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Nexi e Sia, ufficiale la fusione da cui nascerà colosso italiano dei pagamenti digitali

© AFP 2021 / JEAN-SEBASTIEN EVRARDATM Bancomat
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Nexi e Sia questa si fonderanno in una unica società che formerà il colosso italiano fintech dei pagamenti digitali. Il volume di affari si aggira sui 2 miliardi di euro.

Questa sera domenica 4 ottobre si riuniranno i consigli di amministrazione del processore di pagamenti Nexi spa e Sia spa, per l’approvazione ufficiale del piano di fusione.

Dall’operazione, scrive Il Sole 24 Ore, nascerà una realtà con un valore d’affari che si aggira attorno ai 2 miliardi di euro.

L’accordo è stato raggiunto nelle ultime ore dagli azionisti principali di Nexi, i fondi Bain Capital, Advent e Clessidra e dall’azionista di maggioranza di Sia, la Cassa depositi e prestiti (Cdp).

Nella nuova compagnia Cdp sarà l’azionista con il maggior numero di azioni, pari al 25,001% del totale, mentre i fondi gestiranno quote azionarie inferiori al 25%. Il Gruppo Intesa Sanpaolo, invece, gestirà il 7% della nuova società fintech italiana.

L’acquisizione era considerato un obiettivo strategico nazionale dal governo e da Cdp per potenziare l’infrastruttura dei pagamenti digitali italiana. La nuova società potrà competere con maggiore forza in Europa e porre l’Italia su un nuovo livello nel campo dei pagamenti digitali veloci.

L’evoluzione di Nexi

Dalla fusione di Icpbi e di CartaSì nacque Nexi, società fortemente impegnata nello sviluppo di servizi di pagamento digitali rivolti a commercianti online e offline e a professionisti.

Nexi è oggi una società quotata alla Borsa Italiana con un valore per azione di 16,88 euro (-3,15%).

La valutazione di Sia

Sia, che non è quotata in borsa, viene valutata sui 4,2 miliardi di euro di valore. Ad alzare il valore e anche ad affrettare il processo di fusione, l’estensione dell’accordo tra Sia e Unicredit nella gestione delle carte di pagamento del gruppo bancario italiano, di 200mila terminali POS e di 12mila ATM tra Italia, Austria e Germania.

Il contratto è stato esteso fino al 2036, a fronte di una riduzione delle commissioni per transazione.

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