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Yerevan fa i nomi dei tre nemici degli armeni nel Nagorno-Karabakh

© REUTERS / STRINGERA view shows a fragment of an artillery shell at the fighting positions of ethnic Armenian soldiers on the front line during a military conflict against Azerbaijan's armed forces in the breakaway region of Nagorno-Karabakh, October 20, 2020
A view shows a fragment of an artillery shell at the fighting positions of ethnic Armenian soldiers on the front line during a military conflict against Azerbaijan's armed forces in the breakaway region of Nagorno-Karabakh, October 20, 2020 - Sputnik Italia
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Il ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan ha detto durante il suo discorso in parlamento che gli abitanti del Karabakh stanno effettivamente combattendo contro tre nemici. Le parole del diplomatico sono state riportate dall'edizione armena di Sputnik.
"Con la Turchia, i mercenari terroristi internazionali e l'Azerbaigian", ha detto.

Il capo della diplomazia armena ha definito la comparsa guerriglieri mediorientali una sfida che minaccia gravi conseguenze. Ha inoltre osservato che i terroristi rappresentano una minaccia per l'intera regione e minacciano tutti i Paesi, non solo i vicini dell'Armenia.

Allo stesso tempo, ha affermato che, secondo Yerevan, Baku ha coinvolto gli islamisti nel conflitto.

In precedenza la portavoce ufficiale del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova aveva affermato che i combattenti del Medio Oriente venivano trasferiti in Nagorno-Karabakh e questa situazione innalzava il rischio di creazione di un'enclave terroristica nella regione transcaucasica.

Escalation nel Nagorno-Karabakh

I combattimenti sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh sono iniziati il ​​27 settembre. Armenia e Azerbaigian si accusano a vicenda di aver riacceso il conflitto, il governo indipendentista filo-armeno della repubblica non riconosciuta denuncia bombardamenti di artiglieria delle forze azere su centri abitati, compresa la capitale Stepanakert. L'Armenia ha dichiarato la legge marziale e - per la prima volta - la mobilitazione generale, sostenendo che Ankara sostiene attivamente Baku. In Azerbaigian è stata invece introdotta una mobilitazione parziale.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia ha dichiarato che fornirà all'Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto sullo sfondo di un altro aggravamento della situazione nel Nagorno-Karabakh.

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