Speranza, non chiuderemo gli italiani in casa una seconda volta

© Foto : Filippo AttiliIl ministro della Salute Roberto Speranza durante l'incontro con le parti sociali per un confronto sui progetti di rilancio del Paese
Il ministro della Salute Roberto Speranza durante l'incontro con le parti sociali per un confronto sui progetti di rilancio del Paese - Sputnik Italia
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Il ministro della Salute Speranza rassicura gli italiani che non vi saranno altri lockdown nazionali e generalizzati. Ora siamo più pronti a gestire la situazione e le scuole riprenderanno, punto.

Gli italiani possono stare tranquilli, il ministro della Salute Roberto Speranza e il Governo non hanno intenzione di chiudere gli italiani in casa una seconda volta. Molte cose sono cambiate, a partire dalle terapie intensive che prima erano 5.000 e ora sono il doppio, e poi la curva dei contagi. A febbraio-marzo l’epidemia era fuori controllo, mentre oggi viene controllata attraverso un monitoraggio continuo e costante, racconta il ministro intervistato da La Repubblica.

“Lockdown, blocchi regionali, divieto di trasferimenti interregionali. Calma, non ci troviamo in questa situazione”, afferma Speranza.

Speranza quindi rassicura che l’Italia è ora dotata di un servizio sanitario di molto “rafforzato” rispetto alle fasi drammatiche di febbraio e marzo, quando l’Italia ha scoperto in una notte l’incubo del nuovo coronavirus. Quando nella serata tra il 21 e 22 febbraio a Codogno veniva scoperto il primo caso “autoctono” di Sars-CoV-2.

Fase convivenza

Quella che viviamo ora, afferma Speranza, è la “fase della convivenza con il virus”. Dobbiamo prenderci ovviamente dei rischi, ma sono gestibili e dobbiamo sapere che “il tasso zero contagi non esiste”.

Riapertura scuole

Il ministro interviene anche sulla gestione di eventuali contagi a scuola, che assicura riprenderà a settembre.

Se si dovesse intercettare un caso di contagio in una classe, sarà la classe ad essere isolata “ma l’idea di chiudere tutto l’istituto è semplicemente assurda”, dice ancora il ministro Speranza.

Il 14 settembre sarà ovviamente un banco di prova, ma un “Paese democratico ed evoluto non può fare a meno di un bene primario per le generazioni più giovani”.

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