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La storia della 12enne Anita Iacovelli che protesta contro la DAD

© Foto : Anita IacovelliAnita Iacovelli
Anita Iacovelli - Sputnik Italia
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Dal 6 novembre la regione Piemonte è diventata di nuovo la “zona rossa”. Le attività scolastiche e didattiche si svolgono esclusivamente a distanza, ad eccezione delle scuole materne, elementari e del primo anno della media.

L'indagine realizzata dal Sos Villaggi sostiene che il ritorno a scuola in presenza è stato un momento davvero felice per il 90% dei bambini e dei ragazzi, un rientro affrontato con entusiasmo (50%), nonostante le stringenti misure di sicurezza, verso le quali c'è stata una sostanziale adesione e comprensione (70%).

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Per alunni, secondo l’Organizzazione, la scuola aperta è la migliore opportunità di formazione, ed è il più efficace argine contro le violenze domestiche, la povertà educativa e, più in generale, contro l'aumento delle disuguaglianze che la pandemia in corso non fa altro che esacerbare.

Anche la 12enne Anita Iacovelli, l’alunna di seconda media, condivide questa visione. Anita insieme alla sua compagna di classe Lisa Rogliatti hanno deciso di studiare in strada, davanti alla loro scuola, la Italo Calvino di Torino per protestare contro la Didattica a distanza (DAD) che, secondo loro, non funziona bene e non può sostituire neanche parzialmente la scuola tradizionale. Per maggiori informazioni Sputnik Italia ha raggiunto Anita Iacovelli e sua madre Cristiana Perrone.

© Foto : Anita IacovelliAnita Iacovelli insieme alla sua compagna di classe Lisa Rogliatti
La storia della 12enne Anita Iacovelli che protesta contro la DAD - Sputnik Italia
Anita Iacovelli insieme alla sua compagna di classe Lisa Rogliatti

— Anita, potresti raccontare com'è nata la tua protesta?

— Quando hanno detto che le scuole avrebbero chiuso, mi sono arrabbiata tantissimo e ho deciso di esprimermi in questa maniera. Dal secondo giorno mi ha raggiunto la mia cara amica Lisa e stiamo protestando davanti a scuola per circa due settimane. Ci vado tutti i giorni, faccio le prime due ore di lezioni davanti alla scuola, e poi torno a casa per continuare quelle online. Non mi smetto di protestare finché non riaprono le seconde e le terze medie e poi mi batterò per far riaprire anche i licei.

— Perché non ti piace la DAD? Hai riscontrato qualche difficoltà durante la chiusura di primavera? Secondo te, non è uno strumento efficace che potrebbe garantire il diritto allo studio durante l’emergenza?

— Per me la didattica a distanza non era tanto difficile perché, a differenza di tanti bambini, io avevo una connessione stabile, un computer e un tablet e dei genitori che mi aiutavano. Molti ragazzi invece non hanno tutti questi strumenti a disposizione nemmeno adesso e non hanno neanche gli spazi per fare la DAD.

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Però anche per me è stata una esperienza negativa, non è facile stare davanti a un computer, perché dopo un po’ di distrai e non segui più la lezione. E in classe invece riesco a concentrarmi, ci si studia di più e poi per me è importante interagire direttamente con gli insegnanti e con i compagni senza dover chiedere il permesso per poter parlare.

— In questo momento Torino appartiene alla “zona rossa”. Il governo insiste che il virus sta girando con troppa intensità e colpisce intere famiglie. A tuo avviso, la scuola può comunque essere considerata come un posto sicuro?

— Secondo me si, la scuola è un posto sicuro e non può essere considerata come una fonte di contagio. Stiamo passando tutto il tempo con la mascherina, distanziate, igienizziamo spesso le mani e studiamo con le finestre aperte.

— Sei finita su tutti i tg e ti ha pure chiamato la Ministra dell'Istruzione. Cosa ti ha detto la Azzolina?

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— Mi ha fatto i complimenti perché le è piaciuta la mia protesta e ha detto che provvederà ad aprire le scuole il prima possibile. Spero che dopo il 3 dicembre potremo finalmente tornare a scuola.

— Ti paragonano spesso con l’ambientalista svedese Greta Thunberg. Cosa ne pensi? Vorresti seguire il suo esempio?

— Direi di no, perché il mio obiettivo principale è tornare a fare scuola in presenza.

— E cosa vorresti fare da grande? Ti piacerebbe legare il tuo futuro alla scuola in qualche maniera?

— In realtà non ho ancora un’idea però mi piacerebbe fare qualcosa legato alla politica per ridare alla scuola l'importanza che dovrebbe avere.


La madre di Anita, Cristiana Perrone, è molto orgogliosa di sua figlia e la sostiene con tutto il cuore:

“Già durante il primo lockdown mia figlia ha sofferto molto. Sono contentissima per quello che stanno facendo Anita e Lisa. Nella loro scuola sono le uniche che stanno protestando e questo vuol dire che hanno una consapevolezza, una coscienza molto sviluppata nonostante la giovane età. Vuol dire che credono nei suoi diritti ma io sinceramente non farei un paragone con Greta Thunberg”.
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