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La Svezia vorrebbe perseguire i jihadisti di ritorno ma non può per via dell'onere della prova

© Adel HanaI reclutamenti di miliziani jihadisti – ha spiegato Umakhanov – passa attraverso diversi canali e strutture, dalle scuole ai mezzi di comunicazione, fino alle organizzazioni religiose
I reclutamenti di miliziani jihadisti – ha spiegato Umakhanov – passa attraverso diversi canali e strutture, dalle scuole ai mezzi di comunicazione, fino alle organizzazioni religiose - Sputnik Italia
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Attualmente in Svezia sono in corso circa 40 indagini preliminari contro presunti membri del Daesh* rimpatriati per crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità. Finora, quasi nessuno dei jihadisti svedesi è stato processato.

Una donna che andata in Siria si era unita al Daesh, al suo ritorno in Svezia è stata arrestata all'aeroporto di Arlanda di Stoccolma con l'accusa di separazione illegale di bambini. Il suo futuro rimane poco chiaro, ha riferito il quotidiano Sydsvenskan.

"La donna ha portato il suo bambino di due anni e mezzo in Medio Oriente con la scusa di una vacanza in Turchia", ha detto il procuratore della camera Claudio Gittermann della Procura della Repubblica di Helsingborg, sottolineando che il bambino si ricongiungerà al padre rimasto in Svezia.

La donna è poi finita in una città siriana sotto il dominio Daesh e invece delle foto delle vacanze sono apparse fotografie che la ritraggono con un kalashnikov in mano che la stessa ha definito “il mio migliore amico". Anche come sia tornata in Svezia non è chiaro.

Secondo il principale ricercatore svedese sul terrorismo, Magnus Ranstorp del National Defense College, sono in corso circa 40 indagini preliminari contro vari membri del Daesh rimpatriati per crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità.

I crimini legati al terrorismo commessi dai jihadisti rimpatriati sono notoriamente difficili da provare, ha detto Ranstorp, sottolineando che questo vale anche per la donna.

"Se non hai tracce digitali o testimonianze, è molto difficile farla condannare per qualcosa", ha ammesso Magnus Ranstorp all'emittente nazionale SVT.

Allo stesso tempo, ha ammesso che potrebbe essere molto pericolosa.

"Chiunque abbia avuto contatti con Daesh può essere classificato come pericoloso, ma non si può dire esattamente quanto, senza conoscere il suo stato psicologico, le sue convinzioni o cosa abbia fatto esattamente laggiù", ha spiegato Ranstorp.

L'illegittima separazione di cui è sospettata la donna può portarle a quattro anni di carcere, se condannata. Ranstorp ha sottolineato che sarà di interesse per la polizia di sicurezza (Säpo) anche quando sarà libera.

"Faccio fatica a immaginare che ci saranno indagini segrete su di lei, ma sarà comunque tenuta d'occhio", ha detto Ranstorp.

Negli ultimi anni, la Svezia ha prodotto circa 300 "viaggiatori Daesh", come vengono chiamati nel gergo dei media del Paese, una delle percentuali pro capite più alte d'Europa.

Mentre circa la metà di loro è tornata, la nazione scandinava è notoriamente lassista nel punire i rimpatriati. A differenza della vicina Danimarca, che revoca la cittadinanza ai jihadisti, quasi nessuno dei "viaggiatori" svedesi è stato processato per crimini commessi in Medio Oriente a causa dell'onere della prova.

Negli ultimi anni, la stima del numero di islamisti violenti da parte della polizia svedese di sicurezza è decuplicata da circa 200 nel 2010 ai circa 2.000 attuali.

* Daesh (ISIS, ISIL, "Stato islamico") - un'organizzazione terroristica bandita in Russia.

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