C'è un farfalla in cielo, ripresa per la prima volta da vicino la nebulosa NGC2899

© Foto : ESO/ NEAR CollaborationVery Large Telescope con lo strumento VISIR per la ricerca di pianeti extrasolari da Alpha Centauri. Questa immagine mostra NEAR montato su UT4, con il telescopio inclinato a bassa quota.
Very Large Telescope con lo strumento VISIR per la ricerca di pianeti extrasolari da Alpha Centauri. Questa immagine mostra NEAR montato su UT4, con il telescopio inclinato a bassa quota. - Sputnik Italia
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NGC 2899 è una nebulosa planetaria che si trova nella costellazione delle Vele, a circa 6.500 anni luce da noi. Venne scoperta dall’astronomo e matematico inglese John Herschel nel 1835. Ma nessuno aveva mai visto da ‘vicino’ quanto fosse bella prima d’ora.

Prima dell’invenzione dei telescopi spaziali gli astronomi potevano affidarsi solamente agli osservatori terrestri. Ma come osservare l’altra parte del cielo se tutti gli osservatori europei sono nell’emisfero boreale? Per risolvere questo dilemma nel 1962 venne creato l’ESO - L’Osservatorio europeo australe (European Southern Observatory). Dal 1982 di questa istituzione fa parte anche l’Italia e si occupa, appunto, di studiare l’altra parte del cielo, quella dell’emisfero australe. Tutti gli strumenti di osservazione della ESO si trovano nel nord del Cile, per la precisione nel deserto dell’Atacama, il luogo più arido del pianeta, dove il cielo è sempre limpido e non vi è inquinamento luminoso.

Ed è proprio dall’Osservatorio di Paranal, dove si trova il Very Large Telescope della ESO, che ci arrivano le straordinarie immagini di questa nebulosa planetaria, mai viste in questa risoluzione.

Questo oggetto celeste è composto da due stelle centrali, che si ritiene siano all’origine del suo aspetto quasi simmetrico. Si presume che una di queste due stelle fosse della classe del nostro Sole, cioè una nana gialla che a fine ciclo vitale si sia trasformata in gigante rossa per poi rilasciare i suoi strati esterni di materia prima di collassare su sé stessa.

Il flusso di gas e materia rilasciata dovrebbe essere poi andata ad interferire con l’altra stella ionizzandosi, formando così i lobi di quella che, vista dal telescopio, sembra proprio una bellissima farfalla.

Queste vaste fasce di gas di NGC 2899 si estendono fino a un massimo di due anni luce dal suo centro, brillando vividamente di fronte alle stelle della Via Lattea mentre il gas raggiunge temperature superiori ai diecimila gradi. Le alte temperature sono dovute alla grande quantità di radiazione proveniente dalla stella madre della nebulosa che fa brillare di blu l’idrogeno nella nebulosa e di rossastro l’ossigeno.

Nebulose planetarie

Una nebulosa planetaria è una nebulosa ad emissione costituita da un involucro incandescente di gas ionizzato in espansione, espulso durante la fase finale di vita di alcuni tipi di stelle, come il nostro Sole, che a fine ciclo non esplodono in supernove ma si espandono come giganti rosse. Il termine assegnato a questa classe di oggetti per la verità non è molto appropriato perché non vi è nulla a che vedere con i pianeti. L’equivoco risale al 1780, quando l'astronomo William Herschel, che diede il nome a questi corpi celesti, li ritenne dei sistemi planetari in formazione.

La particolare formazione simmetrica a farfalla è molto rara ma non unica. In realtà è sufficiente che nelle prossimità di una stella che si espanda in gigante rossa vi sia un’altra stella ancora in vita capace di ionizzare il flusso di gas e di materia proveniente dalla prima, per formare nello spazio gigantesche variopinte coreografie. Un’entrata libera in pinacoteca per gli astronomi di tutto il mondo.

Qui sotto NGC 6302, altra nebulosa planetaria, situata nella costellazione dello Scorpione, ripresa in questo caso dal telescopio spaziale Hubble. L'assomiglianza con la farfalla in questo caso, se possibile, è ancora più marcata. NGC 6302 è infatti conosciuta tra gli astronomi di tutto il mondo con il nomignolo di 'nebulosa Bug'.

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