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Mercato azionario USA sull’orlo del baratro

© REUTERS / Brendan McdermidBorsa di New York
Borsa di New York - Sputnik Italia
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Gli USA rischiano il default e un calo vertiginoso dei prezzi dei loro asset. Per affrontare la riduzione delle entrate dovuta alla pandemia, le imprese hanno dovuto richiedere ingenti prestiti. È ai massimi storici dagli ultimi 20 anni il rapporto delle passività delle società ad azionariato diffuso rispetto alle loro attività.

I prezzi in Borsa invece aumentano. Oggi Sputnik vi spiega quali minacce pesano sull’economia di questo Paese e del mondo intero.

Speranze in un futuro migliore

Nell’ultimo semestre le società americane sono diventate rapidamente più costose grazie all’attività degli investitori e ai provvedimenti governativi di sostegno economico nell’ambito della crisi pandemica. Prima delle elezioni presidenziali il mercato azionario era in perdita per via del momento di incertezza politica. Ma dopo la comunicazione dell’esito positivo dei test sul vaccino Pfizer gli indici di Borsa hanno subito un’impennata.

Gli investitori sono stati pervasi da un senso di ottimismo e le azioni di molte società hanno registrato un aumento anche considerevole del prezzo. Tuttavia, ammonisce la Fed, il mercato potrebbe crollare in qualsiasi momento. L’ente regolatore sottolinea che si è riusciti a evitare peggioramenti della situazione grazie ai finanziamenti della Fed (è stata immessa sul mercato liquidità in grandi quantità) e grazie ad “altre misure poste in essere per supportare l’economia”.

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Qualora la pandemia perdurasse più di quanto previsto e, soprattutto, nel caso i cui vi fossero ritardi nella produzione e nella distribuzione del vaccino, ci attendono all’orizzonte brutte sorprese. Il rischio maggiore è che venga imposta l’ennesima serrata con la chiusura delle attività e licenziamenti in massa.

Aumento del debito

Il regolatore è particolarmente preoccupato per gli ingenti debiti societari. Le società, infatti, sono state costrette a indebitarsi per sopravvivere al lungo periodo caratterizzato da un calo delle entrate e da un crollo vertiginoso dell’attività economica. Oggi negli USA il rapporto tra debito delle società ad azionariato diffuso e loro attività è ai massimi storici degli ultimi 20 anni. Nello specifico, il settore assicurativo è indebitato a livelli mai visti se non durante la crisi finanziaria del 2008. Particolarmente colpito è stato il mercato degli immobili commerciali, molto sensibile alle restrizioni legate al coronavirus. Si spera davvero che la campagna di vaccinazione di massa possa contribuire a risolvere la situazione.

“In caso contrario i cenni di ripresa economica verrebbero annullati e i mercati finanziari sarebbero sottoposti a un’ulteriore pressione”, si legge nel rapporto della Fed di novembre. “La compresenza di ingenti quantità di crediti attivi nel settore non finanziario da un lato e un basso rapporto costo-efficacia perdurato nel tempo può provocare un’ondata di insolvenza generalizzata e il calo dei prezzi degli asset”.

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Stando ai dati della Fed, le obbligazioni debitorie in materia di investimenti si attestano a 2.250 miliardi di dollari, ossia il 35% sul totale delle obbligazioni societarie. Alla luce di queste condizioni, sottolinea la Fed, il rischio del crollo del mercato azionario è molto elevato.

Alzare i tassi: un rischio

Inoltre, la Banca centrale ha dichiarato che un forte shock sul mercato potrebbe essere determinato dalla perdurante tensione commerciale tra USA e Cina, dall’incertezza geopolitica e dai prezzi degli asset ingiustificatamente alti.  

“Questo scoraggerà gli investitori ad assumersi rischi”, si legge nel rapporto. Alla fine, il crollo degli indici azionari potrebbe rivelarsi anche molto significativo.

Le minacce sono altresì legate alle prospettive di incremento dei tassi di interesse. Dopo la conclusione del ciclo di alleggerimento della politica monetaria, ad avere grandi difficoltà saranno mercato e imprese, ormai sono abituati a denaro a basso costo.

Occhi puntati sui vaccini

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A marzo sui mercati americani c’è stato il maggior crollo mai avvenuto dal 1987. Gli indici Dow Jones, S&P500 e NASDAQ hanno perso circa il 10%, un record negli ultimi 33 anni.

Il miliardario Bill Ackman, fondatore dell’hedge fund Pershing Squar, è convinto: nonostante il clamore relativo ai vaccini, si stanno ripetendo le solite pratiche, i governi devono nuovamente imporre serrate e quarantene. Molte società vengono liquidate. I prossimi mesi saranno i più difficili.

Anche l’investitore multimilionario Jim Rogers ha predetto a breve un crollo delle Borse. Secondo Rogers, le eccessive misure contro la pandemia hanno peggiorato una situazione già critica. Di conseguenza, sono stati accumulati debiti senza precedenti che richiedono un considerevole supporto da parte delle banche centrali.

Solo 2 sono gli scenari possibili: situazioni di insolvenza di massa e/o una svalutazione significativa delle valute dei Paesi debitori. Negli USA l’imminente crollo del mercato azionario sarà il peggiore dalla Grande Recessione, ritiene Rogers.

Uno dei principali fattori scatenanti del crollo della Borsa potrebbe essere anche la situazione relativa ai vaccini, qualora questi ultimi disattendessero le speranze generali. Tra l’altro, sono già sorti dubbi in merito alla loro sicurezza ed efficacia: è deceduto, infatti, uno dei volontari a cui era stato somministrato il farmaco britannico-svedese di AstraZeneca.

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