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Razzismo, bufera sul post di Matteo Gazzini della Lega

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Bufera sul pensiero del leghista di Bolzano e coordinatore della Lega estera che in un post Facebook ha difeso la libertà del pensiero razzista. Putiferio e contro replica del leghista.

“Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista. Il problema non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea e questo è inaccettabile in una società civile.”

Questa la breve riflessione pubblicata lo scorso 4 luglio da Matteo Gazzini, esponente della Lega di Bolzano.

Si è poi scatenato un putiferio intorno alla sua affermazione culminato oggi con i Deputati del PD che su Facebook hanno scritto:

“Fa rabbrividire la teoria di Matteo Gazzini, coordinatore della Lega negli Usa e già candidato alle Politiche 2018 e alle Europee 2019. La discriminazione razziale e la propaganda razzista sono un barbarie e un reato. Salvini lo dica, con chiarezza, una volta per tutte.”

Ma il leghista non ci sta a passare per razzista e usa sempre Facebook per offrire la sua risposta alle critiche:

“Un mio post riguardante il razzismo e la discriminazione – scrive Gazzini – è stato sapientemente strumentalizzato da persone in mala fede. Tale post voleva provocatoriamente sottolineare che di per sé un’opinione razzista, sebbene deprecabile, non sia reato. Nei paesi liberi esiste la libertà di opinione (art. 21 Cost.) garantita addirittura costituzionalmente.

Sottolineavo invece che il reato scatta quando l’opinione razzista sfocia nella discriminazione o altre condotte illecite, ed oltretutto avevo pure aggiunto che tale cosa era inaccettabile.

Cosa invece preoccupante sono le fake news di odio riguardante un post che invece vuole fare solo ragionare…”, si legge nel suo post.

Il paradosso della tolleranza intollerante

Tuttavia dal paradosso della società tollerante, intollerante nei confronti dell’intolleranza, potremmo non uscirne mai e restare in esso intrappolati.

La Carta costituzionale italiana, però, prima dell’articolo 21, presenta quelli che sono i “Principi fondamentali” della Repubblica italiana. Così all’articolo 3 leggiamo:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
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