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Piera Aiello, testimone giustizia e parlamentare, lascia M5s e accusa Bonafede

© Foto : Facebook / Piera AielloPiera Aiello, la prima donna testimone di giustizia italiana, candidata alla Camera dei Deputati, nel Collegio uninominale di Marsala con il M5S
Piera Aiello, la prima donna testimone di giustizia italiana, candidata alla Camera dei Deputati, nel Collegio uninominale di Marsala con il M5S - Sputnik Italia
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La testimone di giustizia e ora parlamentare Piera Aiello ha deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle e sul ministro Alfonso Bonafede ne ha tante da dire.

Il Movimento 5 Stelle perde un’altra pedina dal suo scacchiere e si indebolisce inesorabilmente. Questa volta a lasciare è una deputata d’eccellenza, Piera Aiello, testimone di giustizia che nel collegio uninominale di Trapani-Marsala aveva ricevuto 80mila voti, di cui 25mila uninominali.

“Ho deciso così di rimettere in discussione la mia vita, tenuta segreta dal lontano 30 luglio 1991, in quanto testimone di giustizia”, così si esprime l’onorevole Aiello su Facebook annunciando la sua fuoriuscita dal M5s.

“Quando mi è stata chiesta la disponibilità alla mia candidatura, ho intravisto la possibilità di portare la mia esperienza di testimone in un’aula parlamentare dove poter esporre le problematiche dei testimoni, dei collaboratori di giustizia e degli imprenditori vittima di racket e di usura.” Racconta la Aiello.

Aiello parla di come si è innamorata del M5s, di Casaleggio e di come ha deciso di entrare a far parte di questa “famiglia”.

Ma entrata a far parte della Commissione Giustizia e di quella antimafia come deputata, la sua testimonianza dopo due anni è molto dura a partire dai vertici del movimento come il ministro Bonafede.

“Ma se ad oggi mi trovo a scrivere tutto ciò è perché, in due anni, di questi ideali non ho visto attuare neanche l’ombra. Per cominciare, in commissione giustizia i deputati sono incaricati di proporre emendamenti o modifiche su qualsiasi proposta di legge avallata o scritta dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dal suo ufficio legislativo. Ma dopo mesi di sedicenti confronti, di tutto il lavoro parlamentare non rimane nulla. È sempre il ministro a decidere tutto e sicuramente non in autonomia, poiché il 90% degli emendamenti portati in commissione e poi in aula vengono bocciati e spesso senza alcuna motivazione valida.”

Il secondo affondo contro Bonafede

“Nella stessa commissione Giustizia alcuni dei componenti sono stati ‘inseriti’ e con incarichi importanti e di responsabilità, non per meriti o per competenze, tanto meno perché addetti ai lavori, ma solo perché uomini del ministro o affini”, accusa la collaboratrice di giustizia Piera Aiello.

A giugno la senatrice Alessandra Riccardi e la deputata tarantina Alessandra Ermellino hanno lasciato il M5S. 

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