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Il comune messo in ginocchio dal Covid brucia i nomi delle vittime

CC BY-SA 3.0 / Ago76 / Albino, Bergamo, Italy
Albino, Bergamo, Italy - Sputnik Italia
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Un grande fuoco per esorcizzare il dolore. Così Albino, paesino della Val Seriana salito all’onore delle cronache la scorsa primavera per essere stato uno dei più duramente colpiti dal virus, ricorda le vittime del Covid.

Un grande fuoco per esorcizzare il dolore. Così Albino, paesino della Val Seriana salito all’onore delle cronache la scorsa primavera per essere stato uno dei più duramente colpiti dal virus, ricorda le vittime del Covid.  

Siamo in provincia di Bergamo, poco lontano da Alzano Lombardo e Nembro. Qui ieri sono state onorate decine di morti che per colpa della pandemia non hanno potuto avere una degna sepoltura. Quasi 200 nomi scritti su fogli di carta e gettati nel braciere acceso che ha illuminato la piazza della chiesa di San Giuliano.  

Prima di essere lanciati nel falò, i nomi dei cittadini di Albino che hanno perso la vita per colpa del Covid, sono stati scanditi da alcune delle 600 persone invitate alla cerimonia. Un rito, a metà tra il sacro e il profano, che si è concluso con la celebrazione della Santa Messa nella chiesa principale di questa cittadina di 18mila anime. Alle vittime di fede musulmana, due uomini di nome Mohammed, invece, è stata dedicata una preghiera islamica. 

​Il braciere rappresenta una “luce di speranza”, ha detto all’agenzia di stampa Agi il sindaco di Albino, Fabio Terzi, in prima linea nei mesi più duri della pandemia. In 150, nel piccolo centro della bergamasca, sono morti soltanto nel mese di marzo. Saranno loro ad “illuminare il futuro della comunità”, ha sottolineato il primo cittadino che parla di atto dovuto, sia nei confronti di chi non ha potuto assistere alle esequie dei propri cari, sia nei riguardi di un'intera comunità straziata dal dolore.  

Una comunità che ieri si è stretta attorno a quel fuoco, simbolo di rinascita, mentre il complesso bandistico del paese intonava ‘Il Silenzio’. Un momento toccante dopo quello dello scorso luglio, quando era stata inaugurata un’installazione artistica in ricordo delle vittime del coronavirus. Decine di sedie verdi sospese a mezz’aria sul corso principale, via Mazzini, per non dimenticare i 197 concittadini morti tra fine febbraio e maggio. Per avere un’idea della portata della tragedia di questo piccolo centro lombardo basta fare il paragone con la mortalità registrata nello stesso periodo dell’anno precedente. Secondo i dati riportati dal quotidiano Il Giorno, nel 2019 i decessi furono 19.  

Con un totale di 107.051 contagiati e 16.960 vittime la Lombardia resta la regione italiana con il più alto numero di casi e morti. Milano, Bergamo e Brescia sono state le province più provate dall'epidemia la scorsa primavera.
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