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Pro e contro del nuovo gasdotto nel Mediterraneo orientale

© AP Photo / Yorgos KarahalisEastmed
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Il governo israeliano ha approvato l’accordo quadro con la Grecia e Cipro sul gasdotto nel Mediterraneo orientale (EastMed) che è stato sottoscritto dai ministri dei suddetti Paesi il 2 gennaio ad Atene e prevede l’inclusione dell’Italia nel progetto.

Perché questo traguardo è stato conseguito proprio ora? La decisione di costruire il gasdotto non è forse un tentativo di ostacolare la Turchia nella realizzazione dei suoi piani nel Mediterraneo? Cosa pensano di questo progetto i Paesi arabi e le altre nazioni confinanti nella regione? A queste e altre domande rispondono gli esperti.

© Foto : Υπουργείο Περιβάλλοντος και ΕνέργειαςLa mappa del gasdotto EastMed
Pro e contro del nuovo gasdotto nel Mediterraneo orientale - Sputnik Italia
La mappa del gasdotto EastMed

Tempistiche e benefici

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Israele ha ratificato il progetto circa 6 mesi dopo che i ministri greci, ciprioti e israeliani hanno approvato il relativo accordo. I motivi di questo decorso li ha spiegati Avinoam Idan, esperto israeliano del Centro di studi strategici Chaikin e il Centro di strategia marina presso l’Università di Haifa.

“Instaurare il dialogo tra i Paesi coinvolti richiede molto tempo. Pertanto, Israele si è trovato pronto alla ratifica solo quando sono stati discussi gli ultimi dettagli. Dopotutto si tratta di un progetto che coinvolge più soggetti, pertanto è servito diverso tempo”, spiega l’esperto.

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Relativamente ai vantaggi previsti in esito alla realizzazione del progetto, l’esperto ha aggiunto: “I Paesi che partecipano alla posa del gasdotto intendono investire circa 6 miliardi di euro nel progetto che sarà ultimato solo entro il 2025. Solo allora capiremo a quanto ammonteranno indicativamente i proventi previsti. Inoltre, l’avviamento del gasdotto è una questione fondamentale per alimentare il partenariato strategico nel Mediterraneo orientale. Più concretamente la struttura può essere forse identificata come una risposta alla sfida turca. Tuttavia, la cooperazione economica tra Israele, Grecia e Cipro non è in alcun modo in grado di danneggiare o sfidare la Turchia”.

Problemi di buon vicinato

Nemmeno la procedura di posa del gasdotto è semplice: le frontiere marittime tra Israele e il Libano non sono delimitate, in particolare nell’area offshore del gasdotto potrebbero sorgere dei problemi.

“Da tempo abbiamo proposto a Beirut di effettuare una demarcazione delle frontiere marittime. Infatti, questo risponde sia ai nostri interessi sia a quelli dei colleghi libanesi. Non sono necessari profondi rapporti diplomatici. Non credo che la questione gasiera serva per alimentare uno scandalo. Ma il problema è che la politica libanese è controllata da Hezbollah, dunque è difficile favorire la cooperazione con Beirut in queste condizioni”, osserva Avinoam Idan.

Secondo l’esperto, anche il Libano potrebbe trarre vantaggi dalla cooperazione nell’ambito del progetto sul gasdotto.

“Dopotutto, si tratta di un progetto che presenta vantaggi per tutti. Il Libano ora non sta affatto vivendo un buon momento dal punto di vista economico e potrebbe ripristinare la situazione partecipando alla costruzione e allo sfruttamento del gasdotto”, spiega.

Pressioni sull’Egitto

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A sua volta Ramadan Abu el-Elaa, esperto egiziano di ingegneria petrolifera presso l’Università del Canale di Suez, sostiene che il progetto sia di difficile realizzazione tecnica. Inoltre, vede nel progetto un tentativo di fare pressioni sull’Egitto in modo che quest’ultimo possa scendere a compromessi nelle questioni logistiche e di trasporto del gas nel Mediterraneo.

“Prima di parlare degli svantaggi che il progetto potrebbe rappresentare per l’Egitto, dovremmo capire le possibilità di realizzazione dello stesso. Ricordo che un’idea analoga fu vagliata già nel 2015, ma al tempo intendevano prolungare il tracciato fino a Limisso. Ma il gasdotto si rivelò inefficace dal punto di vista economico. Il tentativo di costruire il presente gasdotto è più simile all’intento di esercitare pressioni sull’Egitto, ossia il principale fornitore di gas nel Mediterraneo ad oggi”, sostiene l’esperto.

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In merito alle pressioni sull’Egitto, l’esperto aggiunge: “Loro trarranno vantaggi economici da questo gasdotto solo se coopereranno con l’Egitto, ossia utilizzando le nostre infrastrutture. In caso contrario, saranno costretti a posare le tubazioni a grandi profondità. Verrebbe a costare molto e sarebbe poco efficiente. Ma Il Cairo non intende rispondere a queste provocazioni allo stesso modo. È fondamentale che vengano proposte condizioni favorevoli”.

Cosa ne pensa il Libano?

Rabia Yahi, esperto libanese del settore petrolifero, ritiene che di per sé un simile progetto è molto strategico perlomeno per soddisfare il fabbisogno di gas dei Paesi del Mediterraneo.

“Se valutiamo esclusivamente l’aspetto economico, il progetto appare altamente strategico. Qualora le tre nazioni che hanno siglato l’accordo riuscissero a convincere l’Egitto a parteciparvi, il gasdotto riuscirebbe a competere in maniera leale con le forniture di gas dalla Russia!”, osserva.

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Ad ogni modo l’esperto libanese ha aggiunto che il Libano dovrebbe instaurare rapporti di cooperazione con la Turchia nel settore energetico alla luce della contingenza geopolitica.

“In realtà sarebbe interessante riesaminare il progetto indipendentemente dalla partecipazione di Israele. Tuttavia, la politica a livello regionale è tale che a Beirut conviene allinearsi con la Turchia. Per il Libano un simile progetto è più sicuro, probabilmente lo è anche l’eventuale cooperazione nell’ambito del Turkish Stream. Inoltre, per adesso ci conviene maggiormente comprare gas russo che gas dalla regione”, spiega.
Dubbi sulla realizzazione

Tuttavia Ioannis Michaletos, esperto greco del settore energetico, ipotizza che la costruzione del gasdotto potrebbe addirittura saltare.

“EastMed è un concorrente del TAP. Se sarà realizzato, potrebbe danneggiare più il TAP che i gasdotti russi. La potenza complessiva preventivata del North Stream e del North Stream 2 si attesta a 110 miliardi di metri cubi l’anno. Dunque, se considerati nel complesso, forniscono gas assai più conveniente e lungo percorsi meno estesi. EastMed non può competere con questi gasdotti”, osserva l’esperto greco.

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Al contempo, l’esperto lascia aperta la possibilità che una crisi globale innescata dalla pandemia possa incidere sulla costruzione di EastMed: “Si registra un calo della domanda e dei prezzi per via del coronavirus. Alla luce degli attuali prezzi questo progetto potrebbe non essere vantaggioso dal punto di vista economico. Non dimentichiamo, infatti, che, se questa situazione economica persisterà a lungo, gli investimenti subiranno un rallentamento”.

A sua volta, Volkan Aslanoğlu, specialista turco del settore energetico, sostiene che la realizzazione del progetto EastMed non sia affatto logica.

“Se consideriamo le particolarità delle tendenze globali sul mercato gasiero e i timori di natura economica ad esse legati, possiamo concludere che questo progetto non sia né logico né realistico. Tuttavia, se l’UE accetterà l’aumento dei costi per migliorare la sicurezza energetica, per diversificare le forniture e per dislocare nella regione delle riserve strategiche, allora il progetto potrebbe essere comunque realizzato. Ma anche in una simile eventualità nel Mediterraneo orientale sarebbe necessario condurre una politica molto decisa. Dopotutto, qui la politica risoluta della Turchia ha permesso al Paese di concludere negli ultimi 5 anni i lavori di trivellazione e di prospezione sismica nell’area. Dimostrare una simile risolutezza sarà per l’UE un vero e proprio banco di prova”, osserva.

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In merito alle ragioni della maggiore attività dimostrata dalla Grecia nel Mediterraneo, l’esperto greco sottolinea: “Cerchiamo di capire perché la Grecia sia così attiva. Ciò è dovuto al bacino dell’Erodoto, il nuovissimo giacimento di gas dislocato a sud-est di Creta. L’Erodoto ha un grande potenziale che il Leviatano non ha mai avuto. Nella regione non sono ancora stati avviati i lavori, ma, grazie all’accordo siglato con la Libia, ora la Türkiye Petrolleri (la società petrolifero-gasiera della Turchia) potrà avviare i lavori di prospezione in quest’area. Sebbene le indagini sismologiche non siano eccessivamente invasive, le operazioni di trivellazione modificheranno inevitabilmente la dinamica dell’area. Infatti, dopo che la Turchia si è approcciata al giacimento a sud di Cipro, la società ENI ha rivisto il progetto di trivellazione poiché non è in grado di garantire la sicurezza nelle regioni in cui la licenza è concessa dalla Repubblica di Cipro. Dunque, i lavori da eseguirsi nelle aree di competenza della licenza sono stati prorogati a data da destinarsi”.

I lavori sul progetto del gasdotto nel Mediterraneo orientale si trovano al momento soltanto alla fase iniziale.

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