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Ex Ilva, torna l'acciaio di Stato: oggi la firma dell'accordo

© ArcelorMittal ItaliaL'impianto Mittal di Taranto
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Sul piatto 400-450 milioni di euro per l'ingresso di Invitalia nella gestione della newco, con una partecipazione iniziale al 50% dello Stato.

In giornata arriverà la firma di un nuovo accordo per salvare l'acciaio italiano. Un nuovo patto tra lo Stato e ArcelorMittal per un piano industriale da 8 milioni di tonnellate di acciaio annue e piena occupazione, con l'ingresso di Invitalia nella gestione dello stabilimento di Taranto.

L'accordo eviterà che il gruppo franco indiano eserciti il diritto di recesso, il cui termine è in scadenza oggi tramite una penale di 500 milioni, e metterà la produzione di acciaio sotto il controllo del Ministero  dell'Economia, attraverso l'agenzia per l'attrazione dei capitali gestita da Domenico Arcuri. 

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Nella fase inziale Invitalia entrerà nella compagine societaria per una quota pari al 50% nella governance, con il direttore generale nominato dallo Stato e il consiglio di amministrazione composto da sei consiglieri, tre per parte.

Il nuovo piano industriale dovrà garantire la continuità produttiva e la piena occupazione dei 10.700 dipendenti. 

Ma il nuovo accordo non convince i sindacati, che assieme agli enti locali sono i grandi esclusi dal tavolo delle negoziazioni. Il timore è che, con una capacità produttiva che quest'anno è pari a 3,2 tonnellate, il minimo storico per la produzione di acciaio, l'obiettivo della piena occupazione resterà sulla carta e non servirà ad evitare gli esuberi. 

"Non vorrei che si pensasse che abbiamo fatto una trattativa di un anno con il vincolo occupazionale e zero esuberi con un'azienda privata e che ora si possa trattare gli esuberi con un'azienda per metà pubblica", ha affermato Anna Re-David, segretario generale del sindacato dei metalmeccanici Fiom-Cgil, in occasione dello sciopero del 25 novembre. 

L'impatto ambientale

Polemiche anche sul fronte ambientale con il primo cittadino Rinaldo Melucci in polemica con le decisioni del Governo su Taranto. 

"Finché sento parlare, tutto nella stessa equazione, di rifacimento di altiforni, di piena occupazione dentro allo stabilimento siderurgico, di piani sconosciuti del Governo e persino di sostenibilità ambientale col carbone, mi sento soltanto preso in giro, e con me sicuramente la maggioranza dei tarantini", ha dichiarato il sindaco in una nota pubblicata su Facebook.

Melucci ritiene che una "equazione credibile e trasparente" debba contenere una valutazione del danno sanitario,  un piano di completa decarbonizzazione e riqualificazione o e bonifiche, con un accordo di programma.

"Il Governo dovrebbe spiegarci in fretta - prosegue - che tipo di mandato ha fornito al negoziatore Domenico Arcuri e quali obiettivi il suo accordo si prefigge, soprattutto se questi obiettivi siano orientati realmente alla soddisfazione dei tarantini e alla tutela della vita umana e dell'ecosistema. E chi guiderà, poi, questa nuova fase dell'ex Ilva? Purtroppo, non sono più sufficienti gli annunci sul cosiddetto cantiere Taranto, tutto ha il sapore di un grande palliativo, se il piano è quello di marzo con gli altiforni 4 e 5 ed un solo forno elettrico.

Il malcontento serpeggia nella società civile, con le associazioni ambientaliste che esprimono la propria preoccupazione, per la sparizione delle "parole "green" e "idrogeno" dai proclami del Ministro Stefano Patuanelli". 

"Produrre 8 milioni di tonnellate all'anno di acciaio significherà produrre più di quanto il mercato abbisogna, motivo per cui questo nuovo accordo costituirà una nuova bolla destinata a scoppiare nei prossimi anni, allungando l'agonia del nostro territorio", avverte l'associazione ambientalista Giustizia per Taranto, che chiede l'impiego dei fondi europei "che si intendono ancora sperperare sulla fabbrica vengano usati per risanare il territorio, tutelare i lavoratori e riconvertire Taranto!".

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