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Diritto di replica: Luca Ribustini sull'affondamento della corazzata Novorossijsk

CC0 / Pixabay / Lavoro
Lavoro - Sputnik Italia
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La notte del 29 ottobre 1955, la corazzata Novorossijsk affondò nella baia di Sebastopoli dopo una forte esplosione. Una tragedia in cui morirono più di 600 marinai. Per anni i russi hanno creduto che ad affondare quella che prima si chiamava la ‘Giulio Cesare’ fossero stati gli italiani per vendetta.

Il giornalista Luca Ribustini, autore del libro "Il Mistero della Corazzata Russa: fuoco, fango e sangue" (Pellegrini, 2014) ha scritto a Sputnik Italia in merito all'articolo "Il falso mito dell’affondamento della corazzata russa Novorossijsk da parte della Xª MAS nel 1955" pubblicato in data 28 ottobre a firma di Alessio Trovato, con la richiesta di esporre il proprio punto di vista sul lavoro svolto.

La redazione di Sputnik Italia pubblica di seguito la replica di Ribustini:

La replica di Luca Ribustini

L’enfasi data dagli organi di stampa alla dichiarazione di D’Esposito è, in tutta evidenza, una forzatura che annebbia la corretta visione del fatto. 

Trasformare una testimonianza, peraltro di un ex appartenente alla Xa MAS, con una certezza assoluta crea una confusione dannosa. Quanto è accaduto sulla stampa, seppure per nulla inedito, meriterebbe una riflessione a parte. Una testimonianza va presa con cautela e, come ho argomentato nel libro, non è necessariamente depositaria di verità inconfutabili.

Tuttavia proprio per l’ampia risonanza che questa dichiarazione ha avuto sulla stampa, ho sentito il dovere, la responsabilità, di approfondire. 

Troppo importante la questione e troppo tragica quella frase di D’Esposito per lasciarla sospesa in balia dei media e della rete. Ciò che ho trovato è riportato nel libro dove, in conclusione, l’affondamento della corazzata da parte di ex incursori della Xa MAS è un’ipotesi verosimile e non una certezza assoluta.

Se l’italiano non è un’opinione, “ipotesi” è un sostantivo che non dà adito a equivoci così come “verosimile” è un aggettivo che attribuisce ad un fatto l’apparenza della verità, non la certezza assoluta. 

Il fatto che un gruppo di nostalgici fascisti esaltino questa ipotesi verosimile spacciandola per verità assoluta e attribuendole un carattere eroico è semplicemente inaccettabile e da respingere con fermezza.

Ma riportare il contenuto del libro alla pari di altre ipotesi, ovvero considerare la mia pubblicazione una delle ipotesi possibili, può aiutare a isolare e neutralizzare certe posizioni nostalgiche. Colgo l’occasione per sgombrare il campo, spero una volta per tutte, dalla suggestione di alcuni nostalgici sulla data del 28 ottobre, ricorrenza della Marcia su Roma: direi che siamo al folklore.

Suggestione ridicola che, come altre, confonde il lavoro serio che si può fare su questa storia. 

In questa storia, anche se ciò non piace ai titolisti dei giornali sempre in cerca di scoop, la posizione a mio avviso più corretta è quella della sfumatura, dei mezzi toni, ma mi rendo conto che non sempre è cosi semplice.

Il bianco e il nero sciolgono apparentemente ogni dubbio ma le sfumature di grigio avvicinano a una lettura possibile della verità e questa storia è piena di sfumature di grigio.

Per quanto mi riguarda ho pari stima e rispetto per le ipotesi di quegli studiosi e giornalisti che desiderano mantenere viva la memoria di questo fatto tragico e non ho mai dubitato che il lavoro della commissione nel ‘55 sia stato condotto con tutta l’onestà e con tutti i mezzi che in quegli anni erano a disposizione. Ma, come altri che si sono occupati della vicenda, ho dei dubbi legittimi.

Линейный корабль Новороссийск в Севастополе - Sputnik Italia
Il falso mito dell’affondamento della corazzata russa Novorossijsk da parte della Xª MAS nel 1955

Nel pezzo di Alessio Trovato, oggetto di questa replica, si fa un accenno al ruolo della CIA e ai suoi rapporti con Borghese e con gli ex appartenenti alla Xa MAS dopo la guerra.

Borghese, c’è ampia letteratura in tal senso, fu liberato da James Jesus Angleton perché gli americani avevano bisogno di fascisti e nazisti per combattere i comunisti italiani e arginare i sovietici.

L’intromissione, drammatica e devastante, della CIA e degli americani nello sviluppo legittimo dell’Italia del dopoguerra insegna molto e sono in molti ad averne fatto le spese: questo è uno dei tanti spunti di riflessione che la vicenda del Novorossiysk offre. Conosco bene Nikolai Cherkashin, che stimo, come conosco i lavori di Titorenko, Karzavin e altri studiosi che si sono occupati della vicenda.

In tutti questi anni non ho mai sentito che fosse in pericolo l’amicizia antica che lega il popolo italiano a quello russo. Certamente c’è chi vuole minare quest’amicizia e simili provocazioni vanno smascherate e contrastate.

Due popoli che si incontrano per discutere di un fatto cosi tragico sanno benissimo che per rimanere vicini e in amicizia devono rispetto l’uno per l’altro. Stesso rispetto che io ricevo dagli amici studiosi russi e che continuo a ricambiare. Io credo che non aiuti rimuovere dal tavolo di lavoro ciò che non condividiamo se, naturalmente, si tratta di materiale onesto intellettualmente.

Riterrei più utile avere un dossier ricco che offra molti spunti di approfondimento. È questo tavolo di lavoro che io auspico di vedere presto a Sevastopol con giornate di approfondimento, di studio e di confronto tra russi e italiani.

Un’opportunità complessa ma di grande valore.

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