Coronavirus, virologo Palù a Sputnik: investire in ricerca e controllare immigrazione clandestina

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In Italia le terapie intensive destinate ai pazienti affetti da Coronavirus si sono svuotate, la mortalità si è ridotta, ma con il Covid probabilmente si dovrà convivere ancora a lungo.

È cambiato anche l’identikit del contagiato, l’età media delle persone infette è diminuita, mentre l’immigrazione clandestina è un pericolo per la diffusione del virus e la nascita di nuovi focolai.

Nonostante il calo di contagi da Covid che si registra con l’arrivo della bella stagione, è presto per abbassare la guardia. Come sostiene il virologo Giorgio Palù “è un virus che rimarrà con noi sicuramente per diverso tempo, come succede con tutti i virus pandemici”. È quindi opportuno trarre la lezione dall’emergenza vissuta per essere preparati in futuro.

In Italia i casi di contagio erano quasi azzerati, ma le ondate di immigrati, fra cui molti positivi al Covid, fanno nascere nuovi focolai e diffondono il virus. “L’immigrazione ha quindi un peso importante nella diffusione del virus, anche perché queste persone arrivano in forma incontrollata, è difficile censirli e fare loro i tamponi”, è quanto sottolinea in un’intervista a Sputnik il virologo Palù.

Se si prolunga lo stato di emergenza nel Paese, è ora di investire quindi in ricerca, in virologia, in salute pubblica e comunicazione. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Giorgio Palù, già presidente della Società Europea di Virologia, fondatore della Società Italiana di Virologia, professore emerito dell’Università di Padova.

— I casi di Coronavirus sono nettamente diminuiti, non vi è più un’emergenza. Professore Palù, in un’intervista lei però ha affermato che dovremo convivere ancora a lungo con il Covid. Ce ne può parlare?

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— È vero che i casi sono diminuiti e che siamo nella fase discendente della curva del contagio, però si stanno riaccendendo tanti focolai in giro per l’Europa: in Francia, in Spagna e in Italia. Si tratta di focolai che hanno un impatto clinico diverso da quello che c’era all’inizio della pandemia, ora vengono colpiti anche i giovani, l’età media è scesa da 65 anni a 35 anni. In larga misura si tratta di asintomatici, non necessitano di ricovero o di terapia intensiva. La mortalità si è ridotta e anche la carica virale è inferiore rispetto a prima.

È il primo Coronavirus pandemico che conosciamo, è un virus che rimarrà con noi sicuramente per diverso tempo, come succede con tutti i virus pandemici. Finora la mortalità del Covid 19 è attorno al 3%, ma questo nei casi diagnosticati, quindi in totale la mortalità si attesterà attorno all’1%. È un virus che non si estingue con l’ospite, è un parassita che cercherà di rimanere con noi magari facendo meno danni possibili. Quando un virus passa dall’animale all’uomo o fa danni irrevocabili oppure si attenuta nella sua virulenza e permane.

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Inoltre stiamo imparando molto in questi mesi, la scienza e la tecnologia sono avanzate molto, si preparano farmaci e vaccini. Abbiamo imparato anche a curare meglio dal Coronavirus, anche nei casi più gravi.

— Quanto pesa l’immigrazione per quanto riguarda la diffusione del virus e la nascita di nuovi focolai?

— In Italia avevamo quasi azzerato i casi verso la fine di giugno, poi hanno ricominciato a moltiplicarsi con oscillazioni, nel 70% si tratta di casi di importazioni. Per quanto riguarda l’Europa vengono dai Balcani, in larga parte le persone infette arrivano dall’Africa, soprattutto dall’Africa sub equatoriale. L’immigrazione ha quindi un peso importante nella diffusione del virus, anche perché queste persone arrivano in forma incontrollata, è difficile censirli e fare loro i tamponi. Inoltre gli immigrati scappano dai punti di raccolta, non sono controllati.

— Lei sta scrivendo un libro sul Coronavirus?

— Sto iniziando a scrivere un libro su quello che ho vissuto, perché il tutto nasce da lontano. Le modificazioni genetiche sui virus sono cominciate agli inizi degli anni 2000 e poi se n’è discusso molto fra i virologi nel 2014-2015.

Ora si parla di una seconda ondata, poi si parla di un morto ogni 15 secondi, ma anche di negazionismo del virus… Di fronte ad un’opinione pubblica frastornata e bombardata da informazioni credo sia giusto ed utile dire una propria verità.

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— Il governo a suo avviso come dovrebbe fronteggiare la diffusione del virus? Quali misure andrebbero prese in autunno?

— Il Parlamento ha dato pieni poteri al Primo Ministro, che ha deciso di prolungare l’emergenza. Questo va fatto però a 360 gradi, il primo ministro deve esercitare i pieni poteri in tutte le direzioni, in primis salvaguardando la carta costituzionale secondo cui prima viene il diritto alla salute dei cittadini. I cittadini sono gli italiani, quindi deve salvaguardare gli immigrati, ma anche controllare l’immigrazione clandestina e questi ingressi, che dal punto di vista sanitario sono pericolosi.

Per estendere le norme riguardanti le mascherine e il distanziamento sociale bastava un decreto del Ministro della Salute. Se proprio vogliamo estendere l’emergenza dobbiamo trarre lezione da quello che abbiamo imparato da questa pandemia.

— Cioè?

— Cominciamo a modificare l’impostazione della sanità pubblica, impostiamo i medici di medicina generale sui presidi territoriali di prevenzione. Invece di far parlare in televisione i virologi che non sono riconosciuti dalla comunità scientifica dei virologi internazionale investiamo in ricerca e virologia.

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Se prolungare l’emergenza significa riorganizzare, ristrutturarci e investire nella ricerca che mettano insieme virologi, fisici, matematici ed economisti per prepararci al futuro questo mi andrebbe bene.

I virus sono l’elemento vitale più diffuso nel nostro pianeta, ne avremo sempre di nuovi. Prepariamoci a conoscerli, non drammatizziamo. Investiamo quindi anche in comunicazione come avviene all’estero, poche persone devono parlare all’opinione pubblica, non 300 persone. La scienza non può essere democratica, è fatta di responsabilità, di cultura e di conoscenza.

— Quindi mascherine e distanziamento sociale rimarranno ancora in autunno?

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— Certo, io manterrei tutto questo. Le dico di più: dovremmo imparare a comportarci in un altro modo, come fanno gli orientali. Evitiamo per esempio la stretta di mano, un’usanza che risale al Medioevo quando sotto la calzatura di ferro si nascondeva un pugnale per uccidere. Quindi si doveva sguainare il guanto per dimostrare la mano nuda, ma con la mano nuda trasmettiamo non solo virus, ma anche batteri e di tutto. Potremmo abituarci all’inchino cinese o ad altri tipi di saluto. Anche con il raffreddore e l’influenza abituiamoci ad indossare le mascherine.

Infine abbiamo smantellato la cultura che era la prerogativa del mondo occidentale. Stiamo negando quello che era il nostro passato in nome del pensiero unico. Torniamo alla filosofia, alla matematica, alla biologia, investiamo in cultura. La gente deve ragionare con la propria testa, non deve essere asservita alla comunicazione di massa.
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