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Catania, sta bene la donna trapiantata di utero: è la prima in Italia altre attendono

CC0 / Pixabay / Una donna incinta
Una donna incinta - Sputnik Italia
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Portato a termine con successo il primo trapianto in Italia di utero in una donna di 29 anni. La attende un percorso non breve con una fase delicata di 6 mesi. Altre 15 donne sperano.

Riuscito con successo il primo trapianto in Italia di utero, lo ha portato a compimento il Policlinico di Catania e l’ospedale di Cannizzaro.

La donna di 29 anni è stata operata il 21 agosto e ora si può dire riuscito l’intervento di trapianto. Ma ora va affrontata la fase più delicata che è quella del rigetto dell’utero donato da altra donna vivente.

La sperimentazione, perché di ciò si tratta, è stata approvata nel 2018 dal Centro nazionale trapianti ed ha lo scopo di concedere a una donna che non può avere figli per determinati problemi, di averlo.

La donna era affetta da sindrome di Rokitansky, una sindrome congenita che si caratterizza per aplasia congenita dell’utero.

Altre 15 donne in Italia stanno portando a termine l’iter per poter sottoporsi alla medesima operazione.

Il post operatorio

La donna per i prossimi sei mesi dovrà essere monitorata per quanto riguarda i livelli di immunosoppressione e delle eventuali infezioni che tutti i trapianti possono in alcuni casi causare.

Al termine dell’iter e verificato che tutto è andato come programmato, i medici potranno procedere alla fase di fecondazione medicalmente assistita utilizzando gli ovociti della 29enne prima dell’intervento.

Chi può sottoporsi a tale intervento?

Come spiega la Fondazione Veronesi in un articolo di alcuni anni fa, la tecnica è stata inventata in Svezia presso l’Università di Gothenburg seguendo un protocollo ideato da questi medici perché non esisteva letteratura medica.

Di solito sono donne con problemi congeniti a sottoporsi a tale tipo di intervento, o donne affette da carcinoma ovarico che ne ha causato l’isterectomia completa.

Di solito si riceve l’organo da donatore vivente e nei casi svedesi dalle madri.

I casi svedesi hanno dimostrato che a distanza di 2 anni dall’intervento le donne hanno avuto il ciclo mestruale e potenzialmente sono fertili.

Tuttavia manca in esse il collegamento delle tube di Falloppio all’utero e ciò impedisce il concepimento naturale. Per tale motivo si concepisce con la fecondazione assistita.

Il trapianto è oltretutto temporaneo. Al termine le donne sono sottoposte a nuovo intervento di asportazione.

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