Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Marcolin (Confindustria Moda): “Riportiamo la produzione in Italia, ma servono incentivi”

© Ernesto RuscioCirillo Marcolin, presidente Confindustria Moda
Cirillo Marcolin, presidente Confindustria Moda - Sputnik Italia
Seguici su
Per superare la crisi del settore, legata alla pandemia, il presidente spiega quali sono le richieste della rappresentanza degli imprenditori e quali sono le priorità su cui puntare.

Il settore della moda Made in Italy è da anni al primo posto tra le attività che promuovo il Paese all’estero e leader nelle esportazioni, ma la crisi pandemica ha colpito duramente le aziende italiane e i mercati di sbocco. Per superare la crisi nell’immediato e sul lungo periodo Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria Moda, ha spiegato in un’intervista a Sputnik Italia quali sono le richieste della rappresentanza confindustriale. Dalla necessità di incentivi per riportare la produzione in Italia alla formazione, dall’innovazione alla digitalizzazione, dal sostegno all’internazionalizzazione fino agli indennizzi per il cosiddetto “ultimo miglio”, che Confindustria Moda è riuscita a fare inserire nel Decreto ristori.

- Dottor Marcolin, il comparto moda è il fiore all'occhiello dell'export italiano. La crisi della pandemia come ha impattato?

- Anche sull’export la pandemia ha avuto un impatto molto duro. Negli anni ci eravamo affermati come il primo contributore alla bilancia commerciale del Paese, ma nei primi sette mesi dal 2020 su questo fronte siamo fra quelli che stanno soffrendo maggiormente, cedendo il -26,4% contro il -14,0% del settore manifatturiero nel complesso. Come mostrano i dati dell’ultima congiunturale, per il 62% delle aziende italiane nessun mercato estero risulta ripartito, e solo un imprenditore su tre segnala un certo dinamismo da parte di alcuni Paesi strategici quali Germania, Francia e Cina. Presidiare il terreno che negli anni abbiamo guadagnato sui mercati internazionali sarà strategico per la ripartenza di tutto il Sistema Paese, per questo come Confindustria Moda siamo fra i firmatari del Patto per l’Export promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

- C'è il rischio che la crisi che si è abbattuta su alcuni marchi italiani possa portare all'acquisto sottocosto di questi marchi da parte di società straniere?

- Il problema è più profondo e va risolto partendo dalle radici. Mi spiego, il nostro tessuto produttivo è composto prevalentemente da piccole e medie imprese, le cui dimensioni non permettono di essere realmente competitive nei mercati globali. “Piccolo e bello” oggi, infatti, non è più sufficiente per crescere e affrontare le sfide della contemporaneità, come quella della digitalizzazione che oggi risulta più importante che mai per poter rispondere con rapidità ed efficienza alle richieste del mercato. A tal proposito è molto importante introdurre strumenti che favoriscano e incentivino la crescita dimensionale delle imprese, attraverso fusioni, aggregazioni o associazioni, in modo che le nostre aziende possano accrescere il proprio patrimonio finanziario ed essere maggiormente in grado di gestire opportunità e sfide.

- Cosa si potrebbe fare per tutelare il Made in Italy?

- Oltre quanto già accennato, valorizzazione del Made in Italy all’estero e crescita dimensionale delle imprese, ci sono almeno altri tre campi su cui è fondamentale agire: reshoring, formazione e ripartenza delle fiere. Andando in ordine, convincere le aziende a riportare la produzione in Italia è strategico sia per rafforzare la nostra filiera e renderla sempre più competitiva globalmente, sia per creare lavoro nel Paese. Tuttavia, le aziende devono essere messe nelle condizioni di fare davvero reshoring e rimanere competitive, dunque bisogna prevedere incentivi e agevolazioni a tal scopo e una riduzione della burocrazia. Questo aiuterebbe ad arricchire ulteriormente il patrimonio italiano in termini di know-how manifatturiero, che va tutelato e valorizzato: proprio a tal scopo bisogna investire nella formazione tecnica, sia quella dei più giovani, per permettergli un ingresso nel mondo del lavoro, sia quella in itinere, per offrire a chi ha già maturato esperienze sul campo gli strumenti per approcciare i temi dell’innovazione, digitalizzazione ed economia circolare su tutti. Come ultimo tema voglio citare il sistema fieristico. Far ripartire le Fiere è di vitale importanza per le nostre aziende, in quando sono un momento strategico per incontrare i buyer internazionali e garantire la continuità del business. Al netto di quella che sarà l’evoluzione della pandemia, sarà importante studiare dei modi per consentire lo svolgimento delle Fiere in sicurezza, attraverso l’attivazione dei corridoi verdi e l’utilizzo di ogni strumento a disposizione.

- Confindustria Moda è riuscita a far inserire i ristori anche per le attività di commercio al dettaglio del settore. Come giudica questo obiettivo raggiunto?

Siamo molto soddisfatti e l’obiettivo raggiunto è di grande importanza. Confindustria Moda rappresenta le imprese e farci carico delle richieste di quello che viene chiamato “l’ultimo miglio” della filiera vuol dire anche tutelare la produzione. Certo, è un primo passo, ma è un segnale del fatto che Confindustria Moda stia acquisendo sempre di più la capacità di ottenere ascolto da Governo e Istituzioni. Confindustria Moda è nata anche per questo, per farsi carico delle richieste e delle problematiche che sarebbero impossibili da risolvere per le singole realtà. Lavorare all’unisono oggi non è solo un modo per crescere, ma l’unico modo per sopravvivere.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала