Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Covid, il Nyt denuncia errori e ritardi del governo a Bergamo

© Sputnik . Evgeny Utkin Bergamo
Bergamo - Sputnik Italia
Seguici su
Un reportage del New York Times ricostruisce le prime fasi dell'epidemia di Covid nella Bergamasca, la provincia dove si è pagato il costo maggiore in termini di vite umane: "Un’ombra su cui il governo preferisce glissare".

Gli errori dell’Oms, le presunte pressioni degli industriali, i ritardi del governo e la sottovalutazione iniziale della potenziale portata dell’epidemia. È stata questa secondo un lungo reportage del New York Times la scintilla che ha trasformato la Bergamasca in uno dei focolai di Covid più importanti d’Europa.

Tanto che oggi, si legge nello stesso articolo firmato dal corrispondente italiano della testata, Jason Horowitz, gli abitanti dei centri messi in ginocchio dal virus la scorsa primavera sembrano aver raggiunto una sorta di immunità di gregge. Secondo i cronisti del New York Times a pesare sono stati i “giorni perduti” dal governo italiano. “Indicazioni fallaci e ritardi burocratici hanno fatto sì che si siano perse molte più vite del necessario”, scrive il quotidiano della Grande Mela.

Secondo i giornalisti americani il Covid è iniziato a circolare nella provincia già a metà febbraio. Ma le linee guida dell’Oms, che inizialmente stabilivano che i tamponi molecolari dovevano essere effettuati soltanto su chi aveva avuto contatti con la Cina e non con i pazienti che mostravano i sintomi tipici del virus, hanno contribuito al dilagare dell'infezione nelle corsie degli ospedali, come il Pesenti Fenaroli di Bergamo.

Medici ed un paziente - Sputnik Italia
Covid, l'appello dei medici di Bergamo: "non siamo preparati per la seconda ondata"

“Bergamo – scrive il New York Times - è stato uno dei campi di battaglia in cui il virus ha ucciso di più in Occidente, un luogo segnato da sofferenze inconcepibili a cui le sirene delle ambulanze facevano da colonna sonora mentre i medici e gli infermieri dei pronto soccorso staccavano i genitori dai propri figli, i mariti dalle mogli, i nonni dalle proprie famiglie”. Questo, mettono in luce i giornalisti, per una serie di errori e mancanze da parte del governo italiano.

“Perché oltre 3.300 persone siano morte di Coronavirus a Bergamo, una ricca e colta provincia di poco più di un milione di abitanti, con ospedali di altissimo livello, resta un mistero difficile da risolvere, un’ombra su cui il governo – si legge nel reportage - preferisce glissare, mentre illustra con orgoglio il successo dell’Italia nell’arginare la prima ondata dell’epidemia”.

Secondo la ricostruzione del quotidiano statunitense i ritardi nella chiusura della città furono determinati dal pressing della “lobby” degli industriali. Una circostanza che Palazzo Chigi, interpellato dagli americani, ha smentito.

A favorire la diffusione del virus nelle corsie degli ospedali e in seguito in tutta la città, testimoniano i medici interpellati dal New York Times, fu anche la mancanza di tamponi. “Era il nostro problema più grosso”, ricorda uno dei dottori in prima linea al Pesenti Fenaroli.

Ma a Roma, sottolinea il Nyt, “il Presidente Conte esortava a non testare in modo più estensivo, dicendo che i sanitari dovranno seguire i consigli della comunità scientifica, ‘altrimenti finiremo col drammatizzare’ l’emergenza”.

“Il 26 febbraio, con 20 casi registrati a Bergamo, il comitato tecnico scientifico a Roma scrive che non ci sono condizioni che richiedano un lockdown”, scrive ancora il quotidiano americano. La Lombardia, accusano i giornalisti, fu chiusa soltanto l’8 marzo. Dieci giorni che, secondo il reportage del Nyt, hanno fatto la differenza.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала