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Covid, Aaroi-Emac stima per la prossima settimana picco terapie intensive

© AP Photo / Luca BrunoL'ospedale di Codogno
L'ospedale di Codogno - Sputnik Italia
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Il sindacato dei medici di anestesia e rianimazione fa il punto sulla situazione epidemiologica riguardante i numeri delle terapie intensive occupate in Italia.

Il Presidente nazionale di Aaroi-Emac, il sindacato dei medici di anestesia e rianimazione, ha fatto il punto sulla situazione delle terapie intensive in Italia, riferisce Adnkronos.

"Ci pare di poter dire con una certa ragionevolezza che la curva di crescita dei ricoveri in terapia intensiva sta flettendo verso il basso. La crescita è meno ripida, quindi ragionevolmente tra una settimana si può sperare che il numero dei degenti si possa stabilizzare, raggiungendo il picco, e poi scendere. Questo immaginiamo stia avvenendo grazie alle misure dell'ultimo Dpcm" afferma Alessandro Vergallo.

Picco della seconda ondata diverso dalla prima

"Dobbiamo tenere contro che il primo picco, relativo alla precedente ondata Sars-Cov-2, ha avuto una cima più ristretta. Questo secondo picco avrà una cima più larga. Questo perché sulla prima ondata ha agito un lockdown drastico e lungo che ha 'tagliato' velocemente i casi. Mentre oggi le misure sono state, giustamente per salvaguardare l'economia, più morbide e mirate" spiega Vergallo.

Il presidente del sindacato ha poi tenuto a ribadire la posizione di anestesisti e animatori riguardo le dichiarazioni precedentemente fatte dal commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri.

Vergallo: non basta aumentare i letti per creare nuovi posti in terapia intensiva

"Non c'è nessuno tono scandalistico o accusa di trucchi nei confronti di alcune Regioni se diciamo che il numero dei letti di terapia intensiva in più non corrispondono a quelli sbandierati. Al massimo dalla quota pre-pandemia di 5mila letti in terapia intensiva saremo arrivati a 8mila, quindi 3mila in più. Abbiamo forti dubbi quando vediamo inseriti posti letto che vorrebbero rassomigliare ad una terapia intensiva ma sono diversi gradini sotto. Mettere un ventilatore e un monitor accanto a un letto non basta" dichiara Vergallo.

Grazie alla testimonianza di molti colleghi, secondo quanto affermato da Vergallo, numerosi posti letto sono stati aggiunti ma in diversi casi si trattava di far assomigliare i suddetti posti letto a quelli di terapia intensiva, senza essere effettivamente efficaci.

"I letti di terapia intensiva post operatoria (Tipo), hanno qualcosina in meno rispetto alle rianimazioni; le 'recovery room', le zone adiacenti alle sale operatorie sono dei posti ma sono un gradino sotto le terapie intensive. Abbiamo anche la sensazione che vengano inseriti o implementati i letti di sala operatoria che normalmente sono destinati alla chirurgia" precisa Vergallo.

Scuola, impossibile pensare a riaperture senza adeguare i trasporti locali

"In questo momento ipotizzare di riaprire le scuole è un discorso che non può essere fatto se non collegandolo a quello dei trasporti pubblici locali che non mi sembra sia stato risolto. In questa fase cullarsi su un iniziale appiattimento della curva sarebbe un errore madornale. Cerchiamo di imparare la lezione dell'estate quando aver 50 pazienti Covid in terapia intensiva ha fatto pensare che si potesse avere una deregulation totale" ha concluso Vergallo.

Negli scorsi giorni anche il presidente della Siaarti, Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, è intervenuto con un videomessaggio per rispondere alle dichiarazioni di Arcuri relative ai posti in terapia intensiva.

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