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Covid, uno studio lancia l'allarme: "I test rapidi sbagliano quasi una volta su due"

© AP Photo / Pavel GolovkinTest per il coronavirus
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Uno studio di Altamedica mette in guardia contro la scarsa affidabilità dei test antigenici rapidi: solo in 151 casi su 249 risultati positivi al tampone classico, l’antigene è stato rilevato. Il direttore scientifico Claudio Giorlandino avverte: "Così i falsi negativi possono diffondere il virus".

Nelle scorse settimane decine di farmacie nel Lazio hanno iniziato ad eseguire i test rapidi antigenici per rilevare il Covid. Gli stessi che si possono trovare anche negli ambulatori privati. Il risultato, grazie alla tecnica di immunocromatografia, arriva dopo pochi minuti. Ma l’esito è sempre certo? Secondo un’indagine del Centro ricerche Altamedica di Roma, citata dall’Adnkronos, questo tipo di test “sbaglia quasi una volta su due”.

Lo studio è stato condotto su 332 pazienti ed è stato inviato alla rivista specializzata Future Virology. Confrontando i risultati dei test antigenici rapidi con quelli dei test molecolari, effettuati nello stesso laboratorio e dagli stessi infermieri, solo in 151 casi su 249 risultati positivi al tampone classico, l’antigene è stato rilevato dai test rapidi.

Gli altri 98 casi, positivi secondo il tampone molecolare, sono risultati negativi al tampone antigenico. La sensibilità complessiva di questo tipo di test, quindi, secondo lo studio di Altamedica, sarebbe del 61 per cento.

​I limiti di questo tipo di test rispetto al tampone molecolare non sono una novità. I test antigenici, che possono essere eseguiti sotto forma di tampone nasofaringeo o test salivare, non riscontrano il genoma del virus ma la presenza di “proteine di superficie”, gli antigeni. Sono più veloci nel fornire il risultato, quindi, ma meno accurati. “Se la carica virale è bassa – infatti, spiega il sito dell’ospedale San Raffaele di Milano - il test potrebbe risultare erroneamente negativo e non riuscire a rilevare l’infezione anche se è presente”.

A metà novembre il caso era stato sollevato anche da Elon Musk, il milionario fondatore di Tesla e Space X, che forniva più o meno la stessa statistica: su quattro test eseguiti nello stesso laboratorio e dallo stesso operatore, infatti, due erano risultati positivi e due negativi.  

"La novità di questo studio sta nella assoluta correttezza metodologica che, per primo, ha svelato che i limiti già conosciuti sono in realtà estremamente maggiori”, ha spiegato Claudio Giorlandino, direttore scientifico di Altamedica, citato dall’Adnkronos.

Il medico mette in guardia, quindi, sulle conseguenze della scarsa attendibilità di questi test: “L'enorme numero di falsi negativi che questi test, eseguiti in farmacia o in piccoli studi o laboratori, produce è pericolosissimo perché determina nei soggetti negativi un falso senso di sicurezza che induce ad allentare il rispetto delle misure di prevenzione quali il mantenimento della distanza e il rigido utilizzo di mascherine". "Invece purtroppo - avverte - quasi una persona su due che risulta negativa è ancora infettiva, con l'effetto controproducente della diffusione del contagio". 

Per questo, secondo Giorlandino, questo tipo di strumento diagnostico dovrebbe essere utilizzato soltanto “limitatamente al primo controllo di massa in condizioni particolari, per intercettare immediatamente almeno una parte di altamente positivi dove non è possibile attendere le 12 o 24 ore di un test molecolare che necessita di essere trasportato ed eseguito in laboratorio specializzato”.

“Il suo uso – chiarisce - dovrebbe essere limitato nei porti e aeroporti, ma tutti i soggetti negativi debbono comunque essere avvertiti di osservare strettamente le precauzioni per evitare di trasmettere il contagio perché non è certo che non siano portatori".

Diversamente il test rapido di tipo “quantitativo” risulta essere molto più affidabile. Insomma, solo se si risulta negativi ad un tampone molecolare si può “ragionevolmente” stare tranquilli.

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