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Lega punta alla Sicilia, Candiani: "Da domani gli altri partiti si dovranno confrontare con noi"

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Si è conclusa la kermesse della Lega a Catania, una tre giorni in cui si sono succeduti esponenti del centrodestra da tutta italia, per rispondere alla chiamata di Matteo Salvini, in tribunale oggi per il caso Gregoretti.

Centinaia di attivisti della Lega di tutta Italia si sono dati appuntamento a Catania da giovedì 1 ottobre a sabato 3 per la una tre giorni organizzata in concomitanza con l'udienza preliminare del processo Gregoretti, che vede Salvini imputato.

Una "festa della libertà" definita da alcuni la Pontida del Sud, che ha avuto come ospiti esponenti della Lega regionale e nazionale, come l'assessore regionale alla Cultura, Alberto Samonà, il segretario regionale, il senatore Stefano Candiani, i senatori Claudio Borghi, Alberto Bagnai, Lucia Borgonzoni, Gianmarco Centinaio, i deputati Riccardo Molinari, Vania Gava ed esponenti del centrodestra come il presidente della regione Nello Musumeci, l'assessore Ruggero Razza, Marco Falcone, Vittorio Sgarbi e Giorgia Meloni e Antonio Tajani, per sigillare il patto di alleanza del centrodestra.

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Sputnik Italia ha raggiunto il Segretario regionale della Lega, il senatore Stefano Candiani, per avere un commento sulla tre giorni e sulle prospettive politiche del carroccio in Sicilia e al Sud.

— Senatore Candiani, un commento a caldo su questa tre giorni di Catania?

— Stiamo facendo quello che una parte della politica italiana non riesce a fare più, ovvero parlare di politica e soluzioni da dare alla gente per il futuro. Noi facciamo così da sempre, alla Lega viene naturale, qualcuno vorrebbe impedirci di farlo magari costringendoci a parlare del processo e basta, magari descrivendo una Lega che viene a Catania per contrapporsi ai magistrati, non è questo. Noi siamo a Catania assieme a Matteo Salvini che è ingiustamente accusato in questo processo, ma siamo a Catania per parlare dei problemi degli italiani, l'abbiamo fatto in questi tre giorni, parlando di economia, di agricoltura, dei problemi del lavoro, dei problemi della libertà di cultura e di pensiero, insomma parlando dei problemi e dando delle soluzioni.

Ecco questo è quello che vogliamo fare e continuare a fare. Ci sono i limiti che ci vengono imposti e sono i limiti del Covid, i limiti delle distanze, i limiti dei numeri delle persone che possiamo raccogliere. Questi li rispettiamo e stiamo molto attenti, ma non può diventare un bavaglio alla forza di chi vuole fare attraverso la politica e pensare e costruire il Paese per il futuro.

— La Lega nasce come partito settentrionalista, in opposizione con il meridione. Adesso è pronta per radicarsi al Sud? Qual è l'umore dei siciliani che avete trovato?

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— La Lega arriva in Sicilia molto di recente, da un paio d'anni. Matteo Salvini ha dato un respiro nazionale alla proposta della Lega. Quando si dice "Prima gli italiani" si declina un concetto che vale a tutte le latitudini in Italia. Quando siamo in un comune, ad esempio Catania, è giusto che l'attenzione sia prima di tutto a chi vi risiede, al catanese e certamente essere ospitali con tutti gli altri non è in antitesi, ma non si può rinunciare ad essere attenti e dare risposte ai nostri concittadini, per accogliere ad esempio, come nel caso dell'immigrazione, chi non ha alcun diritto ma viene qui e viene poi inserito nel sistema della criminalità o dello sfruttamento. È un concetto quello di rispetto delle persone e del territorio che alla Lega appartiene. "Prima gli italiani" è una declinazione, nel 2020, dei concetti originari della Lega, che valgono a tutte le latitudini e in tutte le regioni d'Italia.

— Questa tre giorni è stata definita la Pontida del Sud. Cosa cambierà da domani?

— Cambierà che gli altri partiti politici si dovranno confrontare con la nostra capacità di aggregare le persone e di parlare di politica. Sento spesso parlare di nuove aggregazioni al centro in funzione delle persone, ma non si parla dei temi. Noi abbiamo parlato dei temi, non abbiamo parlato del partito di tizio o del partito di caio. Ecco questo deve essere un cambio di paradigma per la politica siciliana, dare risposte, e impegnarsi per la gente e soprattutto prendersi impegni e mantenerli.

— Il programma della Lega per la Sicilia?

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— Quello che abbiamo declinato in questi giorni, agricoltura e rispetto del territorio che non può essere messo in antitesi. Penso a Milazzo dove non si possono mettere in antitesi i posti di lavoro con il rispetto dell'ambiente. Penso alla grande possibilità di sviluppo anche infrastrutturale che la Sicilia deve avere. Collegare la Sicilia sia all'interno che rispetto all'esterno non può essere sempre una chimera, o il punto di fuga di politici che non hanno altre proposte.

Parlare del Ponte sullo stretto non può essere un semplice slogan, ma deve essere un collegamento da Trapani e all'Italia del Nord. Ecco questa è la dimensione che vogliamo dare alla Sicilia, una dimensione ad ampio respiro che pensi ai giovani. Non parlare dei giovani, non parlare del futuro, non parlare dei problemi e delle soluzioni, vuol dire rinunciare al futuro.

— Quali sono i numeri di questa tre giorni?

— Siamo riusciti ad aggregare migliaia di persone, c'erano dei limiti, all'interno delle sale c'era addirittura il limite di non superare le 200 persone. Siamo riusciti a metterne 400 su due sale differenti. Abbiamo organizzato anche incontri di piazza come questo, con grande fatica, rispettando le regole, le temperature, le distanze. Ce la mettiamo tutta per fare politica tra la gente senza rinunciare a questo valore costituzionale.
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