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Covid-19, Ippolito: "Chi ha già avuto il coronavirus non deve vaccinarsi"

© AP Photo / Gregorio BorgiaL'ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma
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A Rai Radio 1 il professor Ippolito ha fatto il punto sulle modalità e i tempi della vaccinazione contro il coronavirus in Italia.

Coloro che hanno già avuto il coronavirus non sono tenuti a vaccinarsi contro la malattia. Lo ha riferito quest'oggi a Rai Radio 1 Giuseppe Ippolito, il direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma, chiarendo che questo gruppo di persone dovrebbe piuttosto considerare il controllo periodico del livello degli anticorpi naturali sviluppati.

"Chi ha avuto il Covid non deve vaccinarsi contro la malattia perché ha sviluppato anticorpi naturali, semmai dovrà controllare il livello di questi anticorpi. E quando questi dovessero scendere, si può riconsiderare una vaccinazione", sono state le sue parole.

Ippolito ha quindi chiarito che il vaccino anti-Covid in sperimentazione allo Spallanzani sarà messo a disposizione "all'inizio dell'estate, sempre che tutte le fasi vengano rispettato.

L'esperto ha quindi aggiunto che non bisognerà aspettarsi l'arrivo di tutti i vaccini nello stesso tempo:

"Noi avremo dei vaccini opzionati entro l'estate, perché i vaccini non arrivano tutti insieme e non tutti hanno cominciato le fasi di sviluppo contemporaneamente", ha proseguito.

Basterà vaccinarsi una sola volta?

Ippolito ha quindi definito verosimile l'ipotesi secondo la quale le persone possano essere costrette ad usare "un vaccino diverso dopo essere state vaccinate" una prima volta senza successo:

"Non è il primo caso. Abbiamo avuto esperienze con altri vaccini. Nelle persone che non rispondevano, o si raddoppiava la dose o si usava un altro vaccino. Tutti, alle conoscenze attuali, dovranno fare la seconda dose con lo stesso vaccino. Dopo però, per chi non risponde si farà probabilmente un altro vaccino", ha ancora affermato Ippolito.

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Il professore non si è sbilanciato su un criterio univoco di scelta dei diversi vaccini e si è detto soddisfatto del fatto di poter già avere a disposizione un preparato efficace:

" Siamo già fortunati ad avere un vaccino che ha dimostrato, non su grandissimi numeri, ma su decina di migliaia di persone, di essere in grado di ridurre la malattia. Quando sapremo come la riduce, come rispondono e quale sarà l'mmunità delle singole persone, potremmo iniziare a dire 'questo vaccino è migliore per questa categoria'. Ora è ancora molto presto", ha quindi concluso Ippolito.
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