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Accordo Brexit tra Londra e Bruxelles vacilla, Johnson avverte Tories e parla con von der Leyen

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I negoziati per un accordo commerciale e un'uscita ordinata e meno traumatica di Londra dalla Ue sono stati messi in pausa dal momento che "non ci sono le condizioni per un'intesa".

Il premier britannico Boris Johnson è stato avvertito dai falchi del suo partito di non cedere alle pressioni della Ue sui punti critici dell'accordo sulla Brexit nonostante l'incombente scadenza per il periodo di transizione, scrive il Daily Mail.

Il tempo stringe con la preoccupazione crescente che l'attuale situazione di stallo nei negoziati possa sfociare in uno scenario senza accordo dopo il 31 dicembre, il che significa che l'UE e il Regno Unito dovranno commerciare secondo le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto).

Tuttavia anche se è a rischio l'uscita ordinata del Regno Unito dal blocco europeo, i tories irriducibili della Brexit hanno fatto sapere a Johnson che fare concessioni a Bruxelles su questioni quali l'accesso alle acque di pesca del Regno Unito e il concetto di "parità di condizioni'' potrebbero far diventare il Paese uno "Stato cliente" permanente della Ue. La parità di condizioni si riferisce ai sussidi statali e agli standard normativi, con Bruxelles preoccupata che la Gran Bretagna possa alleggerire i vincoli e sovvenzionare pesantemente le proprie industrie, ottenendo vantaggi competitivi ingiusti.

I conservatori hanno anche criticato i tentativi del presidente francese Emmanuel Macron di presumibilmente fare pressioni sul capo negoziatore dell'UE Michel Barnier affinché adotti una posizione dura nei colloqui.

Uno degli ostacoli persistenti durante i round dei negoziati sull'accordo commerciale sulla Brexit è stato la pesca, con l'ex leader dei tories Sir Iain Duncan Smith che la definisce come una "questione di principio". Lodando l'esempio della Norvegia, che stabilisce le proprie quote di pesca, Smith avrebbe affermato che il Regno Unito dovrebbe iniziare con il controllo del "100%".

"Dobbiamo essere trattati come viene trattata la Norvegia. Non stiamo cercando vantaggi, ma di avere il controllo. Da lì, negoziamo con altri Paesi quale accesso ottengono. È così semplice", ha affermato Sir Iain Duncan Smith citato dal Telegraph.

Ha parlato di Gran Bretagna come ridotta a Stato cliente della Ue a meno che non si assicuri l'autonomia normativa Theresa Villiers, l'ex segretaria dell'Ambiente.

Ha aggiunto che la questione potrebbe essere utilizzata da Bruxelles come "strumento principale" con cui potrebbe "legarci alle loro leggi".

Secondo quanto riferito, alcuni conservatori temono che Boris Johnson possa cedere alle incessanti pressioni di Bruxelles.

"Sono molto preoccupato che il Primo Ministro stia per firmare qualcosa di inaccettabile. Se Boris ci svende sulla Brexit, allora è finito, e penso che lo sappia ", ha detto il deputato conservatore Andrew Bridgen.

Accordo commerciale "in bilico"

I mal di pancia dei tories arrivano mentre i principali negoziatori del Regno Unito e dell'UE, David Frost e Michel Barnier, hanno annunciato di sospendere i colloqui per parlare con i rispettivi leader politici a fare il punto. In una dichiarazione congiunta le parti hanno affermato che le condizioni per un accordo non erano ancora state soddisfatte.

​Il premier Boris Johnson e la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen saranno impegnati in una riunione di emergenza oggi per cercare di uscire dall'impasse sull'accordo commerciale post-Brexit.

Allo stesso tempo trapela che David Frost creda che ci siano poche speranze di progresso a meno che i leader della Ue non convincano Emmanuel Macron a fare marcia indietro sulla sua posizione rigida.

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