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Palestinesi pronti a rinnovare negoziati diretti con Israele

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Israele e Palestina - Sputnik Italia
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I palestinesi sono pronti a rinnovare i negoziati diretti con Israele se si basano sul rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite e dell'Iniziativa per la pace araba, ha affermato il ministro degli Esteri e degli espatriati dell'Autorità nazionale palestinese Riad Malki durante la conferenza virtuale MED 2020.

Malki ha ricordato che la Palestina ha recentemente rinnovato il coordinamento finanziario e di sicurezza con Israele.

"Lo consideriamo un motivo di incoraggiamento per la nuova amministrazione ad andare avanti in quella direzione. Stiamo inviando messaggi chiari non solo all'amministrazione Biden, non solo a Israele, ma anche agli europei e a molti altri, sul fatto che i palestinesi sono pronti ad impegnarsi nuovamente con Israele nel rinnovare i negoziati diretti senza alcuna condizione preliminare, purché tale rinnovo si basi su riferimenti già riconosciuti, ovvero le risoluzioni delle Nazioni Unite e l'Iniziativa per la pace araba, il diritto internazionale etc... per noi su questo dovrebbe basarsi qualsiasi tipo di negoziato futuro", ha detto Malki.

All'inizio di novembre le autorità palestinesi avevano annunciato il ripristino della cooperazione con Israele, incluso il coordinamento nel campo della sicurezza, dopo che era stato sospeso a maggio a seguito dei piani israeliani per annettere territori in Cisgiordania.

Il processo di pace israelo-palestinese è stato a lungo bloccato a causa del rifiuto di entrambe le parti di scendere a compromessi su questioni importanti e di principio per ciascuno. Uno degli obiettivi principali della parte palestinese è ripristinare il confine tra Israele e Palestina dove si trovava prima della Guerra dei Sei Giorni del 1967, con un possibile scambio di territori.

I palestinesi sperano di creare il proprio Stato in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, con Gerusalemme Est come capitale.

Israele, da parte sua, è ostile all'idea di ripristinare i confini precedenti ed è ancora più ostile all'idea di condividere Gerusalemme, che considerano la loro capitale eterna e indivisibile.

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