finanziario di una scelta scellerata”. 
Italia e Taranto non potranno godere degli aiuti europei

Emiliano definisce “incomprensibile” la scelta di produrre acciaio senza rispettare “la vita delle persone e tutelare l’ambiente”, mentre “i pilastri della programmazione comunitaria vengono orientati verso la finanziabilità di investimenti che garantiscano la transizione green dell’industria europea, anche in deroga alle norme sulla concorrenza e gli aiuti di Stato”.

In questo modo “l’Italia e Taranto non potranno godere degli aiuti europei che servono a rendere green le acciaierie e sarà lo Stato, con i nostri soldi, a ricostruire il mostruoso altoforno 5 a carbone”. 

“Non serve essere dei geni dell’industria per comprendere che ammesso che una tecnologia abbia costi di gestione più alti, il prezzo finale del prodotto risentirà comunque più che positivamente dal fatto che gli investimenti per realizzare il processo industriale sono stati concessi a fondo perduto. È pazzesco che gli aiuti di stato italiani ricostruiscano tecnologia non green, non decarbonizzata, facendo cadere, miseramente, il velo della convenienza di adeguamenti industriali moderni e ambientalmente compatibili".

La protesta dei Sindaci della provincia di Taranto

Nei giorni scorsi il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha bollato l’accordo come una “presa in giro”, e gli amministratori della provincia hanno consegnato la fascia tricolore in segno di protesta contro l'accordo.

"Finché sento parlare, tutto nella stessa equazione, di rifacimento di altiforni, di piena occupazione dentro allo stabilimento siderurgico, di piani sconosciuti del governo e persino di sostenibilità ambientale col carbone, mi sento soltanto preso in giro, e con me sicuramente la maggioranza dei tarantini", aveva scritto su Facebook.

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