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Ilaria Chucchi sotto attacco costante: Non siamo ricchi, non abbiamo più soldi

© AP Photo / Luca BrunoIlaria Cucchi
Ilaria Cucchi - Sputnik Italia
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Ilaria Cucchi al processo sui depistaggi successivi alla morte del fratello per i pestaggi subiti dagli uomini dell'Arma dei carabinieri. Mio fratello morto solo come un cane, non abbiamo più soldi, dice.

Costantemente sotto attacco, “insulti e minacce social in quantità industriale”, dichiara l'attivista Ilaria Cucchi durante il processo per i depistaggi seguiti alla morte del fratello Stefano Cucchi.

Spesso ha anche “temuto per l’incolumità mia e della mia famiglia”, afferma Ilaria che a proposito delle accuse di chi insinua che si è arricchita, sottolinea il fatto che i risarcimenti ricevuti sono serviti per pagare gli avvocati, “a vivere, a rimediare ai danno lavorativi di questi undici anni”.

“La nostra situazione patrimoniale è devastante. Purtroppo 11 anni sono tanti. Quei soldi sono serviti per andare avanti e non è rimasto più niente”.

Non ho nulla contro i carabinieri

La battaglia che ha portato avanti non l’ha fatta “assolutamente contro i carabinieri, le forze dell’ordine o le istituzioni. Anzi credo che la mia battaglia è stata anche nell’interesse della parte buona, la stragrande maggioranza, delle forze dell’ordine.”

E qui la signora Ilaria ha sottolineato: “Non c’è nessuna guerra tra la famiglia Cucchi e l’Arma dei carabinieri”.

Non perdonerò mai

“Non perdonerò mai che mio fratello Stefano sia morto tra dolori atroci, da solo, solo come un cane, pensando che la sua famiglia, che sempre c’era stata, lo avesse abbandonato”, sono le parole pronunciate da Ilaria Cucchi al processo in corso contro i depistaggi dei carabinieri messi in atto dopo aver appreso della morte di Stefano Cucchi.

Il caso Cucchi

Stefano Cucchi è morto in un ospedale penitenziario il 22 ottobre 2009 a seguito di un pestaggio subito la settimana prima in caserma per mano di due carabinieri che sono stati condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale a 10 anni dai fatti.

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