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Giuseppe Conte, la sua buona stella l’ha abbandonato?

© Foto : Filippo Attili / CC-BY-NC-SA 3.0 IT Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, partecipa alla sessione dei lavori della prima giornata. G20
 Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, partecipa alla sessione dei lavori della prima giornata. G20 - Sputnik Italia
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Nonostante Politico promuova a pieni voti Giuseppe Conte posizionandolo fra i leader più credibili al mondo, nelle ultime settimane cala la fiducia degli italiani nel premier Conte. Di fronte ai cittadini restrizioni su restrizioni, zone rosse e arancioni, molta confusione e una pandemia che non si arresta.

Il gradimento degli italiani nei confronti del primo ministro Conte secondo i sondaggi continua a calare. Sembrano appartenere ad un’altra epoca oramai gli inni cantati dai balconi, gli applausi di solidarietà e l’entusiasmo di superare insieme tutte le sfide. Oggi a fare da padrone sono la rabbia, la stanchezza e la confusione di fronte alle continue restrizioni del governo e ai morti da Covid che continuano a salire.
Il successo di Conte durante la prima ondata della pandemia sta scemando lasciando sempre più spazio allo scontento dei cittadini. La sua buona stella l’ha abbandonato? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Paolo Feltrin, politologo, già docente di Scienza della politica all’Università di Trieste.

— Conte è fra i leader più credibili secondo la lista di Politico.eu. Durante la pandemia, soprattutto i primi mesi, Conte ha raccolto effettivamente molti consensi. Professore Feltrin, che cosa ne pensa del successo di Conte nella prima fase dell’emergenza?

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— Nella prima ondata Conte ha avuto fortuna, ma è anche stato abile. Giuseppe Conte non è mai stato nemmeno consigliere comunale né consigliere regionale, si è trovato ad affrontare una situazione di emergenza senza le cosiddette professionalità. Ognuno ha il suo soffitto, il soffitto di Conte è risultato molto più alto di quanto ci si attendesse. Probabilmente ha avuto dei buoni consiglieri, nessuno si era mai immaginato nella storia politica italiana la scelta dei dpcm, che è risultata una scelta efficace.

La prima fase porta Conte ad essere considerato uno fra i migliori leader politici occidentali nella soluzione dell’emergenza, tanto che a luglio l’Italia era al tredicesimo posto per morti per milione di abitanti. Perfino Krugman sul New York Times si chiedeva come mai gli americani non potessero fare come l’Italia. Il consenso era molto elevato. Nella seconda ondata Conte non ha fatto tesoro degli insegnamenti della prima.

— Nelle ultime settimane infatti il gradimento degli italiani nei confronti di Conte continua a calare, a causa anche delle restrizioni e di un’Italia suddivisa in colori. Possiamo dire che più si va avanti con la pandemia e più calano i consensi per Conte?

— Quando una malattia prosegue ci si deprime sempre. Capita con i terremoti, con le tempeste e via dicendo. In un primo momento si è tutti soddisfatti di affrontare la sfida, di superare il periodo difficile, quando le difficoltà aumentano alla duecentesima scossa la gente si deprime e si arrabbia. Come reazione popolare è normale, lo vediamo in tutto il mondo. Nella prima ondata c’erano gli inni, la solidarietà, adesso tende ad esserci depressione, rabbia e malcontento.
Con ogni probabilità non ci si aspettava una seconda ondata così pesante. Eravamo a 35 mila morti a giugno, adesso siamo a 62 mila. La seconda ondata sta facendo gli stessi o addirittura più morti della prima. L’Italia non a caso ora è il quarto Paese per morti per milione di abitanti. Qui forse ci sono stati anche degli errori.

— Quali?

— La buona stella che ha aiutato Conte nella prima ondata lo ha abbandonato nella seconda. C’è stato un maggior numero di indecisioni, il premier non ha coinvolto con sufficiente energia le regioni. Mentre nella prima ondata c’è stata una forte solidarietà europea, in questa seconda ondata vi sono sempre dei distinguo in Europa che non aiutano. Infine non c’è un messaggio chiaro alla popolazione. Bisogna spiegare meglio i perché. Comunque sia in questa seconda ondata tutti i leader politici nel mondo stanno perdendo consenso.

— Il giorno x è arrivato, alla fine il Mes è passato. Ora che cosa succederà a livello politico interno?

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— Negli sbandamenti più grossi della seconda ondata è intervenuto il Presidente della Repubblica, chiamando i singoli presidenti di regione, i presidenti delle Camere, chiamando i sindaci. Sembra che il Presidente della Repubblica abbia cercato di coprire le falle di Conte. Questo ruolo del Presidente della Repubblica continuerà anche adesso e nelle prossime settimane.
La paura principale di Mattarella è evitare a tutti i costi una possibile crisi. Mi aspetto fibrillazioni, ma pochi o nulli atti concreti. Non sono neanche sicuro che si vada verso un rimpasto. Bisogna evitare il rischio maggiore: aperta la crisi non si saprà più come uscirne.

— Come le sembra la solidità di questo governo? Che prospettive si vedono all’orizzonte?

— Nessuno vuole correre il rischio di farsi del male. Il governo è debole, ma qualsiasi altra alternativa è ancora più debole. La sua debolezza è la sua garanzia di sopravvivenza. Da giugno 2021 avremo il problema del semestre bianco, cioè il semestre quando non si possono più fare elezioni in attesa della elezione del Presidente della Repubblica, che avverrà nel 2022. Quindi abbiamo 6 mesi davanti: il problema del Presidente della Repubblica, di Conte e della maggioranza è come superare questo semestre senza che succedano guai. Un governo quindi debolissimo, ma con la fortuna di vivere questa situazione pericolosa. Meglio un comandante debole, che nessun comandante. Avremo fibrillazioni nelle prossime settimane, ma dubito che si arrivi ad una crisi.

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