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Scuole chiuse, Miozzo (Cts): "Si sta consumando un disastro tra le nuove generazioni"

© AP Photo / Alessandra TarantinoLezione in una delle scuole a Roma dopo la riapertura, Italia
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Il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico avverte sui danni psichici e sociali di lungo periodo sui bambini, dovuti alla chiusura delle scuole.

Chiudere le scuole apparentemente è la soluzione più semplice per ridurre la curva e la possibilità di contagio. "Peccato che questa soluzione estrema non prenda in considerazione gli effetti devastanti che provoca sulla popolazione che subisce le restrizioni", avverte il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, intervistato dal Corriere. 

Secondo il professor Miozzo è evidente che “non ci si renda conto del disastro che si sta consumando nelle giovani generazioni" con le scuole chiuse. "Il devastante impatto sulla sfera psichica e sociale - prosegue - non è evidente immediatamente, ma lo sarà nel lungo periodo. Forse bisognerebbe rileggere quello che avevamo suggerito proprio per far sì che le scuole aperte non avessero particolare impatto sulla curva”.

Il rischio di contagio tra i banchi

Il professor Miozzo ritiene che non ci siano evidenze del rischio contagio in classe.

“I dati – spiega – ci dicono che i contagi in età scolastica non sono significativamente diversi da quelli di altre classi di età e non abbiamo evidenze per capire se siano avvenuti a scuola o fuori”.

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In un'intervista a La Repubblica sostiene che sia possibili abbassare il rischio di trasmissione virus a scuola e “con tutte le indicazioni date dal Comitato tecnico scientifico per tempo le scuole sono un luogo sotto controllo. Distanziamento, uso delle mascherine, igiene. Tutti elementi che riducono i rischi. Con le dovute precauzioni e il monitoraggio costante la scuola non è un luogo di rischio, fermo restando che il rischio zero non esiste in nessun luogo e in nessun contesto”.

E' certo, invece, il rischio di danni psicologici o sociali nel lungo periodo.

“Con la didattica a distanza i danni per una generazione, e alla fine per il Paese, sono superiori ai rischi che corriamo riportando i ragazzi in classe”, conclude Miozzo.

Lo scorso settembre, all'inizio dell'anno scolastico, il professor Miozzo si era già espresso a favore della didattica in presenza, affermando che la scuola non è un pericolo o un rischio, ma è l’ambiente più protetto. 

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