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Corte d'appello USA respinge mozione di Trump per brogli elettorali in Pennsylvania

© AFP 2021 / ALEX EDELMANUS President Donald Trump gestures as he addresses supporters during a Make America Great Again campaign event at Des Moines International Airport in Des Moines, Iowa on October 14, 2020
US President Donald Trump gestures as he addresses supporters during a Make America Great Again campaign event at Des Moines International Airport in Des Moines, Iowa on October 14, 2020 - Sputnik Italia
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Trump, che ha accusato i suoi rivali di diffusi brogli elettorali inerenti anche ai voti per corrispondenza in alcuni Stati-chiave, venerdì ha twittato che il candidato democratico Joe Biden potrebbe diventare presidente solo se in grado di "dimostrare che i suoi ridicoli '80 milioni di voti' non sono stati ottenuti in modo fraudolento o illegale".

La Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Terzo Circuito di Philadelphia, in Pennsylvania, ha respinto la richiesta dello staff di Trump di impedire a Joe Biden di essere certificato come vincitore nello Stato, affermando che l'entourage non è riuscito a fornire prove sufficienti a sostegno delle sue accuse.

La richiesta non merita un'ingiunzione per annullare la certificazione dei voti della Pennsylvania, ha indicato la corte, perché le affermazioni dello staff "non hanno alcun merito" e "il numero di schede che contesta specificamente è di gran lunga inferiore al margine di vittoria di circa 81 mila voti". 

Per quanto riguarda le accuse riguardanti brogli diffusi riguardanti schede elettorali giunte per corrispondenza, il tribunale ha stabilito che "buttare via milioni di schede elettorali per corrispondenza sarebbe drastico e senza precedenti, privando del diritto di voto un'enorme fetta dell'elettorato e sconvolgendo anche tutte le votazioni a scrutinio segreto. il rimedio sarebbe grossolanamente sproporzionato rispetto alle sfide procedurali sollevate".

Di conseguenza, il tribunale ha deciso di negare la mozione della campagna per un'ingiunzione in attesa di appello.

Osservatori delle votazioni non richiesti

La sentenza si è espressa anche in merito a due accuse centrali dello staff di Trump relative a sospetti brogli elettorali: l'assenza di accesso per gli osservatori repubblicani al conteggio dei voti e la correzione a mano delle schede elettorali per posta sono state ritenute accuse non valide.

"Le questioni legate alle schede elettorali qui sono regolate dalla legge elettorale della Pennsylvania. Nessuna legge federale richiede osservatori delle votazioni o specifica dove questi debbano vivere o quanto vicini possono essere quando si contano i voti. Né la legge federale disciplina se contare le schede che presentano piccole irregolarità secondo la legge statale o se lasciare che gli elettori se ne curino. Queste sono tutte questioni di leggi statali, riguardo cui noi non siamo competenti", recita la sentenza.

Sentenza che è stata redatta da una giuria di tre giudici guidata dal giudice Stephanos Bibas, che è stato nominato per servire come giudice di circuito degli Stati Uniti nel giugno 2017.

L'avvocato di Trump, Rudy Giuliani, ha discusso il caso di frode in Pennsylvania in un tribunale di grado inferiore la scorsa settimana, citando presunti numerosi brogli nello Stato, e in particolare a Philadelphia. Trump ha attaccato i funzionari democratici di quella città a settembre durante il primo dibattito con Joe Biden, accusando i suoi addetti alle elezioni di "cacciare via" gli osservatori repubblicani delle votazioni e insinuando che "a Philadelphia accadono cose brutte".

"Spero che si tratterà un'elezione giusta. Se lo sarà, sarò d'accordo con l'esito al 100%. Ma se vedrò manipolare decine di migliaia di schede, non potrò accettarlo", disse Trump all'epoca. 
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