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Zona vulcanica di Napoli, possibili strategie di evacuazione

© AFP 2021 / Carlos SanchezFumo sul vulcano Popocatepetl, Messico
Fumo sul vulcano Popocatepetl, Messico - Sputnik Italia
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La zona di Napoli, Ischia e Campi Flegrei presenta un altissimo rischio poiché 3 milioni di persone vivono in un raggio di 20 chilometri dal possibile centro dell'eruzione. Non possibile un'evacuazione improvvisa ma suggerita una programmata, oltre a scoraggiare la residenzialità nelle aree di maggior pericolo.

Secondo un nuovo lavoro dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del CNR, pubblicato sulla rivista 'Natural Hazard and Earth System Sciences', della European Geoscience Union, un'evacuazione improvvisa in caso di imminente eruzione sarebbe “né economicamente né socialmente” sostenibile. 

Per questo è suggerita la strategia di un'evacuazione graduale e progressiva e non improvvisa e massiccia, anche a causa dell'attuale inaffidabilità delle previsioni delle eruzioni, efficaci solo nel 20%, 30% al massimo, dei casi. 

"Il costo, in termini di vite umane, di un mancato allarme, è altissimo. Ed il costo, economico ed in termini sociali di un falso allarme, è in questa condizione ugualmente insostenibile”, dichiara Claudia Troise, Primo Ricercatore dell’INGV affiliata al CNR-INO.

Il costo economico di una evacuazione improvvisa di 600.000-800.000 persone (la popolazione della zona rossa flegrea o Vesuviana) sarebbe di oltre 1.5% di PIL (30 miliardi di euro) all’anno.

Renato Somma, Ricercatore dell’INGV affiliato al CNR-IRISS, afferma che "una volta evacuate 600.000-800.000 persone, queste verosimilmente potranno tornare soltanto dopo molti anni, forse decenni, probabilmente mai. Se l’eruzione avviene infatti in tempi brevi, il territorio sarà in buona parte devastato e non ci sarà certezza che non seguiranno altre eruzioni in tempi brevi. Se, invece, l’eruzione non avviene entro un certo tempo, nessuno potrà prendersi la responsabilità, senza alcuna certezza in termini vulcanologici, di riportare quelle aree allo stesso, altissimo livello di rischio precedente”.

Secondo Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca dell’INGV affiliato al CNR-INO, andrebbe scoraggiata la residenza nelle zone rosse, che invece potrebbero essere impegnate per attività come il turismo, il terziario e l’industria sostenibile.

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