Corte Suprema Bielorussia respinge appello di Tikhanovskaya a non riconoscere risultati elezioni

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La Corte Suprema bielorussa ha respinto l'appello di Svetlana Tikhanovskaya a non riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali nel paese.

La Corte Suprema bielorussa ha respinto l'appello di Svetlana Tikhanovskaya a non riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali nel paese, vinte con l'80% dei voti da Aleksander Lukshenko.

In precedenza, Tikhanovskaya, Kanopatskaya e Dmitriev avevano fatto appello alla Commissione Centrale della Bielorussia sui risultati delle elezioni per la più alta carica statale tenutasi il 9 agosto, ma le loro denunce sono state respinte. Successivamente, tre ex candidati si sono rivolti alla Corte Suprema.

Come ha affermato martedì la Corte Suprema della repubblica, è stato deciso di rifiutare di avviare un procedimento sulla denuncia di Tikhanovskaya contro la decisione della Commissione Centrale del 14 agosto. Si osserva che "poiché la Commissione centrale non ha preso una decisione per dichiarare le elezioni non valide, la denuncia di Tikhanovskaya sull'invalidità delle elezioni non è soggetta a esame del tribunale, poiché tali requisiti non sono di competenza del tribunale".

Elezioni presidenziali e proteste in Bielorussia

Il 9 agosto si sono tenute le elezioni presidenziali in Bielorussia. Secondo il Comitato Elettorale Centrale, il capo di Stato, Alexander Lukashenko, ha guadagnato l'80,1% dei consensi, seguito da Svetlana Tikhanovskaya con il 10,12%. L'opposizione non ha riconosciuto questi risultati e la stessa Tikhanovskaya è partita per la Lituania.

Da più di due settimane nel Paese si svolgono proteste non autorizzate contro i risultati delle votazioni. Nei primi giorni, i manifestanti sono stati dispersi, con le forze di sicurezza che hanno usato gas lacrimogeni, idranti, granate assordanti e proiettili di gomma.

Domenica a Minsk e in alcune città della Bielorussia si sono svolte manifestazioni di protesta per il 15° giorno dopo le elezioni presidenziali con i manifestanti che si sono fermati a poche decine di metri dal cordone allestito dalle forze di sicurezza lungo l'intera larghezza del viale nei pressi del Palazzo dell'Indipendenza, residenza del Presidente, continuando a cantare slogan contro l'attuale governo.

Prima che i manifestanti si avvicinassero al territorio adiacente alla residenza presidenziale, due corazzati da trasporto con truppe armate sono giunti sul posto. Il perimetro della Piazza della Bandiera di Stato è stato delimitato da truppe antisommossa. Dopo un po, i manifestanti si sono dispersi e Aleksander Lukashenko è volato verso la sua residenza. È sceso dall'elicottero in un giubbotto antiproiettile e con una mitragliatrice in mano.

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