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Perché gli americani non lasciano l’Afghanistan?

© AP Photo / Abdul KhaliqIn this July 24, 2016 file photo, a US military personal stands guard during a graduation ceremony for Afghan troops, in Lashkargah, capital of southern Helmand province, Afghanistan.
In this July 24, 2016 file photo, a US military personal stands guard during a graduation ceremony for Afghan troops, in Lashkargah, capital of southern Helmand province, Afghanistan.  - Sputnik Italia
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Sempre la stessa storia: gli americani ritireranno nuovamente le proprie truppe dall’estero. L’amministrazione Trump ha dichiarato ufficialmente la riduzione dei contingenti in Afghanistan e Iraq: tra un paio di mesi nel primo contingente rimarranno 2.500 unità (al posto delle attuali 4.000), mentre nel secondo si passerà da 2.500 a 500.

In verità, anche in passato Trump aveva espresso la sua intenzione di far rientrare tutti gli americani dall’Afghanistan già prima di Natale, ma sin dall’inizio si era capito che si trattava solo di parole al vento. Anche in base all’accordo con i talebani gli americani dovrebbero lasciare l’Afghanistan entro la fine della primavera del prossimo anno.

Ma del resto non è niente di serio, no? Alla fine gli americani non se ne andranno in ogni caso: adesso riducono il contingente, ma poi lo ripristineranno. Gli americani dispongono già di centinaia di basi in tutto il mondo (Washington parla persino di una presenza in 177 Paesi). Cos’è in confronto il rimpatrio di soli 2.000 soldati da 2 Paesi musulmani?

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Ma è proprio questa la questione: non si tratta soltanto della riduzione di un contingente, ma delle premesse che portano alla conclusione della operazione militare più lunga della storia contemporanea, ossia la guerra degli USA in Medio Oriente. La guerra afghana continua da ben 19 anni e al suo culmine il contingente USA contava circa 100.000 soldati. La guerra irachena, invece, è iniziata 2 anni dopo, ma ha avuto una portata maggiore con la presenza di 250.000 soldati solo americani senza contare anche gli alleati. In realtà, i presidenti americani (Bush, Obama, Trump) hanno più volte annunciato la fine di questa missione militare. Ma non sono riusciti a rimuovere completamente le truppe. Perché?

La risposta più semplice (perché non lo vogliono fare) non è corretta. Chi non vorrebbe? Trump stesso voleva rimpatriare gli americani presenti in Afghanistan e ha persino siglato una “capitolazione”, ossia un accordo con i talebani (con la disapprovazione dei collaborazionisti di Kabul). Tutt’oggi queste decisioni a metà strada scatenano l’indignazione sia di Washington sia della NATO.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, già prima della dichiarazione ufficiale del Pentagono, scriveva che “la rimozione rapida delle truppe americane dall’Afghanistan oggi danneggerebbe i nostri alleati e farebbe felici coloro i quali ci vogliono male. Un tale scenario ricorderebbe l’umiliante ritirata degli americani da Saigon nel 1975”.

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È insoddisfatto anche il segretario generale della NATO secondo il quale un rimpatrio troppo rapido delle truppe statunitensi e degli alleati potrebbe “rendere nuovamente il Paese una piattaforma per l’organizzazione di attacchi terroristici”. Non importa che la permanenza di ormai 19 anni delle truppe costituisca il miglior pretesto per effettuare attacchi che prima venivano definiti partigiani, mentre ora sono additati come terroristici. Ma probabilmente il segretario generale fa riferimento all’11 settembre 2001, l’attacco che bin Laden avrebbe organizzato standosene sulle montagne dell’Afghanistan? Ma gli USA, rispondendo a quell’attacco, sono forse riusciti a diminuire le minacce terroristiche? O, al contrario, queste sono aumentate soprattutto in Europa? E le aggressioni contro l’Iraq e il suo conseguente crollo hanno contribuito a ristabilire la pace oppure hanno provocato la morte di centinaia di migliaia di persone e una sequela infinita di guerra, incluse quella siriana e quella contro il “califfato”?

Di particolare rilievo è, però, la reazione dei membri europei della NATO e, soprattutto, della Germania dalla quale Trump è riuscito a ritirare parte del contingente americano. Prendiamo ad esempio un articolo sul sito di Deutsche Welle che reca un titolo propagandistico “Il ritiro delle truppe da Afghanistan e Iraq: una irresponsabile decisione di Trump” e relative conclusioni:
“Lo scoordinato ritiro delle truppe americane è uno schiaffo in faccia degli alleati degli USA. Anzitutto per la NATO che dopo l’11 settembre, per sostenere gli USA, ha attivato per la prima volta il principio di autodifesa collettiva che consente di prestare aiuto a un alleato nel caso di attacco militare ad opera di terza parte. E ora è proprio il presidente USA a violare quella regola ferrea invece di cominciare e terminare insieme l’operazione, invece di entrare e uscire dal Paese insieme. I partner NATO in Afghanistan dipendono dal supporto logistico statunitense. Se il Paese più importante non si attiene agli accordi, la NATO non ha futuro. Trump ritirerà le truppe nonostante i consigli dei suoi generali e dei principali esponenti repubblicani. Perché questa decisione venga ripresa in esame, Biden dovrà dedicarci molte energie. E da qui al 20 gennaio potrebbero succedere ancora molte cose. Dopo la dichiarazione del ritiro delle truppe non vi sono più dubbi sul fatto che Donald Trump non avrà scrupoli nel tentativo di compiacere i suoi sostenitori e mantenerli uniti anche dopo la fine del suo mandato presidenziale”.

Infatti, ritirare le truppe significa non avere scrupoli. La guerra è pace, la pace è guerra. Ma non è forse che l’irresponsabilità di Trump potrebbe far sì che poi gli USA siano costretti a fuggire dall’Afghanistan così come accadde in Vietnam e morirebbero moltissimi validi soldati americani? Ma i berretti verdi lasciarono il Vietnam molto prima della caduta di Saigon e quella guerra costò la vita non solo a 50.000 americani, ma anche a un numero ben maggiore di vietnamiti (ancora oggi non si conosce il numero esatto di vittime).

Militari Usa in Afghanistan - Sputnik Italia
USA annunciano ulteriore riduzione del contingente militare in Afghanistan
A gennaio in Afghanistan rimarranno 2.500 soldati americani, ma verso la fine della primavera dovranno tutti lasciare il Paese. Non potranno rimanere nemmeno i collaboratori delle compagnie militari private che adesso sono nel numero di almeno alcune centinaia di unità. Se gli americani (ossia la nuova amministrazione Biden) violeranno i termini del ritiro delle truppe, i talebani riprenderanno le operazioni militari. E prima o poi (più probabile prima) prenderanno Kabul. Gli americani così saranno costretti a fuggire dall’Afghanistan così come furono costretti a fare in Vietnam. Ma allora la colpa non sarà di Trump, ma di chi desidera prolungare l’occupazione, di coloro per i quali non sono importanti le vite di afghani e americani, di coloro i quali sono contrari a un ritiro organizzato e all’attuazione degli accordi con i talebani. Di coloro i quali pensano che sia possibile occupare a oltranza Paesi stranieri e non si preoccupa del fatto che né gli occupanti né i partigiani vogliono più combattere. Gli uni vogliono andarsene il più rapidamente possibile, gli altri vogliono che gli stranieri se ne vadano e solo la terza forza coinvolta è pronta a versare altro sangue.

Ma questa non ha alcun legame né con l’America né con l’Afghanistan.

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