Istat, persi 600mila posti di lavoro da febbraio 2020

© ALDO FERREROIl concept di pala gommata a metano "TETRA" di Case Construction al lavoro
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L'Italia perde 600mila posti di lavoro rispetto a febbraio 2020, e l'occupazione scende ai livelli di metà 2016. Solo le ore lavorate pro capite aumentano a giugno.

Rispetto a febbraio 2020 l’Italia ha perso circa 600mila posti di lavoro, la disoccupazione è risalita all’8,8% (+0,6%) e quella giovanile è balzata al 27,6% (+1,9%).

Tuttavia qualche segnale positivo a giugno si è verificato, continua infatti “il recupero del numero di ore lavorate pro capite”, così come aumenta il numero di persone che si sono attivate per mettersi alla ricerca di lavoro.

I dati però non sono entusiasmanti se li compariamo al mese di giugno del 2019. “Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione hanno determinato un calo rilevante” scrive l’Istat, quantificato in -752 mila occupati, ovvero -3,2%. Una situazione che colpisce gli uomini e le donne e tutte le fasce di età, ad eccezione degli over50 (+102mila occupati).

Occupati al livello del 2016

Per quanto riguarda il numero di occupati in Italia, il 2019 non aveva brillato segnando una allarmante flessione, ma la crisi economico-sanitaria in atto riporta il numero di occupati indietro al terzo trimestre del 2016.

Immobilismo dal 1995

Quest’oggi il Censis ha presentato un focus dedicato alla “lockdown economy” che mostra la situazione allarmante in cui versa la società italiana. Da un punto di vista della competitività siamo fermi "al palo dal 1995", si legge nel rapporto.

Vi sono 2,9 milioni di working poor (di lavoratori poveri) e 3,3 milioni di irregolari. Sono persone che guadagnano meno di 9 euro all’ora e che per tale motivo non possono fare fronte con risparmi accumulati ad eventuali crisi economiche come quella in atto.

Il Censis nel suo focus realizzato per Confcooperative scrive:

“Il crinale di precarietà lungo il quale si muove quasi un milione di lavoratori è il contesto entro il quale si stanno concretizzando le paure degli italiani. Appare diffusa l’opinione che, una volta passato lo stordimento da contagio di questi primi mesi, possa prendere piede quella “rabbia fredda” prodotta da una crisi senza luce in fondo al tunnel”.
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