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L’organizzatore dell’orgia gay con l’eurodeputato ungherese fornisce i dettagli della serata

© AP Photo / Francisco SecoLa sede del Parlamento europeo a Bruxelles
La sede del Parlamento europeo a Bruxelles - Sputnik Italia
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L'organizzatore dell’orgia gay a Bruxelles che ha portato alle dimissioni dell'europarlamentare ungherese Jozsef Szajer ha parlato alla stampa belga, dicendo di non conoscere il politico. Ha anche fornito dettagli sulla serata e sull'intervento della polizia nel suo appartamento accusando gli agenti di aver detto "cose orribili sui gay".

David Manzheley, un dottorando polacco di 29 anni, è l’organizzatore della famosa orgia gay dello scorso venerdì 27 novembre nel suo appartamento di Bruxelles, in pieno regime di lockdown. In seguito a quell’evento la polizia belga ha arrestato tra gli altri anche l'eurodeputato ungherese Jozsef Szajer, che subito dopo si è dimesso. Manzheley è intervenuto sul quotidiano fiammingo Het Laatste Nieuws (HLN) per raccontare la sua versione dei fatti.

Il giovane organizza questo tipo di feste più volte all'anno, nonostante le restrizioni imposte quest'anno dalla pandemia. “Alle mie feste invito sempre alcuni amici, che a loro volta portano alcuni amici […]. L'unica differenza è che nel frattempo facciamo anche sesso tra di noi. Non vedo cosa c'è che non va", ha detto al giornale.

Afferma inoltre che non era a conoscenza che tra i partecipanti vi fosse anche il politico ungherese: “Non conosco quest'uomo. È amico di un amico. Siamo tutti adulti, tutto avviene per mutuo consenso", ha spiegato. Anche un diplomatico estone è stato arrestato per aver partecipato alla serata.

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In totale erano presenti 25 persone, ma l'organizzatore assicura che tutti si sono comportati "in modo responsabile”.

"Ho invitato dieci amici e loro ne hanno invitati altri, a una condizione: tutti gli ospiti dovevano aver già avuto il coronavirus e non dovevano avere alcun sintomo", spiega. "C'erano anche due infermieri presenti, non pensavano nemmeno fosse pericoloso".

Intervento della polizia

Al canale fiammingo VTM, Manzheley ha poi descritto l’irruzione delle forze di sicurezza a casa sua "senza mandato né documenti".

"Siamo stati attaccati dalla polizia come fosse la Gestapo", ha denunciato. “All'improvviso, molti poliziotti erano nel mio soggiorno. Carta d'identità! Proprio adesso! Ma non indossavamo nemmeno le mutande. Come avremmo quindi mai potuto mostrare le nostre carte d'identità?".

Manzheley ha infine aggiunto che le forze di sicurezza avrebbero fatto commenti omofobi contro i suoi ospiti. "Erano molto cattivi e dicevano cose orribili sui gay", ha detto lo studente polacco. Consapevole che la sua serata è stata bandita puramente per restrizioni sanitarie, ha comunque chiamato a "unirsi per protestare contro queste regole, come in altri Paesi".

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